Energia

Ecco come cambieranno i prezzi nel mercato libero dell’energia. Relazione Arera

di

Besseghini Arera

Numeri, situazione e scenari del mercato energetico secondo la relazione di Stefano Besseghini, presidente Arera (Autorità per energia, reti e ambiente), al Parlamento. A partire dai prezzi del mercato libero dell’energia…

“Possiamo dire che il mercato libero rappresenta la quota prevalente del mercato retail dell’energia con prezzi più bassi per i non domestici, mentre sono più alti (+26%) per i domestici. Serve quindi un intervento Arera ancor più forte per le famiglie verso il libero. Nuovi obblighi di qualità contrattuali, di servizio, ma anche per trasparenza”.

E’ uno dei passaggi della relazione al Parlamento tenuta dal presidente di Arera, Stefano Besseghini,

LA SINTESI

Bollette elettriche in crescita in tutta l’Eurozona, ulteriormente appesantite dalle imposte e dagli oneri di rete in Italia. Consumi di gas in crescita e prezzi italiani più alti della media Ue per i clienti domestici. Quasi 12 miliardi di investimenti nel settore idrico, sostenuti in parte con i 312 euro della spesa media annua della famiglia tipo e in parte con risorse pubbliche, per fronteggiare la perdita media del 43% di acqua dagli acquedotti. Infine, l’universo frammentato dei rifiuti – con oltre 6.500 operatori e 1.334 enti territorialmente competenti – per il quale il Metodo Tariffario introdotto da ARERA sta cercando di introdurre rapidamente trasparenza e costi standard, vista la disomogeneità di trattamento ancora presente nel Paese.

È la fotografia dei dati 2019 per elettricità, gas, acqua e rifiuti scattata da ARERA – l’Autorità di regolazione per l’energia e l’ambiente – e pubblicata nella Relazione Annuale presentata oggi alla Camera ma diffusa già nel luglio scorso.

(QUI LA SINTESI DELLA RELAZIONE)

DOSSIER MERCATO LIBERO

“Delle transizioni che interessano il settore energetico, quella al mercato libero sembra essere una delle più faticose. Il percorso di liberalizzazione del mercato, cominciato nel 2007, pur procedendo costantemente non ha ancora conosciuto il definitivo approdo”. Il presidente di Arera, Stefano Besseghini, nella Relazione al Parlamento si sofferma sul percorso della fine della maggior tutela. “Dal gennaio 2021 il servizio di Maggior tutela cesserà per le piccole imprese, come previsto dalla normativa europea. Cio’ impone la definizione di strumenti di salvaguardia, analoghi a quelli attivati a suo tempo per quei consumatori industriali che hanno ormai completato il passaggio al libero mercato. L’esperienza maturata costituirà poi la base per verificare in che misura il mercato sia pronto a raccogliere la sfida e a fare un salto dimensionale e qualitativo in vista della fine della maggior tutela, nel gennaio 2022, per l’insieme degli utenti domestici, numericamente assai più significativi”. Per il presidente “l’evoluzione del comportamento dei clienti e la progressiva crescita di aziende, in grado di offrir loro servizi di qualità, rendono possibile un graduale completamento del processo”. Ma, aggiunge, “questo comporterà anche l’evoluzione di un settore che – con più di 700 operatori – vede oggi una frammentazione non ascrivibile soltanto ad un aumento della concorrenzialità”. Ma serve attenzione sui prezzi. “Già oggi possiamo dire che il mercato libero rappresenta la quota prevalente del mercato retail dell’energia con prezzi più bassi per i non domestici, mentre sono più alti (+26%) per i domestici. Serve quindi un intervento Arera ancor più forte per le famiglie verso il libero. Nuovi obblighi di qualità contrattuali, di servizio, ma anche per trasparenza”.

LE PAROLE DI BESSEGGHINI

“A breve entreremo nei 25 anni dalla legge istitutiva della nostra Autorità e questa di oggi è una Relazione a suo modo unica – ha sottolineato il presidente dell’Autorità Stefano Besseghini -. Quest’anno, al consueto svolgersi delle considerazioni sui servizi essenziali, quali l’energia, l’acqua, i rifiuti e il teleriscaldamento, dobbiamo affiancare le prime riflessioni sull’enorme impatto della pandemia da Covid-19. Un importante obiettivo dichiarato lo scorso anno da questo Collegio, era l’impegno a sviluppare una regolazione in grado di contribuire alla riduzione dei divari territoriali che nel nostro Paese, purtroppo, caratterizzano l’accesso ai servizi pubblici. L’emergenza COVID19 ha aggiunto nuove sfide a quell’obiettivo. I servizi di pubblica utilità che questa Autorità regola e che hanno garantito la continuità della vita sociale durante la fase di lockdown, sono (e saranno) il fulcro della ripresa delle attività produttive”.

