Energia

Visioni, divisioni e contraddizioni alla conferenza mondiale dell’Onu sul clima

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Al via oggi la Conferenza mondiale sul clima dell’Onu, che si tiene a Katowice in Polonia: due settimane di negoziati per dare vita alle linee guida per rendere operativo l’Accordo di Parigi


Il mondo ha bisogno urgentemente di un cambio di marcia: per combattere i cambiamenti climatici bisogna abbattere le emissioni e bisogna farlo nel più breve tempo possibile. Ma come? A rispondere a questa domanda saranno tutti i rappresentanti dei Paesi che partecipano a Cop24, la Conferenza mondiale sul clima dell’Onu, che si tiene a Katowice in Polonia dal 3 al 14 dicembre.

Nonostante Cop21 e gli accordi di Parigi, però, le emissioni continuano a salire e con questo andamento, spiegano gli scienziati, i +1,5 gradi centigradi potrebbero essere raggiunti già nel 2030. Intanto i Paesi del G20 confermano l’impegno ad abbattere le emissioni (ma non mancano le ambiguità), mentre gli Usa confermano la loro posizione di contrarietà a qualsiasi accordo di questo tipo. Ma andiamo per gradi.

SERVE CONCRETIZZARE ACCORDO COP21

L’obiettivo della nuova conferenza sul clima dell’Onu non è certo semplice: i partecipanti a questa 11 giorni di maratona ambientale dovranno sintetizzare in un documento le modalità grazie a cui rendere operativo, dal 2020, l’accordo di Parigi. Quelli di Katowice saranno dunque giorni di negoziati che dovranno portare all’approvazione del “Rulebook”, un libro di linee guida.

“La realtà è che i cambiamenti climatici stanno procedendo più velocemente rispetto alle nostre azioni. Le conseguenze sono più gravi di quello che avevamo immaginato. E le manifestazioni del fenomeno sono peggiori anche delle previsioni scientifiche più gravi. Lo vediamo ovunque. Dai disastri naturali all’oceano Artico, dai ghiacciai alla temperatura del mare. Malgrado ciò, la volontà politica, un po’ ovunque nel mondo, è scemate”, ha affermato (ed ammonito) il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

“In molti hanno pensato che dopo il successo dell’ottenimento dell’Accordo il grosso fosse stato fatto. Al contrario, quel documento deve ancora essere concretizzato. E siamo lontani dal farlo. Inoltre, fatto ancor più grave, l’Accordo in sé stesso non è neppure sufficiente. Poiché le promesse avanzate dai governi in quell’occasione porteranno ad un aumento della temperatura media globale di 3 gradi”, ha aggiunto Guterres.

L’ALLARME DEGLI ESPERTI

In realtà, quelle di Antonio Guterres sono preoccupazioni reali. Nei giorni scorsi, infatti, l’IPCC ha pubblicato un rapporto allarmante in cui gli esperti hanno sottolineato che, procedendo a questo ritmo, gli +1,5 gradi centigradi potrebbero essere raggiunti già nel 2030. E le conseguenze, ovviamente, sarebbero drammatiche.

PAESI G20 PRONTI A RINNOVARE IMPEGNO

A presentare uno scenario drammatico, sul fronte clima, è anche Enerdata, secondo cui, nel 2017, le emissioni di biossido di carbonio del G20 sono aumentate di due punti percentuali rispetto all’anno precedente. La colpa è sopratutto di Russia (+4,8%) e India(+3,9%), ma anche in Europa si è registrata una crescita superiore ai due punti percentuali.

Il G20 in Argentina si è concluso con i leader (tranne Donald Trump) delle 20 maggiori economie mondiali che hanno ribadito l’impegno di ridurre le emissioni di carbonio per combattere il riscaldamento globale e mantenere le temperature globali sotto i 2 C.

L’ECCEZIONE: GLI USA

A continuare a non credere nel cambiamento climatico, come preannunciato, è l’inquilino della Casa Bianca, che già nel 2016 aveva deciso di abbandonare l’Accordo di Parigi (e questo ha avuto certamente un peso anche sulla mancata operatività dei patti raggiunti tra i diversi Stati).

In queste ore, Donald Trump ha cestinato uno studio  prodotto da 13 agenzie federali statunitensi e circa 300 scienziati del clima che hanno avvertito che l’impatto dei cambiamenti climatici sarebbe catastrofico. Il Presidente, però, ha dichiarato di aver letto alcuni dei report e che non crede a quanto scritto.

APPUNTAMENTO IMPORTANTE PER CINA ED EUROPA

Proprio il ritiro americano dall’Accordo di Parigi (ma non dai negoziati in corsa, gli Usa devono assicurare la loro presenza fino al 2020) rende l’appuntamento un occasione di grande politica internazionale: Cina ed Europa vogliono (e possono) dimostrare che la cooperazione internazionale può ancora funzionare anche nell’era del presidente Trump.

GRANDI AMBIGUITA’

C’è da dire, però, che anche chi ha firmato gli accordi sembra fare ben poco per cambiare la situazione. A distanza di diversi anni, infatti, la Germania è leader per produzione di carbone. E seconda a questa è la Polonia, il Paese ospitante la Conferenza: nei dintorni di Katowice sorge la piû grande miniera del paese, che dà lavoro a oltre 3500 persone.

“Ci auguriamo che il governo polacco colga questa opportunità per abbracciare e promuovere una transizione giusta che garantisca che il sistema energetico venga trasformato senza lasciare nessuno indietro”, ha affermato Sébastien Duyck, avvocato senior presso il Center for International Environmental Law.

L’IMPEGNO DELLA BANCA MONDIALE

Per accelerare la transizione energetica verso fonti rinnovabili e per facilitare i piani dei diversi Paesi per combattere i cambiamenti climatici, la Banca Mondiale metterà a disposizione dei Paesi virtuosi un finanziamento di 200 miliardi di dollari in cinque anni.

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