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Economia della sostenibilità: quale via dopo la guerra tra Russia e Ucraina?

Economia Sostenibilità

L’invasione della Russia in Ucraina ci costringe a ridisegnare, nell’emergenza, i piani energetici, senza dimenticarci della sostenibilità. Cosa si è detto a “L’economia della Sostenibilità Esg – Green Finance – Transizione 4.0, Business Talk” di Rcs Academy

 

“Il nostro Paese ha scelto, negli anni passati, di abbandonare il nucleare, spingendo soprattutto sul gas. Abbiamo una produzione che per il 70% è sbilanciata sul gas: non è una novità, è un’economia che si è costruita nel corso dei decenni, degli ultimi 40 anni. Questo fa sì che dipendiamo per circa il 41% dalla Russia: questa guerra colpisce l’economia e tutta la filiera industriale del nostro Paese”.

A dichiararlo è stata Alessandra Todde, viceministro dello Sviluppo Economico, intervenendo a “L’economia della Sostenibilità Esg – Green Finance – Transizione 4.0, Business Talk”, un confronto da Rcs Academy Business School, in cui istituzioni, imprenditori e manager dialogano per tracciare gli scenari prossimi futuri della nuova economia della sostenibilità.

Scenari, però, che l’invasione della Russia nei confronti dell’Ucraina ci costringe a ridisegnare. Trovare energia alternativa a quella che ci fornisce Mosca non solo è un’urgenza momentanea, ma anche un dovere per il futuro.

Quali scelte fare, dunque, nell’immediato?

“Abbiamo esigenza nell’immediato di energia”, spiega il viceministro Todde. “La soluzione veloce potrebbe essere quella di ricorrere alle centrali a carbone che abbiamo ancora in Italia: sono 7 e 5 sono in capo all’Enel. Si potrebbe fare in modo che queste centrali concorrano ad abbattere, aumentando la produzione, il fabbisogno di gas. C’è da dire che molte di queste centrali sono state in parte già smantellate. Va bene anche prendere in considerazione l’ipotesi di produrre più gas nazionale, a patto che i prezzi siano calmierati”, aggiunge Todde.

Non dobbiamo perdere di vista, allo stesso tempo, tutti gli sforzi fatti fino ad oggi in nome della sostenibilità. Ed è per questo che “diversificare le fonti è essenziale” e bisogna puntare maggiormente sulle “energie rinnovabili, accelerando anche la burocrazia e le autorizzazione per i nuovi impianti”.

A fare da eco alle parole del viceministro Todde è Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria per le Filiere e le Medie Imprese.

“La guerra in Ucraina è una tragedia umanitaria, economica e sociale che sta cambiando lo scenario perché ha evidenziato la nostra grande debolezza strategica sulle fonti di alimentazione dell’energia. È evidente la nostra fragilità dal punto di visto energetico, ma questo non deve indurci nella tentazione di abbandonare la transizione ecologica, anzi, deve essere uno stimolo ad accelerarne il percorso”, ha detto Marchesini.

Il vicepresidente di Confindustria per le Filiere e le Medie Imprese ha poi aggiunto: “Tuttavia, è necessario realizzare un grande piano strategico per l’energia, sia a livello europeo che nella sfera occidentale, in senso più ampio. Abbiamo constatato la nostra debolezza in relazione ad alcune fonti e per questo da un lato dobbiamo accelerare con la ricerca e l’utilizzo di quelle alternative e, dall’altro, attivare in maniera provvisoria e per il più breve tempo possibile tutte le fonti energetiche, come ad esempio il carbone”.

“Per realizzare la transizione, le imprese private dovranno investire fino a 1.000 miliardi, secondo il centro studi di Confindustria: l’intenzione e la volontà di procedere ci sono, ma la transizione deve essere giusta ed etica e, vivendo in un mondo globalizzato, occorre muoverci in sincronia. La transizione ecologica produrrà davvero risultati solo se sarà sostenibile anche dal punto di vista economico e sociale’’, precisa ancora Marchesini.

Come si traduce tutto questo? Certamente in interventi che possono far fronte all’urgenza, ma soprattutto in un piano concreto di transizione energetica che punti a diversificare le fonti, investendo nelle energie rinnovabili, con gli ESG che passano da fattore reputazionale a un nuovo modo di fare business.

In questa transizione energetica un ruolo da protagoniste lo svolgono e lo svolgeranno le banche.

“Noi di Unicredit puntiamo a portare più aziende possibili a investire in Esg. L’Italia deve evolvere, utilizzare questo momento di discontinuità e Pnrr per crescere e diventare un driver per la crescita dell’Europa. Alla transizione energetica sono riservati importanti fondi: qui entra in gioco il ruolo della banca, che consapevole dei bandi disponibili, può aiutare le aziende a investire con grandi vantaggi, non solo ambientali e a lungo termine, ma anche finanziari”, ha detto l’ingegnere Niccolò Ubertalli, responsabile di UniCredit Italia.

Emergenza geopolitica a parte, dunque, la strada è tracciata. Alle aziende il compito di sfruttare le opportunità.

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