Stando alle anticipazioni di Bloomberg, oggi il presidente degli Stati Uniti Donald Trump firmerà un ordine esecutivo che incarica il dipartimento della Difesa (anche noto come Pentagono) di sottoscrivere dei contratti di fornitura energetica con le centrali a carbone. L’elettricità acquistata verrà poi utilizzata per alimentare le operazioni militari.
IL DEFENSE PRODUCTION ACT
Secondo la fonte di Bloomberg, l’amministrazione Trump farà ricorso al Defense Production Act, una legge del 1950 risalente al periodo della Guerra fredda che conferisce alla Casa Bianca una serie di poteri per ordinare alle aziende private di proteggere la sicurezza nazionale.
LE MOSSE DI TRUMP PER SALVARE IL CARBONE AMERICANO
Pur essendo stato progressivamente marginalizzato dal gas naturale e dalle fonti rinnovabili nella generazione di elettricità, Trump si è dato l’obiettivo di salvare il carbone dal declino. Per questo, ad aprile dell’anno scorso ha firmato un ordine esecutivo per stimolarne l’estrazione (sia per uso energetico che come materia prima per la siderurgia) e per supportarne la generazione elettrica: tra le altre cose, ha approvato l’ampliamento delle miniere, posticipato la dismissione delle centrali ormai vecchie e rimosso alcuni vincoli sulle emissioni di inquinanti.
Più recentemente, lo scorso settembre il dipartimento degli Interni ha reso disponibili quasi cinque milioni e mezzo di ettari di terreni federali per le nuove concessioni carbonifere, mentre il dipartimento dell’Energia ha stanziato 625 milioni di dollari per ampliare la generazione elettrica a carbone.
COSA C’ENTRA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Qualche mese fa il segretario dell’Energia Chris Wright aveva detto di aspettarsi che molte centrali a carbone posticiperanno le loro date di chiusura per continuare a fornire elettricità alla rete e alimentare i data center per l’intelligenza artificiale. Tempo prima, il segretario degli Interni Doug Burgum aveva dichiarato che “senza un carico di base perderemo la corsa alle armi sull’intelligenza artificiale con la Cina, e se la perderemo ciò avrà un impatto diretto sulla nostra sicurezza nazionale”.
Con carico di base, o baseload, Burgum faceva riferimento agli impianti che forniscono elettricità alla rete in maniera stabile e continuativa, come appunto le centrali a carbone, ma anche quelle a gas e quelle nucleari. Gli impianti eolici e fotovoltaici, al contrario, sono intermittenti.
Su questo aspetto, martedì la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha detto che “il carbone pulito e bello”, l’espressione più utilizzata dal presidente, è “la fonte energetica più affidabile e conveniente degli Stati Uniti, soprattutto nei periodi di picco della domanda, proprio come abbiamo visto durante l’ultima tempesta invernale”.
NUOVI FONDI ALLE CENTRALI A CARBONE
Oggi da Trump ci si aspetta anche che fornisca qualche dettaglio in più sul piano del dipartimento dell’Energia per distribuire 175 milioni di dollari per l’ammodernamento e l’efficientamento di sei centrali a carbone negli stati di Kentucky, Carolina del nord, Ohio, Virginia e West Virginia.
PERCHÉ TRUMP INSISTE COSÌ TANTO SUL CARBONE?
Al di là, forse, dell’ambizione personale di passare alla storia come il presidente che ha “salvato” l’industria del carbone dopo decenni di crisi e contrazioni, questa insistenza di Trump sul carbone è dettata dalla volontà di vincere la corsa all’intelligenza artificiale con la Cina (vittoria che dipende anche dall’abbondanza di energia a basso prezzo) e dalla necessità di abbassare le bollette elettriche ai consumatori americani (bollette che salgono anche a causa dei grandi consumi dei data center).
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C’è anche, infine, un’avversione di Trump nei confronti degli impianti fotovoltaici e – soprattutto – eolici: la sua amministrazione ha tagliato i sussidi federali a queste tecnologie, che invece il precedente governo di Joe Biden aveva invece incentivato sia nelle installazioni che nella manifattura, con l’obiettivo di ridurre la dipendenza industriale dalla Cina.






