Energia

Perché critico il programma M5s-Pd sull’energia. Parla Tabarelli (Nomisma Energia)

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referendum trivelle

Conversazione di Start Magazine con l’economista Davide Tabarelli, fondatore e presidente di Nomisma Energia, sul programma energetico del governo Conte 2

 

Cosa attenderci dal governo giallo-rosso su energia e ambiente?

Qualche indizio su quella che sarà la politica in questi settori si rintraccia nel programma di governo M5s-Pd (qui i dettagli).

Start Magazine avvia una serie di approfondimenti sul tema con analisti ed esperti del settore.

Ecco la conversazione con l’economista Davide Tabarelli, fondatore e presidente di Nomisma Energia.

Professor Tabarelli, al punto 7 del programma di governo si parla di ambiente ed energia. Pd e 5Stelle, in particolare, sostengono che “occorre adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese”. Come intendono farlo, secondo lei?

Credo che, senza parlare del come, bisogna dire che tutto questo è offensivo per le imprese, che hanno creato ricchezza per questo Paese e che già hanno adottato delle misure ambientaliste. Le prassi dell’industria non devono essere adeguate ambientalmente, lo sono già. L’Italia ha una delle normative, in tal senso, più rigide al mondo. E questo crea già dei freni all’impresa, perché è spesso confusa e contraddittoria.

Teme novità negative per le imprese?

Spero che questo nuovo slogan, perché questo è, non si traduca in nuove norme che rendano impossibili gli investimenti. Ma tutto questo c’era da aspettarselo: per definizione, per i 5 Stelle e per una buona fetta degli ecologisti, l’industria inquina. Il nostro sistema di imprese, però, non ha bisogno di nuovi paradigmi, il paradigma ambientale è già applicato e spesso già soffoca il nostro sistema.

Però la tesi iniziale del governo è connaturata ai programmi elettorali di M5s e Pd.

Sì, l’ambientalismo e l’ecologismo sono temi che uniscono le due anime politiche e che nascondono, però, anche un anti-industrialismo, che preoccupa di più.

Nuove norme significherebbero anche nuovi investimenti. E questo potrebbe avere ricadute non solo sulle imprese, ma anche sui cittadini?

Sì. L’esempio più concreto da fare, per spigare questo, è il phase out dal carbone entro il 2025, in anticipo secondo i vecchi programmi. È una misura ambientalista, decisa dagli ex ministri Galletti e Calenda. E’ stato deciso con l’obiettivo del Pd all’epoca di anticipare in qualche modo il Movimento 5 Stelle.

Quale sarà l’impatto sulle bollette?

Uscire dal carbone si tradurrà in un costo pari a 3-4 miliardi di euro che finirà sulle bollette. Enel deve investire per uscire dal carbone e su qualcuno dovrà ricadere il costo dell’operazione. I nostri prezzi dell’elettricità, che sono i più alti al mondo, continueranno dunque a salire.

Nel programma di governo si legge di un fondo destinato alle iniziative imprenditoriali socialmente responsabili. Questo cambierebbe qualcosa?

Ci sono già tantissimi fondi e ci sono già tantissimi incentivi che stiamo già pagando sulle nostre bollette. La riforma del mercato dell’energia elettrica, quest’anno, compie 20 anni, ed è stata fatta, nel 1999, da Bersani. Uno dei punti più qualificanti è proprio quello degli incentivi all’efficienza energetica e alle rinnovabili. Le iniziative nel programma riprendono quelle passate e sono in linea con quanto proposto dai vecchi governi di sinistra.

Sempre al punto 7 del programma, si legge che Pd e Movimento 5Stelle intendono “indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto”. Cosa ne pensa?

Non c’è bisogno della legge per dire che bisogna consumare meno, ma l’economia verde o l’economia circolare ha un costo. “Rifiuto zero” non è cosa realistica, l’Italia esporta rifiuti a Copenaghen, in Germania, bisogna tenerne conto.

Al punto 9 del programma si parla di trivelle: “Bisogna introdurre una normativa che non consenta, per il futuro, il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi. In proposito, il Governo si impegna a promuovere accordi internazionali che vincolino anche i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo a evitare quanto più possibile concessioni per trivellazione”. È una misura che si aspettava da Pd e Movimento 5Stelle?

Voglio prima precisare una cosa: in questo Paese tutto quello che è energia, tutto quello che è infrastruttura non si può fare, indipendentemente dai 5 Stelle, è la gente che non vuole più infrastrutture, che siano queste pannelli, che siano strade, che siano trivelle. Detto questo, la cosa non stupisce.