“L’incertezza – ha proseguito Besseghini – è tra i sentimenti più diffusi di questi mesi. Non possiamo ancora parlare di un pericolo superato e la nostra descrizione del futuro è inevitabilmente ricca di condizionali. La grave recessione economica che si è determinata e che dispiegherà i suoi effetti anche nei prossimi anni, impone a questa Autorità di porre, nella propria azione, particolare attenzione agli effetti che i propri interventi possono avere nel contrastare quell’allargamento della forbice sociale che sempre accompagna le fasi di recessione”.

LA META-EMERGENZA DEL COVID

“Volendo usare metafore chimiche potremmo parlare di una ‘meta-emergenza’, un processo di transizione ad una fase più complessa di quella dalla quale proveniamo. Non siamo tornati alla normalità precedente, non siamo più nella fase acuta dell’emergenzae non siamo ancora approdati ad un nuovo tipo di normalità. Dal punto di vista dell’Autorità è ‘normale’ un contesto in cui le previsioni della regolazione possano applicarsi con tempi certi. È normale il bilanciamento ottimale tra la tutela dei consumatori e la necessità, per gli operatori, di veder garantitele regole sulle quali programmare gli investimenti necessari alla qualità del servizio. È quindi possibile una regolazione normale, ordinaria, in tempi di meta-emergenza?”, ha sottolineato il presidente dell’Autorità aggiungendo che l’organismo ha scelto di adottare una risposta “di natura operativa”, “sin dalle fasi iniziali dell’emergenza” utilizzando anche “livelli di intervento differenziati, attivati anche grazie alla diretta collaborazione degli stakeholder, i quali hanno dimostrato di rispondere con grande senso di responsabilità alle sollecitazioni dell’Autorità”.

IL TEMA DELLA NUOVA REGOLAZIONE DEI RIFIUTI

“Se non avessimo dovuto confrontarci con le criticità legate al COVID19, questa relazione annuale si sarebbe senz’altro aperta con il tema della nuova regolazione del settore dei rifiuti. Come annunciato lo scorso anno il processo di regolazione dei rifiuti si è compiutamente svolto nel corso del 2019 ed il primo Metodo Tariffario Rifiuti è stato rilasciato il 31 Ottobre 2019 con la delibera 443, accompagnato dalle prime regole per la trasparenza delle informazioni agli utenti introdotte dalla delibera 444 – ha chiarito Besseghini -. A circa un anno dall’avvio dell’Anagrafica Operatori del settore (luglio 2019) risultano iscritti oltre 6.500 soggetti: nell’88% dei casi si tratta di gestori-Enti Pubblici. L’implementazione dell’Anagrafica ha consentito anche di avviare una prima mappatura degli Enti Territorialmente Competenti che, ai sensi della regolazione dell’Autorità, sono i soggetti responsabili della validazione del Piano Economico Finanziario e della trasmissione all’Autorità medesima delle determinazioni tariffarie di pertinenza. In particolare, a conferma della complessa frammentazione della governance di settore, si rileva un numero ridotto di Enti di Governo dell’Ambito (49), a fronte di un numero molto elevato (1.893) di Enti Territorialmente Competenti (il 98% di tali Enti coincide con i Comuni)”.

“L’Autorità, nell’ambito delle proprie competenze e alla luce del rinnovato sistema di regole, ha avviato la raccolta degli atti adottati dalle Amministrazioni competenti, corredati dalle necessarie informazioni economiche e tecniche” e “ha già avviato le necessarie verifiche istruttorie”.

