Energia

Ecco la potenziale bomba a 5 stelle su Ilva

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Le “Mille battute” di Giuseppe Sabella direttore di Think-in, esperto di Industria 4.0 e blogger di Start Magazine, sul caso Ilva

Ilva è e sarà, ancora per molto tempo, un caso delicato, soprattutto a Taranto dove la resistenza non è di natura ambientalista in senso meramente ideologico ma perché, nei fatti, la vita della grande fabbrica è stata molto invasiva per la città dei due Mari e per la comunità che ha pagato pegno con la vita di non pochi martiri civili.

È difficile che l’investimento di Arcelor Mittal possa essere fermato – essendo passato non solo attraverso Anac e Avvocatura dello Stato, ma anche dall’Antitrust Ue – ma che il caso possa conoscere ancora qualche serio contrattempo non lo possiamo escludere, anche per via di qualche promessa fatta dalla politica (in particolare dal M5S) in campagna elettorale e poi non mantenuta, cosa che ha già dato esiti piuttosto lampanti.

Pare, in particolare, che Luigi Di Maio – ora a capo del Mise nonché Vicepremier – si fosse preso l’impegno di intervenire sul dlgs 1/2015 “Disposizioni urgenti per l’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale in crisi e per lo sviluppo della città e dell’area di Taranto” (poi legge in GU il 5 marzo 2015), promossa quindi dal Governo Renzi in tempo di commissariamento di Ilva, il cui articolo 2 comma 6 (secondo alcuni, e secondo anche l’ex procuratore di Taranto Franco Sebastio) garantirebbe l’impunità per i reati contro il territorio al gruppo ArcelorMittal.

Sebastio è l’uomo che per primo ha dichiarato e vinto la guerra contro Ilva, accertando la correlazione tra inquinamento e siderurgico e poi sequestrando l’impianto. Insieme a lui, sono convinti di questo, e promettono di andare avanti nella loro battaglia, Angelo Bonelli, segretario dei Verdi, e Alessandro Marescotti, rappresentante di Peacelink.

Il comma della discordia dice così: “Ai fini della valutazione delle condotte connesse all’attuazione dell’Aia e delle altre norme a tutela dell’ambiente, della salute e dell’incolumità pubblica le condotte poste in essere non possono dar luogo a responsabilità penale o amministrativa del commissario straordinario”. Naturalmente, va considerato il ruolo che oggi l’amministrazione controllata, ovvero il commissario straordinario, continuerà ad avere nell’operazione di bonifica e di recupero ambientale. E che se ciò vale per il commissario, dovrebbe poter valere anche per Mittal.

Secondo Sebastio, Bonelli e Marescotti ciò non sarebbe altro che un salvacondotto: ovvero, se nell’applicazione dell’Aia, e cioè l’autorizzazione ambientale, saranno commessi dei reati, questi saranno abbonati. Bonelli afferma che “esiste un’attività industriale che opera con la garanzia dell’immunità penale: ciò viola la Costituzione”. Ecco perché le associazioni ambientaliste hanno chiesto al giudice che dovrà decidere dell’archiviazione di invocare l’incostituzionalità della norma in questione.

Come la cosa possa evolvere, non è di facile previsione; anche perché, al di là di leggi e accordi, la magistratura non resta indifferente allorquando si verificano agitazioni sociali pesanti. La sensazione è che il caso non sia ancora chiuso. È fondamentale, tuttavia, che si possa giungere ad una tregua, questo nell’interesse della comunità tutta, per il Paese ma anche per Taranto, per cui la restart di Ilva non è una sconfitta ma una grande occasione non solo di rilancio industriale e occupazionale ma anche di recupero ambientale, visto che la metà dell’investimento di Mittal (in tutto circa 5 mld €) va in questa direzione.

Twitter: @sabella_thinkin

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