Perché non la stupisce?

Già prima il Pd aveva fatto capire che si arrivava ad una sospensione di nuove concessioni, ma tutto quello che è in corso e già autorizzato e su cui si devono ancora fare investimenti magari con nuovi buchi, dovrebbe essere completato, per buon senso. Tutto, comunque, è ancora da vedere: anche per le concessioni esistenti è quasi impossibile ottenere permessi per finire i progetti.

Quindi?

Bisogna ricordare, comunque, che l’Italia importa 110 tonnellate di petrolio equivalenti di gas e petrolio su un consumo totale di energia di 173. Siamo tra i Paesi che più importano energia e questo, ovviamente, pesa sulle bollette. Noi abbiamo molte potenzialità e molte risorse, che non possiamo però sfruttare. Permettere di proseguire con le vecchie concessioni è già un miglioramento che lima lo slogan “Notriv” dei 5 Stelle.

Il governo si impegna anche “a promuovere politiche volte a favorire la realizzazione di impianti di riciclaggio e, conseguentemente, a ridurre il fabbisogno degli impianti di incenerimento, rendendo non più necessarie nuove autorizzazioni per la loro costruzione”. È un impegno utile per l’Italia?

Pensare di risolvere il problema rifiuti, in Italia, senza inceneritori è impossibili. É come dire di affidarsi al 100% delle energie rinnovabili. La tecnologia non è pronta. Gli inceneritori al Sud servono ancora. A Bolzano c’è un inceneritore, Trento non li vuole ma porta i suoi rifiuti fuori. No inceneritori è uno slogan che cavalca le paure della gente, per trovare sostegno. Se non vogliamo inceneritori dobbiamo tenerci le discariche, che in alcuni casi sono anche fatte bene.

Che cosa Pd e 5Stelle devono fare a stretto giro per il settore energia?

Tra le cose concrete, c’è da prendere una decisione definitiva sulla transizione al mercato libero, che dovrebbe essere completata entro luglio 2020, ma che negli anni precedenti è stata più volte rimandata. Bisogna vedere se la data resta o meno. Il Movimento 5 Stelle non si era ancora espresso sull’argomento, è possibile che le posizioni dei due gruppi politici possano collidere.

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ECCO I BRANI DEL PROGRAMMA DI GOVERNO M5S-PD SU ENERGIA E DINTORNI; QUI IL PROGRAMMA INTEGRALE

7) Il Governo intende realizzare un Green New Deal, che comporti un radicale cambio di paradigma culturale e porti a inserire la protezione dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale. Tutti i piani di investimento pubblico dovranno avere al centro la protezione dell’ambiente, il progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, la protezione della biodiversità e dei mari, il contrasto ai cambiamenti climatici. Occorre adottare misure che incentivino prassi socialmente responsabili da parte delle imprese; perseguire la piena attuazione della eco-innovazione; introdurre un apposito fondo che valga a orientare, anche su base pluriennale, le iniziative imprenditoriali in questa direzione. È necessario promuovere lo sviluppo tecnologico e le ricerche più innovative in modo da rendere quanto più efficace la “transizione ecologica” e indirizzare l’intero sistema produttivo verso un’economia circolare, che favorisca la cultura del riciclo e dismetta definitivamente la cultura del rifiuto.

9) Massima priorità dovranno assumere gli interventi volti a potenziare le politiche per la messa in sicurezza del territorio e per il contrasto al dissesto idrogeologico, per la riconversione delle imprese, per l’efficientamento energetico, per la rigenerazione delle città e delle aree interne, per la mobilità sostenibile e per le bonifiche. È necessario accelerare la ricostruzione delle aree terremotate, anche attraverso l’adozione di una normativa organica che consenta di rendere più spedite le procedure. Occorre intervenire sul consumo del suolo, sul contrasto alle agro-mafie, sulle sofisticazioni alimentari e sui rifiuti zero. Bisogna introdurre una normativa che non consenta, per il futuro, il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi. In proposito, il Governo si impegna a promuovere accordi internazionali che vincolino anche i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo a evitare quanto più possibile concessioni per trivellazione. Il Governo si impegna altresì a promuovere politiche volte a favorire la realizzazione di impianti di riciclaggio e, conseguentemente, a ridurre il fabbisogno degli impianti di incenerimento, rendendo non più necessarie nuove autorizzazioni per la loro costruzione.

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