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Ecco effetti e risposte alla crisi del gas in Italia, Germania e Francia

Bollette

Tutti gli effetti su prezzi dell’energia, stoccaggi e produzione industriale della crisi del gas in Italia ed Europa. E i piani per attenuare gli effetti. L’approfondimento di Sergio Giraldo

 

La crisi del gas non va in vacanza. Prezzi ancora in salita, flussi dalla Russia ancora ridotti e all’orizzonte un inverno che potrebbe diventare drammatico, soprattutto per la Germania.

I tedeschi raggiungono l’obiettivo del 75% di riempimento degli stoccaggi, in anticipo rispetto alla data del 31 agosto, ed ora possono puntare al 90% entro ottobre. Ma la situazione resta drammatica: la siccità ha ridotto i livelli del fiume Reno, usato per i trasporti, al punto che il governo ha preparato un decreto con cui dà la priorità ai trasporti ferroviari di tutto ciò che serve a produrre energia elettrica e che non può più essere trasportato via fiume.

La produzione industriale tedesca è in calo rispetto al precedente anno, a luglio il minore consumo di gas rispetto alla media dei 5 anni precedenti è stato del 17%: più di quanto il nuovo piano di riduzione dei consumi richiede (15%). Dunque, la sicurezza energetica viene pagata dalla Germania attraverso il calo della produzione, che si farà più marcata nella seconda parte dell’anno, quando i consumi civili di gas si aggiungeranno a quelli industriali. Una recessione è alle porte.

Secondo il programma europeo, per l’Italia la riduzione dovrà essere del 7%, ma non ci sono ancora dettagli su come questo obiettivo possa essere raggiunto. La sensazione è che il governo italiano non intenda insistere più di tanto sul taglio all’utilizzo del gas, considerato che i prezzi altissimi stanno già deprimendo il consumo.

Nel mese di luglio, infatti, le riconsegne SNAM per utilizzo industriale hanno fatto segnare un brusco –13,2% rispetto allo stesso mese del 2021. Per i primi sette mesi di quest’anno il calo del consumo industriale rispetto al 2021 è di oltre il 9%. Anche il settore civile è in calo rispetto al 2021 (-5,7%), mentre il consumo per generazione elettrica è in aumento di oltre il 6%. Dunque, sarà soprattutto su questo settore che si concentreranno gli sforzi di contenimento dei consumi, con l’utilizzo massiccio del carbone e probabilmente con qualche limitazione per i clienti interrompibili. Gli stoccaggi italiani sono pieni al 76%, con Snam che procede a tappe forzate comprando tutti i giorni gas spot da iniettare nei depositi, a prezzi molto alti.

Il problema della scarsità fisica (prospettica per l’Italia, attuale per la Germania) in questo mese di agosto si somma a quello dei prezzi all’ingrosso, che hanno continuato a salire a livelli record. Ieri il future al TTF per il mese di settembre ha chiuso a 223 €/MWh, quello per il Q4 2022 a 230,5 €/MWh mentre l’energia elettrica per il 2023 in Germania ha chiuso a 499 €/MWh e in Francia il quarto trimestre 2022 è stato scambiato a 1.031 €/MWh. Secondo Gazprom i prezzi del gas sono destinati a salire ancora, anche oltre i 400 €/MWh.

Dalle prime stime, con questi prezzi l’aggiornamento delle tariffe per il quarto trimestre in Italia porterebbe a più che raddoppiare i prezzi del gas, sfondando la soglia di 2 euro a metro cubo. Valori insostenibili, per le famiglie come per le imprese. Le bollette in arrivo ai consumatori in questi giorni per il mese di luglio presentano un prezzo del gas sette-otto volte superiore a quelle dello scorso anno. Gli aiuti stanziati sin qui dal governo, pari a circa 35 miliardi in un anno, leniscono solo in parte il disagio di molte famiglie e imprese.

Con le elezioni il 25 settembre, l’aggiornamento tariffario per l’ultimo trimestre dell’anno sarà ancora in carico al governo degli affari correnti. Non vi è dubbio che la prima, grossa grana sul tavolo del nuovo governo, di qualunque colore potrà essere, sarà proprio quella dell’energia. Oggi appare quanto mai necessario un cambio di approccio e passare dai balzelli incostituzionali e dagli “aiuti”, che riducono oneri di sistema e IVA ma non risolvono, a una gestione più coraggiosa della situazione, in particolare su due fronti.

Il primo è quello degli aiuti di stato. Germania e Francia non hanno esitato in passato, e non esiteranno in futuro, a fare ampio uso di strumenti come gli aiuti di stato nei confronti delle imprese in difficoltà. Nel prossimo inverno dovranno farlo ancora, per non rischiare una crisi economica ancora più drammatica di quella che già si prospetta. Dunque, sarebbe opportuno che anche il nuovo governo italiano adotti un atteggiamento pragmatico e sostenga con robusti finanziamenti tutte le imprese in difficoltà e le famiglie, adottando uno schema chiaro ed esplicito di più lungo termine, almeno sino alla metà del 2023. Servono decine e decine di miliardi pronta cassa, ma a rischio c’è l’intera economia nazionale.

Il secondo fronte è quello dell’aumento dell’offerta. Più che sul contenimento della domanda, approccio difensivo che rischia di provocare più danno che altro, è sull’aumento della disponibilità di gas che occorre agire. Ciò significa stringere altri accordi per nuova importazione di gas, anche oltre i fabbisogni nazionali, per fare dell’Italia punto di ingresso in Europa di gas in surplus, dare liquidità al mercato e di conseguenza abbassare i prezzi, strozzati dalla mancanza di gas russo. Occorre inoltre premere sulla Germania perché finalizzi i contratti di acquisto di lungo termine con il Qatar, abbandonando l’approccio conservativo che sta danneggiando tutta l’Europa.

(Estratto di un articolo pubblicato sul quotidiano La Verità)

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