IL SISTEMA ELETTRICO

“Questo periodo di crisi, con una riduzione sostanziale della domanda di energia, ha esposto il settore energetico ad una sollecitazione senza precedenti – ha evidenziato il presidente di Arera -. Ci ha offerto la possibilità di evidenziare gli elementi più critici di un sistema che evolve verso un mix energetico con elevata presenza di rinnovabili elettriche e con la conseguente necessità di garantirne la stabilità. Si tratta di una situazione nuova, rispetto alla quale il settore elettrico non è ancora completamente attrezzato. (…) La bolletta elettrica riflette molto di quello che accade nei mercati all’ingrosso. Tra gli andamenti, oltre quello della materia prima, quello del dispacciamento, nel quale il gestore della rete approvvigiona tutte le risorse per mantenere in equilibrio il sistema. L’assetto concorrenziale del mercato del dispacciamento è strutturalmente critico, in particolare nel Mezzogiorno, ma lo scenario di prezzi bassi che ha caratterizzato il primo semestre di quest’anno ha esacerbato situazioni nelle quali possono presentarsi opportunità, per gli operatori, di esercizio del potere di mercato. L’Autorità ha completato uno specifico monitoraggio del dispacciamento e in esito a questo ha formulato indicazioni per Terna e avviato un’analisi dei comportamenti tenuti dagli operatori. (…) Il sistema elettrico si confronterà a breve con scelte importanti, come l’uscita dal carbone al quale si è cominciato a dare una risposta, ancorché parziale, con le prime aste della capacità. Sarà necessario in prospettiva attrezzarsi con analoghi strumenti, ma anche avviare una riflessione su quale sia il modello di mercato più adeguato alla gestione di un sistema elettrico in cui la disponibilità dei servizi ancillari è destinata a divenire sempre più un fattore chiave”.

IL PREZZO DELL’ENERGIA E GLI ONERI FISCALI

Besseghini ha richiamato due elementi dalla Relazione Annuale sullo Stato dei Servizi pubblicata a luglio: il processo di allineamento dei prezzi dell’energia alla media Europea e il peggioramento della qualità della trasmissione e della distribuzione elettrica in alcune performance, apparentemente in contrasto con lo sviluppo della digitalizzazione e i pur importanti investimenti in innovazione. “Appare superfluo richiamare l’effetto del costo dell’energia sulla competitività di un Paese e appare solo una magra consolazione statistica il fatto che, anche con variazioni, i prezzi per i clienti industriali in Germania rimangano superiori a quelli italiani – ha detto il presidente dell’Authority -. Analoga situazione si registra per i prezzi del gas, con caratteristiche differenti nelle diverse categorie ma con un andamento medio in sostanziale peggioramento. In entrambi i casi questo andamento, emerso negli ultimi due anni, si è accompagnato a significative variazioni delle modalità di rilevamento statistico e ad importanti passaggi normativi. È prematuro svolgere un’analisi delle cause ma il fenomeno va tenuto sotto osservazione. Certamente la componente di tasse ed oneri ha un ruolo prevalente. Il contributo rilevante delle componenti fiscali e parafiscali nella formazione del prezzo dell’energia elettrica è oggetto di dibattito ormai da anni. La crescita degli oneri generali di sistema e la serie di sentenze che hanno determinato una disarticolazione della catena di responsabilità che ne garantiva l’esazione rendono oggi urgente un intervento risolutivo, che possa riconciliare i diversi interessi in gioco, facendo salva la chiara finalità degli oneri stessi. Questa Autorità, in numerose occasioni, ha segnalato la possibilità di procedere alla parziale fiscalizzazione di tali oneri, sfruttando la maggiore selettività della componente fiscale nell’intercettare la capacità di reddito, del quale il consumo elettrico è solo una approssimazione spesso non particolarmente efficace. Andrebbe valutata la possibilità di destinare – nelle modalità e negli importi coerenti con altre necessità – una parte delle risorse che si stanno approntando per la ripresa economica alla trasformazione energetica e alle direttrici evocate nel Piano Nazionale Energia Clima”.

