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Come si elettrizza la Cina con Ansaldo Energia

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La multinazionale del Dragone Shanghai Electric punta un ruolo di controllo nel gruppo genovese Ansaldo Energia. L’articolo di Andrea Montanari e Andrea Pira

Nel futuro di Ansaldo Energia potrebbe esserci l’ennesimo riassetto azionario. Trascorsi quasi cinque anni da quando Shanghai Electric rilevò il 40% dell’azienda genovese dal Fondo Strategico Italiano (all’epoca l’operazione venne gestita dagli advisor Lazard e Rothschild), alla multinazionale cinese la quota di minoranza sembra ormai stare stretta.

Secondo quanto appreso da MF-Milano Finanza da fonti della Repubblica popolare, nell’hub finanziario cinese sono in corso ragionamenti e non viene nascosta la volontà di valutare nuove opportunità sull’investimento a partire dalla possibilità di passare in maggioranza in un prossimo futuro.

L’operazione condotta quattro anno fa aveva una forte valenza politica. I campioni dell’industria cinese erano all’epoca impegnati in una corsa alle acquisizioni all’estero. L’intesa fu salutata con favore dall’allora premier Matteo Renzi e fu seguita da altri importati deal cinesi nella penisola. Certo è che nel progetto iniziale era anche previsto un approdo a Piazza Affari del gruppo genovese, tra i maggiori produttori di centrali elettriche al mondo.

Un traguardo sino ad ora rinviato, ma per il quale già tra la fine del 2017 e la prima parte del 2018 era stato prevista una way-out che doveva portare a Piazza Affari. Gli avvicendamenti al vertice e altri fattori esogeni hanno spinto la società a concentrarsi sul rilancio nei mercati internazionali, sui quali hanno pesato il boom delle rinnovabili con ricadute sugli investimenti in centrali elettriche a ciclo combinato e gli equilibri geo-politici. In questo senso la partenership con Shanghai Electric ha dato un proprio contributo.

Negli ultimi anni è riuscita ad aprire il mercato del Dragone ad Ansaldo. È di alcune settimane fa l’intesa con la China National Nuclear Corporation per lo smantellamento e la messa in sicurezza di un impianto nucleare. Complessivamente, ha ricordato He Lei, assistente del responsabile Power Generation di Shanghai Electric in occasione della visita a Roma del presidente Xi Jinping, dal 2014, la collaborazione ha fruttato circa cinquanta ordini in giro per il mondo per un valore di circa mezzo miliardo. Il gruppo genovese, va ricordato, ha chiuso il 2017 con un fatturato di 1,46 miliardi, un ebitda di 196,2 milioni, un utile di 5,65 milioni e un indebitamento finanziario netto di 585,6 milioni.

A complicare l’ultimo anno è arrivata la tragedia del ponte Morandi a Genova, il cui crollo ha interessato anche strutture dell’azienda. Così, alcune banche d’affari stanno studiando l’ipotesi che l’eventuale rafforzamento di Shanghai Electric nel capitale possa prendere la forma di un aumento di capitale.

Una ricapitalizzazione che per ora non sarebbe nell’agenda di Ansaldo Energia ma che con ogni probabilità porterà a un ribilanciamento degli attuali pesi azionari che oggi vedono Cdp al comando con il 60%. E non è da escludere che tra i due soci si apra un serrato confronto sul peso nel capitale.

Il rafforzamento patrimoniale della società presieduta da Guido Rivolta e guidata dall’ad Giuseppe Zampini andrebbe a sostenere il piano di sviluppo internazionale.

 

Articolo pubblicato su MF/Milano Finanza

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