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Come si divide la lobby del petrolio sugli aiuti di Trump

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Differenti le posizioni tra le aziende del petrolio sugli aiuti annunciati dall’amministrazione Trump

L’American Petroleum Institute vuole evitare che la politica possa avviare un qualsiasi programma governativo speciale di aiuti al settore. Potrebbe sembrare un controsenso, specialmente in un periodo difficile come questo, caratterizzato da bassi consumi per via del coronavirus e da prezzi ridotti all’osso. Eppure, riferisce Amy Harder di Axios, le ingerenze potrebbero essere dannose, come ha riconosciuto Mike Sommers, presidente e Ceo di API (American Oil Institute): “Una volta che si invita il governo a entrare in questi affari, ci sono ripercussioni a lungo termine, e penso che questo pesi molto sulle decisioni del settore”.

INDUSTRIA DEGLI IDROCARBURI A RISCHIO

L’industria petrolifera e del gas potrebbe vedere decine, forse centinaia, di fallimenti nei prossimi mesi e anni, con il settore alle prese con chiusure alimentate dalla pandemia che soffocano la domanda di petrolio, secondo quanto ha rilevato una recente analisi della società di consulenza Rystad Energy.

Tuttavia, ammette la Harder nella sua analisi, anche prima della crisi del coronavirus, molte aziende se la passavano male. Malgrado ciò Sommers si è mostrato molto netto nel non volere aiuti dal governo: “Vogliamo essere sicuri che se si è solvibili entrando in questa crisi si può sopravvivere a questa crisi. Per alcune aziende non è così. Ma non credo che siano interessate a programmi che elargiscono denaro”.

BASTANO I PROGRAMMI GIA’ AVVIATI DAL GOVERNO

Ma perché questa posizione da parte del leader della più grande associazione di settore con più di 600 membri? Sommers ha detto che i più ampi programmi di prestiti d’emergenza che il Congresso ha già avviato per aiutare una serie di aziende in difficoltà sono sufficienti anche per i produttori di petrolio. La maggior parte del settore è invece contraria a un trattamento speciale, per via delle possibili conseguenze politiche a lungo termine, ha detto sempre Sommers citando un commento di uno dei membri dell’Api: “Non si può chiedere il capitalismo in salita e poi il socialismo in discesa”.

NON TUTTI SONO D’ACCORDO CON L’API

Sommers ha parlato con Axios mentre la Casa Bianca si preparava a rendere noti i dettagli sul piano di aiuti alla produzione rivolto alle piccole e medie imprese. Non tutti però nel settore sono d’accordo con l’API.

Lee Fuller della Independent Petroleum Association of America, che rappresenta i produttori più piccoli e con più sedi negli Stati Uniti, ha detto che il suo gruppo sosterrà un programma specifico se sarà necessario. “Abbiamo molte più aziende tra i nostri membri che hanno affrontato questi problemi di quanto non forse faccia l’API – ha detto Fuller -. Stiamo cercando di assicurarci di avere una possibilità di successo”.

LE CRITICHE DI SOMMERS

Sommers ha ricordato il suo periodo di lavoro a Capitol Hill durante la risposta del governo alla recessione del 2008-2009, nel corso della quale una serie di aziende, tra cui banche e case automobilistiche, ricevettero prestiti federali. In particolare, il numero uno di Api, ha fatto riferimento a Jamie Dimon, Ceo di JPMorgan Chase, che all’epoca ottenne 25 miliardi di dollari in prestiti. “Washington è piena di persone che presero denaro dal governo federale e il più delle volte stanno ancora pagando per quel tipo di coinvolgimento del governo”, ha detto Sommers.

“Ogni volta che Jamie Dimon deve andare al Campidoglio, deve rispondere di quei soldi – il Troubled Asset Relief Program – che non voleva prendere, ma che gli era stato chiesto dal governo di prendere”.

PRESTITI PONTE E PRESTITI D’EMERGENZA

In ogni caso i contorni dell’operazione per aiutare i produttori di petrolio in difficoltà da parte dell’amministrazione Trump stanno diventando sempre più nitidi. Bloomberg ha ricordato che sul provvedimento è in corsa una discussione tra il Segretario del Tesoro Steven Mnuchin e il Segretario per l’Energia Dan Brouillette: Quest’ultimo “durante una conference call con un gruppo industriale, ha detto che Mnuchin era favorevole ad aiuti che includono due programmi separati – prestiti ponte e prestiti d’emergenza attraverso la Federal Reserve degli Stati Uniti – progettati per aiutare le piccole e medie imprese”.

DEMOCRATICI E DI AMBIENTALISTI SI OPPONGONO

Non si tratta di una misura di poco conto: il crollo dei prezzi del petrolio, originato tra le altre cose anche dalla pandemia di Covid-19, sta creando un pericolo finanziario per molte aziende indipendenti e licenziamenti in aumento. Ma un certo numero di Democratici e di ambientalisti si oppongono a misure di sostegno per il settore.

Il Presidente Trump ha detto ai giornalisti alla Casa Bianca che il piano sarà annunciato “a breve”. Bloomberg ha riferito che Brouillette e Mnuchin hanno già informato Trump delle misure.

CHESAPEAKE ENERGY SI STA PREPARANDO AL FALLIMENTO

L’ultimo segnale di pericolo per i produttori americani, molti dei quali stavano già lottando prima dell’incidente, arriva tramite Reuters. “Chesapeake Energy Corp, la società di esplorazione e produzione di petrolio e gas che è stata in prima linea nel boom dello shale dell’ultimo decennio negli Stati Uniti, si sta preparando al fallimento”.

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