Energia

Come l’Europa dice stop alla plastica monouso

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L’Europa “stoppa” la plastica. Mercoledì 19 dicembre le principali istituzioni dell’Unione (Consiglio, Commissione e Parlamento) hanno trovato un accordo per limitarne la produzione con vincoli più stringenti. All’orizzonte si profila un bando totale per i prodotti monouso e un incremento della percentuale di materiali riciclabili nelle nuove produzioni. L’obiettivo è ridurre la dispersione nell’ambiente di materiali non biodegradabili, che hanno una vita secolare e danneggiano sensibilmente gli ecosistemi.

COSA HA DECISO L’EUROPA

La prima scadenza è fissata al 2021 e prevede il divieto di produzione di prodotti monouso in plastica: posate, bicchieri, contenitori per il cibo, cannucce, cotton fioc.

Al 2025 è fissato il secondo traguardo, che riguarda le bottiglie PET. Entro quella data, dovranno contenere almeno il 25% di plastiche riciclate, percentuale che salirà al 30% nel 2030. Le percentuali saranno calcolate sulla media delle produzioni di ciascuno Stato membro dell’Ue.

Altro obiettivo fissato da Bruxelles è la rivoluzione delle etichette: queste dovranno riportare precise indicazioni sul contenuto dei prodotti e su come smaltirli. Infine, entro il 2029 si fissa l’obbligo di raggiungere il 90% della raccolta delle bottiglie in plastica, proprio per agevolarne il riciclo.

Le nuove regole, di fatto, stabiliscono il principio secondo cui più un’azienda inquina, più paga tasse. Parliamo soprattutto dei produttori di filtri per sigarette, che costituiscono il secondo prodotto monouso in plastica dell’Ue.

I NUMERI DELLA PLASTICA

Il principale beneficiario diretto della decisione dell’Europa è il mare. È qui che finisce la maggior parte della plastica che non viene smaltita o riciclata. Sarebbero circa 8 milioni le tonnellate di plastica che ogni anno finiscono negli oceani. Un problema che affligge le coste dell’Africa e dell’Asia, soprattutto laddove la sensibilità ambientale è meno marcata, ma il Mediterraneo non sta molto meglio, anche per la sua particolare conformazione chiusa che ostacola il ricambio delle acque.

La sola Europa produce 25 milioni di tonnellate annue di rifiuti in plastica, di cui circa il 30% viene riciclato. Secondo le stime il danno prodotto previsto dai rifiuti in plastica è di circa 22 miliardi di euro, e si prevede che questa normativa dovrebbe garantire ai consumatori un risparmio di 6 miliardi l’anno.

COSA FARÀ L’ITALIA

La direttiva europea dovrà essere recepita dai Ventisette entro due anni. Ciascuno Stato è quindi chiamato ad approvare un apparato legislativo coerente con le indicazioni di Bruxelles. Il Governo italiano sposa la filosofia dell’Europa e, tramite il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ha annunciato di voler fare un passo ulteriore. Costa ha annunciato una “legge Salvamare”, il cui avvio dell’iter parlamentare è previsto per gennaio. L’obiettivo è «combattere la plastica monouso» e il ministro non esclude di «correggere il tiro (delle richieste europee, ndr) e andare oltre, consolidando la leadership che l’Italia ha sul tema della riduzione della plastica monouso». Il nostro Paese ha già bandito i cotton fioc non biodegradabili, che saranno vietati dal 1 gennaio 2019.

COSA CAMBIA PER LE AZIENDE

L’Italia è uno dei leader europei nella produzione di posate e piatti monouso, un settore che dovrebbe subire un sensibile impatto dalle nuove regole europee. Secondo alcuni osservatori, tuttavia, la normativa potrebbe comportare un vantaggio competitivo alle aziende. «Una normativa unica per l’intero mercato dell’UE offre alle imprese europee un trampolino per sviluppare economie di scala e rafforzare la competitività nel mercato mondiale in piena espansione dei prodotti sostenibili – scrive l’Eco dalle Città – Con i sistemi di riutilizzo (come quelli di cauzione-rimborso) le imprese potranno contare su un approvvigionamento stabile di materiali di alta qualità; in altri casi, mosse dall’incentivo a ricercare soluzioni più sostenibili, potranno conquistare un vantaggio tecnologico sui loro concorrenti internazionali».

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