Energia

Tap, rinnovabili e hub del gas. Parla il prof. Alberto Clò

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Intervista di Start Magazine ad Alberto Clò, economista, direttore della rivista “Energia” ed ex ministro

 

Più rinnovabili nel sistema energetico italiano e gas come arma geopolitica in mano a Turchia e Russia. Il settore dell’energia, colonna portante dell’economia italiana (e non), ma di cui poco si parla in campagna elettorale, sta vivendo una grande trasformazione, e anche nel documento di Confindustria in vista delle elezioni del 4 marzo ci sono pochi accenni alle politiche energetiche.

alberto-clo-Se nel secolo scorso il petrolio l’ha fatta da padrone, ora toccherà al gas avere un ruolo principe e traghettare il settore verso scelto più green. In questo contesto si inserisce il gasdotto Tap, definito dal numero uno di Snam, Marco Alverà, opera di importanza strategica per l’Italia e per l’intero continente. Di tutto (e non solo) abbiamo parlato con Alberto Clò, economista, direttore della rivista “Energia” ed ex ministro.

Professore, Confindustria in vista del voto propone di creare un assetto di mercato competitivo per favorire lo sviluppo delle fonti rinnovabili superando l’attuale assetto basato su incentivi, di sviluppare modelli di autoproduzione diffusa e un hub del gas per garantire minori costi di approvvigionamento. Condivide?

Partiamo dalle rinnovabili: considerato il crollo dei loro costi e quindi che sono in grado di camminare da sole, non comprendo cosa si intenda col “creare un mercato competitivo” per favorirne lo sviluppo. Hub del gas: il suo sviluppo non dipende tanto da noi quanto dalle decisioni altrui, specie della Germania. La realizzazione del North Stream 2 castrerebbe infatti le nostre opportunità di convogliare il metano verso un Nord Europa già saturo di suo.

Come valuta l’azione di Erdogan contro Saipem 12000? La diplomazia europea e anche italiana non è stata troppo diplomatica?

A essere sinceri non ne ho proprio avvertito la presenza. La Turchia avrà un ruolo sempre maggiore nello scacchiere metanifero verso l’Europa. E cercherà di ostacolare lo sviluppo delle ingenti riserve metanifere nel Mediterraneo che lo attenuerebbe. Con l’Europa anche qui totalmente silente.

Alverà di Snam a Repubblica ha detto: l’Europa ha bisogno di più infrastrutture per aumentare la sicurezza e per ridurre i prezzi. Concorda?

Tre punti. Primo: sviluppo della domanda di gas naturale nel medio-lungo termine che dipenderà da: (a) crescita dell’economia e dei consumi di energia; (b) intensità delle politiche climatiche che gli Stati adotteranno dopo Parigi; (c) livello di penetrazione delle rinnovabili; (d) elettrificazione dei consumi. Gli operatori che investono, rischiando del loro, necessiterebbero di maggiori certezze che solo potrebbero aversi a livello europeo. Ma non mi sembra che ciò avvenga, da cui l’interrogativo: su chi gravano i rischi di mercato?

Il secondo punto?

In una prospettiva di forte crescita della domanda si necessiteranno maggiori infrastrutture, anche se il tasso di utilizzo di quelle esistenti è bassissimo (circa 60% gasdotti, 22% rigassificatori). Ritengo prioritario accrescere questo tasso specie con lo “sbottigliamento” delle infrastrutture dalla Spagna cui Snam lodevolmente sta provvedendo. Terzo punto: sicurezza. Nei fatti, gli Stati europei continuano a ritenere che la costruzione di un mercato unico non rafforzi la sicurezza ritenendo illusoriamente sia meglio far da soli, nonostante la prospettiva di un peggioramento del grado di dipendenza dall’estero. Altro che Energy Union!

Se l’energia a basso costo è il grande motore dell’economia Usa, cosa deve fare l’Ue per essere competitiva su questo aspetto?

Mission Impossible perché l’UE non ha leve su cui agire. Non abbiamo lo shale gas, e vi è comunque opposizione degli Stati a sfruttare le potenzialità che ci sarebbero. Abbiamo prezzi del gas, come afferma Alverà, doppi di quelli americani e dubito che il gap possa ridursi, anche se l’oversupply potrebbe incidervi. Molte centrali nucleari – con costi bassissimi perché ampiamente ammortizzate – chiuderanno nei prossimi cinque anni, con un inevitabile aumento dei costi medi generazione elettrica.

Teme anche lei come Alverà il rischio che i Paesi fornitori dell’Europa si alleino in una sorta di Opec del gas?

No. Il mercato internazionale si aprirà sempre più alla concorrenza. I mercati da regionali diverranno globali. Aumenterà il numero di player e tra questi a dar le carte sarà sempre più l’America. I grandi impianti che sta costruendo aumenteranno in pochi anni le esportazioni si stima di 4 volte, per un ammontare valutato ai prezzi d’oggi di 50 miliardi di dollari. La storia insegna poi che i Cartelli si fanno quando il mercato si contrae e non quando cresce come emerge dall’ottimo recente Global Gas Report 2017 di Snam.

Alverà ha anche detto: il Tap è una priorità assoluta per l’Italia, l’Europa e per l’ambiente. Concorda?

Sì. E’ un investimento privato che aggiunge una linea di rifornimento di metano da un nuovo fornitore, con impatto ambientale quasi inesistente. Non vi sarebbe motivo alcuno per contrastarlo, se non per basse ragioni politico-elettorali. Che la Puglia vi si opponga salvo contemporaneamente gareggiare con altre otto regioni per vincere il bando di gara indetto da ENEA per ospitare un esperimento DTT (Divertor Tokamak Test) nell’ambito del progetto ITER sulla fusione nucleare, sì nucleare!, dà conto di come sia breve il passo dalla tragedia alla farsa.

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