(The Daily Telegraph, 24 marzo 2026)
La guerra in Iran ha danneggiato il principale impianto di gas del Qatar e ha praticamente chiuso lo Stretto di Hormuz, bloccando un quinto delle forniture mondiali di gas e facendo impennare i prezzi. In risposta, i Paesi fortemente dipendenti dal gas stanno riaccendendo a pieno regime le centrali a carbone sottoutilizzate e stanno aumentando l’estrazione o acquistando carbone da grandi produttori come Australia e Indonesia.
Il carbone, il più sporco dei combustibili fossili, sembra tornato dal mondo dei morti. Secondo gli analisti, in Asia e anche in Europa qualsiasi utility o governo che può passare dal gas al carbone lo sta facendo in questo momento. La rinascita del carbone potrebbe durare ben oltre la fine del conflitto, soprattutto perché il Qatar ha avvertito che la piena ripresa della produzione potrebbe richiedere anni e lo Stretto di Hormuz si è rivelato un condotto inaffidabile.
I Paesi che producono carbone in casa, come Cina e India, vedranno la ripresa più forte, ma anche grandi importatori asiatici come Corea del Sud, Taiwan e Giappone stanno passando dal gas al carbone. In Europa, Germania e Polonia faranno lo stesso, mentre la Gran Bretagna, che ha chiuso tutte le centrali a carbone nel 2024, non ha più questa opzione. La lezione è chiara: non costruire il proprio sistema energetico su un’unica via, altrimenti si rischia di esporlo proprio quando serve di più.
Carbone di nuovo protagonista
«In risposta, i Paesi con forte dipendenza dal gas stanno riaccendendo a pieno regime le centrali a carbone sottoutilizzate. Per alimentare i generatori stanno espandendo le miniere o acquistando forniture da grandi produttori come Australia e Indonesia. Il carbone sembra tornato dal mondo dei morti.»
Rinascita destinata a durare
«In India e Cina l’85-90% del carbone è tipicamente fornito a livello nazionale, quindi stanno ora incentivando una maggiore produzione domestica di carbone. Non mi sorprenderei se il carbone avesse una rinascita più ampia nel corso dell’anno successivo, potenzialmente più a lungo.»
Lezione per l’Europa e la Gran Bretagna
«Paesi come Cina, Giappone, Corea del Sud e Vietnam non hanno mai spento il carbone. Hanno mantenuto più fonti di base, così quando il gas si stringe, la capacità di carbone può intervenire. Se c’è una lezione, è questa: non costruire il proprio sistema energetico su un’unica via, altrimenti si rischia di esporlo proprio quando conta di più.»
Difficoltà politiche in Europa
«In Germania il bisogno di carbone è più acuto, data la dipendenza dal gas importato e l’assenza di nucleare, ma la resistenza politica è più forte. Il più grande ostacolo per tornare al carbone è la retorica che è diventata così profondamente radicata contro di esso. Il carbone ha una cattiva fama.»
Rischi e limiti del ritorno al carbone
«Se non si può produrre carbone a livello nazionale, si sta essenzialmente sostituendo un rischio di importazione con un altro. Il prezzo del carbone tende a salire quando sale quello del gas e è già balzato dall’inizio della guerra in Iran. C’è anche una pipeline di fornitura sempre più ridotta, poiché poche nuove miniere vengono commissionate.»
(Estratto dalla newsletter di Giuseppe Liturri)







