Energia

Come si muoveranno Cina, Turchia e Corea del Nord dopo lo schiaffo di Trump all’Iran sul petrolio

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scenari energetici petrolio

L’analisi di Annalisa Perteghella, Research Fellow, ISPI Middle East and North Africa Centre (estratto del report Ispi; qui il report integrale)

La vera incognita per i prossimi mesi, da cui dipenderà la capacità iraniana di mantenere un flusso accettabile di esportazioni, è rappresentata dalle azioni che intraprenderanno Cina, Turchia e India, i tre maggiori acquirenti di petrolio iraniano, che sono stati colti di sorpresa dalla decisione di Trump di ridurre a zero le esportazioni di greggio di Teheran in maniera così repentina. Se infatti i due europei – Italia e Grecia – non hanno mai fatto uso delle esenzioni concesse da Trump e hanno fin da novembre azzerato i loro ordini di petrolio iraniano, così non è stato per i paesi asiatici, che hanno continuato ad acquistare il greggio iraniano, assicurando a Teheran esportazioni per circa 1,5 milioni di barili al giorno.

Tanto la Cina quanto la Turchia hanno reagito all’annuncio di Pompeo dichiarando la propria opposizione alle sanzioni unilaterali statunitensi. All’atto pratico, però, occorrerà aspettare le mosse di questi paesi nei prossimi mesi. La Cina è impegnata con gli Usa in un più ampio negoziato sul commercio internazionale, e la rinuncia all’acquisto di petrolio iraniano, in ottemperanza alle richieste di Washington, potrebbe essere un gesto di “buone intenzioni”per non compromettere l’accordo sulle altre questioni aperte tra i due attori. Rimane però l’urgenza per Pechino di compensare i propri acquisti di greggio iraniano con acquisti da altri fornitori, con l’incognita della effettiva capacità degli altri paesi produttori di assecondare la fame energetica di Pechino.

Anche la Turchia proverà a bypassare le sanzioni statunitensi. Teheran e Ankara hanno annunciato negli scorsi giorni la creazione di uno speciale canale per le transazioni che utilizzerebbe rial iraniano e lira turca, evitando dunque le transazioni in dollari. Anche nel caso di Ankara, però, lo stato burrascoso delle relazioni con Washington potrebbe paradossalmente rappresentare un ostacolo al mantenimento delle relazioni con l’Iran: considerate le tensioni, Ankara potrebbe non voler provocare Washington, oppure potrebbe essere pronta a “sacrificare” le relazioni con Teheran in cambio del via libera statunitense su questioni ritenute di maggiore urgenza, come il placet a una presenza turca duratura nel nord della Siria a perenne presidio anti-curdo.

Più pragmatica per ora la reazione dell’India, che ha dichiarato di avere la situazione sotto controllo e di essere pronta a fare fronte alla decisione Usa, che considera “non definitiva”. L’India è il secondo maggior acquirente di petrolio iraniano dopo la Cina, e il terzo maggior consumatore di petrolio al mondo. Teheran è per Nuova Delhi il terzo fornitore, dopo Iraq e Arabia Saudita. Lo scorso novembre il governo indiano aveva acconsentito a ridurre le proprie importazioni di greggio da Teheran dai 452.000 barili al giorno dell’anno finanziario 2017-2018 agli attuali 300.000 barili al giorno.

E infine la situazione di Corea del Sud e Giappone, gli altri due paesi asiatici a cui erano state concesse le esenzioni e che rientrano nel novero degli alleati Usa. Seoul, che è il quarto maggior acquirente di petrolio iraniano, è stata impegnata nelle ultime settimane in un complesso negoziato con Washington per ottenere il rinnovo delle esenzioni; per l’industria petrolchimica sudcoreana sarebbe infatti fondamentale la continuità del rifornimento di petrolio super leggero iraniano. Il Giappone invece ha già ampiamente ridotto le importazioni di greggio iraniano, che oggi conta solo per il 3% delle importazioni giapponesi.

In conclusione, il nuovo tassello della politica Usa di “massima pressione”, volta a punire Teheran e ridurne sensibilmente le entrate monetarie, rischia di avere ripercussioni ben più ampie sui mercati energetici mondiali, sugli alleati di Washington e sugli stessi Stati Uniti.

(estratto del report Ispi curato da Annalisa Perteghella; qui il report integrale)

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