Energia

Che cosa hanno detto gli ambientalisti agli Stati Generali?

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ambientalisti stati generali

Cosa ne sarà delle proposte avanzate dalla associazioni ambientaliste agli Stati generali di Villa Pamphili? L’articolo di Nunzio Ingiusto

 

Cosa ne sarà delle proposte avanzate dalla associazioni ambientaliste agli Stati generali di Villa Pamphili? È giusto chiederselo dopo l’invito di Conte ai rappresentanti delle principali organizzazioni alla “sfilata” romana. Se la convocazione è stata molto apprezzata, lo stesso non si può dire sul reale ascolto da parte del governo dei suggerimenti ricevuti. Bisognerà aspettare settembre, quando, come dice Conte, i risultati degli Stati generali daranno vita ad un piano operativo. Prima è inutile.

Gli ambientalisti di Fridays For Future di Greta Thunberg, intanto, il loro piano “Ritorno al futuro” a Villa Pamphili lo hanno spiegato. Gli altri rappresentanti hanno detto che il post Covid è la grande occasione per ripartire su basi nuove. Una buona opportunità, soprattutto per il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. Strenuamente sostenuto dai Cinquestelle negli ultimi due governi, Costa ha il pregio di ascoltare tutti e l’ambizione di voler lasciare un segno della sua esperienza ministeriale. Purtroppo l’epidemia da coronavirus ha soffocato “nella culla” gran parte dell’apprezzabile idea di green deal italiano, carica di speranze e molto cara a Costa.

Agli Stati generali gli ambientalisti sono stati netti sulle responsabilità del governo per riorganizzare il Paese con criteri di sostenibilità. In coro hanno fatto proposte molto più pragmatiche di tante dichiarazioni grilline su infrastrutture e impianti, cariche di ideologismi, quando non addirittura di idee di decrescita. Lo stesso Costa talvolta si è reso protagonista di polemiche su termovalorizzatori, rifiuti, Tap, ex Ilva, posizioni non proprio utili a far crescere l’Itali. Può recuperare.

Non sprechiamo questa occasione, hanno detto quelli di Greenpeace, perché è davvero il momento di passare dalle parole ai fatti. Il governo è stato sfidato su quattro direttrici: nuovo piano nazionale di riduzione del 65% delle emissioni di CO2 entro il 2030; cambiamento sistemico nelle città, a partire dalla mobilità alternativa e dalla creazione di aree verdi; più sostegno all’agricoltura ecologica; revisione del sistema di assegnazione dei sussidi alle aziende che producono cibo in modo ecologico.

Si gioca una partita in due mosse, ha detto la presidente del Wwf Donatella Bianchi, che pure ha fatto parte della task force di Vittorio Colao. Due azioni improntate sulla sostenibilità ambientale e l’innovazione per costruire un futuro green. E “non possono esserci interessi economici che tengano di fronte al futuro di noi giovani”, hanno aggiunto i ragazzi di Fridays For Future.

Quattro direttrici o due mosse sono comunque la rappresentazione di uno spazio largo dentro il quale chi guida il Paese ha il dovere di agire. L’epidemia ha segnato uno spartiacque e volendo tenerlo a mente vuol dire discutere, ma principalmente decidere in maniera diversa dal passato. Una strategia ecosostenibile con effetti orizzontali sul sistema Paese e senza improvvisazioni, può far ricredere molti critici che non vedono in Conte lo scatto necessario e la forza politica a rimettere l’Italia su binari nuovi, lontani dalla facile demagogia.

Viceversa a cosa è servito invitare le associazioni ad una sontuosa “sfilata” romana?

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