“Si è rivelata efficace, in tal senso, l’azione coordinata tra istituzioni sulle bollette elettriche delle piccole attività industriali, artigianali e commerciali. La riduzione, per un trimestre, delle componenti fisse delle tariffe di trasporto, distribuzione e misura e degli oneri generali, ha consentito di limitare gli effetti del lockdown su 3,7 milioni di utenze non domestiche. Un intervento di finanziamento straordinario da parte del Governo, transitato sul Conto Covid presso CSEA, che ha permesso una rapida riduzione delle bollette senza pregiudicare l’equilibrio dei conti. Un intervento analogo, straordinario e strutturale, orientato al finanziamento di investimenti incrementali, necessari per il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità energetica e ambientale(quali ad esempio la decarbonizzazione degli usi termici o lo sviluppo di una nuova capacità di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili),potrebbe inserirsi negli attuali meccanismi di raccolta ed erogazione dei fondi, consentendo di non aumentare gli oneri generali di sistema caricati in bolletta e dunque il costo dell’energia per le imprese e le famiglie italiane. Interventi di questo tipo aiuterebbero, peraltro, a restituire centralità alle voci in bolletta propriamente riconducibili alla fornitura, nonché a semplificare il sistema di esazione, con un ripristino della filiera delle responsabilità e in ultimo, non in ordine di importanza, a dare maggior trasparenza al processo di liberalizzazione del mercato elettrico, rendendo più facilmente comparabili le offerte delle diverse centinaia di venditori”.

LA SFIDA DELLA TRANSIZIONE ENERGETICA: GARE GAS TEMPI ANCORA LUNGHI

“La transizione energetica è oggi il grande tema del settore. I rapidi cambiamenti indotti dalla innovazione tecnologica, ma anche da nuovi assetti normativi, rendono sempre più critico valutare la configurazione infrastrutturale da perseguire, soprattutto in questa fase, in cui gli elementi transitori sono ancora prevalenti rispetto alla definizione di un nuovo assetto”, ha ricordato Besseghini spiegando che il tema delle gare gas “offre, da questo punto di vista, una particolare sfida. A tredici anni dalla norma che ha introdotto le gare d’ambito, va pragmaticamente riconosciuto che i tempi della loro implementazione saranno ancora lunghi. Questa Autorità ha proposto interventi per semplificarne ed accelerarne lo svolgimento e ha promosso una regolazione in grado di favorire almeno uno degli effetti che lo svolgimento delle gare potrebbe determinare: una progressiva spinta alla aggregazione degli operatori”. A tale proposito è utile soffermarsi su un’osservazione generale, ha proseguito il presidente di Arera: “La difficoltà insite nel ricorso allo strumento della gara per determinare l’assegnazione di una concessione di distribuzione gas, in caso di evidente difficoltà di valutazione degli assets e nel contemperare gli interessi del concedente e del consumatore finale. L’aspetto risulta ancora più critico nelle situazioni in cui la lunga durata della concessione (ad esempio nel caso delle concessioni idroelettriche) o la specificità del settore (come appunto nel settore gas, con le potenziali evoluzioni in termini di utilizzo della infrastruttura) rendono ancora più marcata l’asimmetria. Tra i possibili esiti di questa situazione c’è un sostanziale blocco di alcuni investimenti nei settori interessati, per l’inevitabile incertezza che si determina.Nell’affrontare la questione, in particolare nel caso delle gare gas, appare importante da un lato evitare pericolose semplificazioni che pregiudichino il lavoro fatto, ma dall’altro vanno messe a punto soluzioni per evolvere verso gli obiettivi attesi.È necessario intervenire rapidamente per permettere lo svolgimento delle gare, ma soprattutto è bene capitalizzare per tempo le esperienze maturate, anche in vista del riassetto delle concessioni di distribuzione di energia elettrica previste dal DL 79/99”.

L’ESEMPIO DELLA SARDEGNA

“Un chiaro esempio delle difficoltà che si incontrano nelle scelte di sviluppo delle infrastrutture nell’attuale fase storica, è rappresentato dalla situazione della Sardegna, rispetto alla quale l’Autorità sta lavorando-in coordinamento con le altre istituzioni coinvolte-per garantire che tale sviluppo rispetti i criteri di efficienza, le necessità dei consumatori e della crescita industriale eche sia il più possibile allineato con gli obiettivi previsti nell’ambito del processo di decarbonizzazione. Si tratta di un’opportunità che dovremo essere in grado di cogliere”, ha spiegato Besseghini.

IL LIBERO MERCATO

“L’Autorità è impegnata nel completamento di importanti riforme relative ai mercati del bilanciamento e al settlement, che incidono direttamente sugli operatori del mercato all’ingrosso delle filiere del gas e dell’energia elettrica, contribuendo ad aumentarne la trasparenza e a rimuovere le residue barriere all’ingresso, supportando così lo sviluppo del mercato retail. Già oggi possiamo dire che il mercato libero rappresenta la quota prevalente del mercato retail dell’energia”, ha chiosato Besseghini.

