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E’ fattibile il price cap al gas? No (secondo Clò)

Clò

Che cosa scrive l’economista esperto di energia, ed ex ministro, Alberto Clò nel suo ultimo libro a proposito anche di price cap al gas 

In occasione della visita di Stato in Macedonia del Nord, il presidente Sergio Mattarella ha usato l’autorevolezza che gli è riconosciuta a livello europeo, per sostenere la causa del price cap: un tetto ai prezzi del gas. Più o meno nelle stesse ore, a conclusione del vertice dei ministri dell’energia, Roberto Cingolani faceva il punto con la stampa sugli esiti dell’incontro dove si era ulteriormente discusso di questo problema. Va da sè il ministro ha privilegiato la parte piena del bicchiere, come un importante passo avanti, ma ha dovuto riconoscere che un’intesa era ancora lontana. Ecco dunque le sollecitazioni di Mattarella: “E’ urgentissimo procedere con il tetto al prezzo del gas e superare le resistenze che ancora ci sono in Ue, perché significa porre famiglie e imprese al riparo da speculazioni politiche e finanziarie. La crisi – ha aggiunto il capo dello Stato – sta mettendo in grave preoccupazione le famiglie e le imprese di fronte a questo impensabile e sconsiderato aumento dei prezzi dell’energia. L’Italia ha proposto già da 4 mesi all’Ue un tetto al prezzo del gas che adesso altri paesi comprendono necessario, se fosse stato adottato mesi fa avremmo evitato i rincari”. Sarebbe il caso di conoscere su quali elementi Mattarella sia arrivato a questa convinzione.
E’ vero che il price cap è farina del sacco di Mario Draghi; ma non sembra opportuno farne una questione di identità nazionale. Anche perché non tutti, non solo all’estero, ma anche in Italia non sono persuasi dell’operatività di tale decisione. Ne scrive in un lepidus libellus, ‘’Il ricatto del gas russo’’, pubblicato recentemente da Il Sole-24 ore, un esperto del settore del calibro di Alberto Clò, già ministro del primo governo Prodi. Secondo Clò la proposta di fissare un price cap (tetto ai prezzi) a quelli internazionali del gas (proposta peraltro mai spiegata dai suoi proponenti, a partire dal governo italiano, dimostra che sia la commissione europea sia i governi navigano a vista senza una chiara visione degli obiettivi da perseguire. Secondo l’autore si tratterebbe sostanzialmente della richiesta di uno sconto, che metterebbe in evidenza un dato di fatto: i richiedenti non sarebbero in grado di poter ridurre la loro domanda a livelli compatibili con questo prezzo (che vorrebbero scontato), scaricandone la responsabilità solo sui venditori, a quali basterebbe rifiutare questa richiesta e interrompere le forniture. Peraltro, non possiamo dimenticare che il solenne No al pagamento delle forniture in rubli è durato lo spazio di un mattino.
Clò poi critica l’idea di sostituire il tutto con le tecnologie eoliche e solari, che, essendo controllate totalmente dalla Cina, ci farebbe passare da una dipendenza all’altra. Occorre convincersi che la guerra ha radicalmente modificato le priorità politiche, passate da quelle climatiche a quelle della ‘’convenienza economica’’ e della ‘’sicurezza energetica’’ che vede il ritorno sulla scena del carbone e della prospettiva del nucleare. ‘’Che la guerra vada favorendo la transizione energetica – commenta Clò – è in conclusione l’ennesima non-verità che ahimè ne inquina da sempre la narrazione. Questi guai l’Europa e l’Italia se li sono cercati. Quel che è accaduto era – secondo Clò – ampiamente prevedibile. Se l’Europa ad ogni aggressione di Putin non si fosse pavidamente girata dall’altra parte, le cose avrebbero potuto avere un diverso corso. L’esigenza principale, ora, è quella di liberarsi del gas russo. Perché non vi è sovranità – afferma Clò – non vi è possibilità di pace se si è ostaggi nella fornitura di energia da paesi che le usano come arma di ricatto politico. E’ quanto è accaduto all’intera Europa nell’aver fatto della Russia di Putin il maggior fornitore di energia per ragioni politiche ancor prima che economiche. Conforta al riguardo la capacità dell’Occidente di sconfiggere l’OPEC dopo le crisi petrolifere degli anni ’70. Oggi possiamo puntare su un’ampia gamma di tecnologie su cui non è accettabile ogni sorta di veto. L’ambiente – sostiene ancora Clò – deve restare una priorità ma non può costituire un ostacolo fino a quando l’obiettivo non sarà raggiunto. Perché nel lungo termine bisogna arrivarci vivi.

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