Energia

Cop24? Basta catastrofismi apocalittici, spazio alle tecnologie per energia e clima

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Che cosa è successo alla conferenza Cop24 su clima ed energia secondo Umberto Minopoli

Si è conclusa la conferenza di Katowice sul clima. Ancora una volta, come tutte quelle che l’hanno preceduta (22 negli ultimo 22 anni) con la medesima, inesorabile, scoraggiante sensazione di inutilità. Nessun risultato portato a bilancio: da quando è iniziata questa concertazione dell’Onu sui “cambiamenti climatici” (30 anni), le emissioni di Co2 in atmosfera non sono calate mai. Nel frattempo l’allarme dell’Ipcc, l’organismo consultivo che coordina gli studi sul clima, aumenta: con le politiche attuali, sostiene, è inevitabile (e ormai quasi irreversibile) l’aumento delle temperature di 3 gradi entro la fine del secolo. E l’innesco di eventi catastrofici.

Vero o falso? L’ambientalismo fanatico assegna a questa previsione il carattere di un dogma. Non lo è. La scienza considera una previsione come ipotesi. Non è scientifico, nemmeno per chi la fa, trattarla come certezza. Sul futuro non può esservi certezza. Solo valutazioni di probabilità. Sul clima, però, ci siamo infilati in una trappola. I governi hanno accettato come dogma le previsioni dell’Ipcc. Hanno, perciò, fatto crescere l’ansia globale sulle date (2030) entro cui abbattere drasticamente le emissioni. Pena l’irreversibilità dei cambiamenti. E l’inizio, stando alle credenze diffuse dall’ambientalismo dogmatico, della “fine del mondo”.

Che succede però? Che la data del collasso (presunta) si avvicina sempre più (il 2030 è vicino), le politiche climatiche dei governi non riescono ad abbattere le emissioni (che non scendono mai) e l’ansia e la paura per le scadenze dell’irreversibilità del clima, e dunque della catastrofe, impone l’idea di misure sempre più drastiche e ravvicinate. Che essendo però costose e recessive (soprattutto per i Paesi poveri) non vengono adottate o vengono adottate (Europa) con sempre maggiore difficoltà e impopolarità. E comunque, a livello globale, con il medesimo, esasperante, scoraggiante risultato: le emissioni non diminuiscono mai e il 2030 si avvicina.

Sembra di stare sul set di un vecchio film degli anni 60 ( la voce misteriosa dal cielo che ricordava ritmicamente alla gente le ore che mancavano alla “fine del mondo”). Ormai le previsioni catastrofiche, a forza di parlarne a vuoto per 30 anni, sono diventate routine, consuetudine, luogo comune. E nessuno più se ne cura. Nemmeno le conferenze sul clima. Dove i rapporti dell’Ipcc vengono diffusi all’inizio. Poi dimenticati.

E si parla d’altro. Di che cosa? Non di bilanci: quanta Co2 è diminuita con le politiche adottate da 30 anni? Sarebbero scoraggianti. Ma di impegni, procedure, regole per attuare, ad ogni conferenza, le politiche (inattuate e inefficaci) “promesse” alla conferenza precedente. Così è stato pure a Katowice. Dove è stato descritto come un successo aver approvato regole ( cioè impegni sulla carta e promesse) per attuare… gli impegni delle precedenti Conferenze (in particolare quella di Parigi di tre anni fa).

Così la credibilità degli allarmi sul clima sta scendendo a zero. E la novità vera sono i gilet gialli: la rivolta della gente contro rincari, tasse e imposizioni con cui si identificano, ormai, le politiche climatiche. Mancano leader che abbiano il coraggio di dire la verità: occorrerebbe cambiare strada. Magari: meno catastrofismo sul clima (sempre più rituale e inutile) e cambio di politiche: meno penalizzazioni e tasse e più tecnologia, opere e sviluppo per (tentare di) mitigare (se proprio ci tenete) il clima.

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