Energia

Come si muovono (all’unisono) Ue e Russia sulla decarbonizzazione

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C’è un obiettivo a cui l’Unione europea pare tenere molto: decarbonizzare l’economia e l’industria del gas entro il 2050. L’approfondimento di Gianni Bessi

Le storie della mosca di House of zar non sono invenzioni: le alimenta un network composto da persone che conoscono e amano il mondo dell’energia e che hanno avuto esperienze in tutto il mondo, dai grandi spazi del permafrost siberiano alle sterminate praterie americane. È in quei luoghi che si trovano i grandi giacimenti di idrocarburi o di materie prime, di terre rare e altro ancora che sostengono lo stile di vita consumistico.

C’è un obiettivo a cui l’Unione europea pare tenere molto: decarbonizzare l’economia e l’industria del gas entro il 2050. Questo obiettivo ha prodotto e produrrà molte suggestioni che la nostra mosca ascolta e memorizza: fra queste non ultima quella che riguarda le tensioni geopolitiche ai confini orientali dell’Ue, in quelle terre che erano conosciute come la piccola Russa o la Russia bianca.

La decarbonizzazione potrebbe creare opportunità per la cooperazione Russia-Ue visto il consolidato e stretto rapporto commerciale legato al trasferimento di gas con le pipeline che dalla Siberia trasportano ancora oggi l’oro azzurro fino ai nostri fornelli e che affonda le sue radici in piena guerra fredda e nell’Ostpolitik di Willy Brandt?

Come e cosa, analogamente, potrebbe far sorgere una collaborazione sulla decarbonizzazione Russia-Ue nel corso dei prossimi 30 anni? Oltre ai tradizionali vantaggi di forniture affidabili tramite gasdotto, sussurrano i nostri whisperer, potrebbe entrare in gioco la partecipazione congiunta a un nuovo percorso tecnologico basato sull’idrogeno.

Un possibile punto di partenza per la partecipazione russa alla decarbonizzazione dell’Ue potrebbe essere la proposta fatta dal vice amministratore delegato di Gazprom, Oleg Aksyutin?

I Siloviki russi, in particolare gli uomini di Gazprom, non parlano mai a caso. Vediamo di analizzare la proposta, o suggestione se volete, che si articola in tre fasi. La prima consiste nella sostituzione del carbone con il gas nella produzione di energia elettrica e dei combustibili liquidi con metano e Gnl nel settore dei trasporti. Si tratterebbe di una decarbonizzazione strutturale. A seguire è prevista la decarbonizzazione tecnologica, basata su un mix metano-idrogeno (MHM) nelle stazioni di compressione e il suo utilizzo come gas combustibile al posto del metano: obiettivo ridurre le emissioni di CO2 di circa un terzo. L’ultimo passo è la decarbonizzazione profonda, basata sulla transizione alla produzione di idrogeno dal metano senza emissioni di CO2, in vista del futuro utilizzo dell’idrogeno.

La collaborazione tra istituti di ricerca e imprese di Russia e Ue per la più rapida commercializzazione possibile di quest’ultimo gruppo di tecnologie potrebbe rappresentare una soluzione vantaggiosa per tutti?

Servirebbe però l’ampliamento delle forniture di gas russo all’Ue per la produzione pulita di idrogeno; così si contribuirebbe allo sviluppo di impianti innovativi di produzione di idrogeno pulito su base congiunta Russia-UE da utilizzare come energia in senso lato, con l’effetto di ridurre il costo della decarbonizzazione.

Attualmente ci sono poche aziende e/o istituzioni che si occupano di questo sviluppo dell’idrogeno utilizzando metano senza emissioni di CO2. Studi avanzati sono condotti in Russia da Gazprom e dall’Università Politecnica di Tomsk, in Germania dai gruppi BASF, Wintershall, Linde, Uniper e soprattutto dal Karlsruhe Institute of Technology.

Sarà anche per questo outlook foriero di grandi vantaggi nell’economia da energie sostenibili di domani che ha portato la cancelliera Angela Merkel a difendere a denti stretti il completamento in tempi rapidi del NS2?

E allo stesso modo questo outlook sarà foriero di grande preoccupazione del deep state statunitense – ricordiamo un articolo pubblicato da Stratfor sul pericolo per gli Usa dell’ipotetica unione di tecnologia europea e risorse russe – che traccia le tendenze più profonde e durature di una singola amministrazione politica per la ‘Dominance’ economica, industriale e culturale made in Usa?

(2. continua; la prima parte si può leggere qui)

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