COSA CI ASPETTA PER IL FUTURO

“Con uno sforzo notevole ed una comunità di intenti imprevedibile sino a poco tempo fa, l’Europa ha saputo trovare un punto comune nella identificazione di importanti risorse da mettere a disposizione di una fase di ripartenza. Una ripartenza che non potrà prescindere dalla sostenibilità – ha sottolineato Besseghini -. Questo conduce naturalmente al tema dell’innovazione, tema ineludibile in qualunque programma di rilancio dell’economia, cui l’Autorità ha riconosciuto particolare rilevanza offrendo agli operatori di ogni settore la possibilità di sviluppare iniziative esplorative. (…) L’Autorità non intende e non potrebbe certo sostituirsi alle politiche di ricerca e sviluppo dei singoli operatori, ma può creare il contesto favorevole affinché la proposta di soluzioni innovative di sistema sia uno dei terreni di confronto con e tra gli operatori. L’attivazione di una specifica iniziativa di raccordo e scambio di informazioni tra gli stakeholder rappresentati nell’Osservatorio per la Regolazione eRSE (Ricerca sul Sistema Energetico) è un esempio concreto con il quale l’Autorità favorisce il rapido trasferimento al mercato di progetti innovativi”.

“La qualità dei servizi, il diritto all’accesso, la tutela degli utenti con particolare attenzione alle fasce deboli, l’efficienza delle gestioni e l’ottimizzazione delle risorse economiche ed ambientali, richiedono uno sforzo maggiore del passato. Anche rispetto a dodici mesi fa. Oggi il settore rifiuti è una delle sfide centrali per il Paese. Non è solo uno dei servizi indispensabili al corretto funzionamento delle nostre comunità locali, ma è l’anello di chiusura della catena dell’economia circolare, l’unico approccio di sviluppo che potrà garantire una crescita sana per tutto il paese, in termini industriali, sociali e di benessere collettivo. Appianare le grandi differenze presenti nel Paese è la sfida e il lavoro comune, dell’Autorità con tutti gli altri attori della complessa governance del settore, potrà far raggiungere l’obiettivo, senza approcci ideologici precostituiti ma solo al servizio dei cittadini. Garantire le risorse per i necessari investimenti infrastrutturali, l’equilibrio dei bilanci degli enti locali e la tutela dei consumatori con tariffe efficienti, è la difficile equazione da risolvere. L’Autorità, con l’esperienza acquisita dai precedenti settori regolati di sua competenza – l’energia, il gas, il servizio idrico – ha portato con il Metodo Tariffario un primo contributo anche nel settore dei rifiuti puntando su trasparenza e qualità e valorizzando il ruolo dei soggetti territoriali”

“Il Quadro Strategico 2019-2021, che presentammo lo scorso anno, vedeva nel “consumatore consapevole” il fulcro intorno al quale ruotavano diverse azioni regolatorie. In questo periodo storico la tutela del consumatore, dell’utente, del cittadino, assume numerosi altri significati e rafforza quella centralità che era già nelle nostre intenzioni. Sin dall’inizio della pandemia e ancor più nella fase più critica del lockdown, l’azione dell’Autorità si è principalmente orientata alla tutela dei consumatori, con interventi che garantissero la continuità dei servizi evitando distacchi per morosità, riducendo gli adempimenti necessari all’ottenimento e alla prosecuzione dei Bonus sociali e impostando meccanismi di rateizzazione per il recupero di somme dovute. È prevedibile che presto ci troveremo di fronte al costo di queste operazioni, per quanto necessarie ed ineludibili. La ripresa che verrà, anche costruita sui principi della sostenibilità e dell’ambiente, dovrà essere ispirata all’inclusione, alla responsabilità sociale e alla formazione abilitante, di fronte ad uno scenario economico e lavorativo radicalmente mutato in tutti i Paesi del mondo”.

“Saper strappare queste soluzioni all’emergenza ed implementarle per costruire una nuova normalità, migliorando il nostro modo di lavorare, il nostro rispetto dell’ambiente e recuperando qualità del lavoro è forse il maggiore insegnamento che possiamo trarre da questa esperienza. Implementare queste soluzioni potrà chiederci uno sforzo aggiuntivo, ma la ritrovata solidarietà europea e l’azione congiunta delle istituzioni, sembrano rendere disponibili le risorse necessarie”, ha concluso Besseghini.

 

Articolo pubblicato su energiaoltre.it

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