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Perché l’industria chimica europea va sempre peggio?

Gravata dagli alti prezzi dell'energia e dalla concorrenza cinese, l'industria chimica europea è sempre più in crisi: nel 2025 gli investimenti sono crollati dell'80% e le chiusure di stabilimenti sono raddoppiate. Tutti i dettagli.

Nel 2025 gli investimenti nell’industria chimica europea sono crollati di oltre l’80 per cento e le chiusure di stabilimenti sono raddoppiate.

LE RAGIONI DEL CROLLO DEGLI INVESTIMENTI

Stando infatti all’European Chemical Industry Council (Cefic), un’associazione di categoria, l’anno scorso gli investimenti confermati sono ammontati a 0,3 megatonnellate di capacità, contro le 1,9 megatonnellate del 2024. Le aziende del settore hanno generalmente difficoltà a sostenere gli alti prezzi dell’energia (che valgono il 75 per cento dei costi di produzione), a far fronte agli oneri normativi (gli operatori devono pagare delle quote di CO2 per compensare le loro emissioni) e a reggere la concorrenza con le importazioni cinesi, economiche e abbondanti.

I LICENZIAMENTI

Dal 2022 le chiusure di stabilimenti chimici hanno interessato direttamente circa 20.000 posti di lavoro in Europa, causando la perdita di 17,2 megatonnellate di capacità produttiva solo nel 2025: è un valore doppio rispetto al 2024 e superiore di sei volte rispetto al 2022.

LA DIPENDENZA DALL’ESTERO

Quella chimica è un’industria critica, dato che i suoi prodotti vengono utilizzati in pressoché ogni settore economico, dall’automotive all’energia, dalla difesa alla sanità: non a caso, spesso viene soprannominata “la madre di tutte le industrie”. L’Europa, però, rischia di perderla e di ritrovarsi dipendente dalla Cina.

In parte, è già così: Marco Mensink, direttore generale del Cefic, ha spiegato che “siamo dipendenti al 95 per cento dagli additivi provenienti dalla Cina e dall’India”.

VIONEO SCEGLIE LA CINA (E IL METANOLO ECONOMICO)

Nei mesi scorsi si è parlato, ad esempio, della volontà della compagnia statunitense ExxonMobil di vendere i suoi stabilimenti chimici in Europa. Più recentemente, Vioneo – una sussidiaria del gruppo danese Moller-Maersk – ha abbandonato i piani per un impianto di plastica “verde” ad Anversa: costruirà invece un sito in Cina, spendendo meno e potendo godere di una fornitura di metanolo. Il metanolo è un carburante “pulito” prodotto dall’elettricità e rilascia CO2 quando viene bruciato: trattandosi però di carbonio prelevato dall’aria o dagli scarti organici, il suo impatto emissivo può essere complessivamente neutro.

COSA STA FACENDO LA COMMISSIONE EUROPEA PER L’INDUSTRIA CHIMICA?

Lo scorso luglio la Commissione europea ha presentato un piano d’azione per l’industria chimica e annunciato il lancio della Critical Chemical Alliance, un’associazione alla quale parteciperanno gli stati membri e le aziende del settore: si occuperà di “affrontare i rischi di chiusura di capacità nel settore” e “individuerà i siti produttivi critici che necessitano di un sostegno politico”. Bruxelles, inoltre, ha fatto sapere che applicherà delle misure di difesa commerciale per garantire la parità di condizioni e che monitorerà le importazioni di prodotti chimici.

Il problema principale per gli industriali chimici sono i prezzi dell’energia, che valgono all’incirca il 75 per cento dei costi di produzione e che in Europa sono più elevati che in Cina o negli Stati Uniti.

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