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Come la Germania dibatte sui lavoratori romeni in agricoltura

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Fatti, numeri e dibattiti in Germania sul caso dei lavoratori romeni per l’agricoltura tedesca

I primi cinquecento lavoratori sono arrivati proprio nei giorni di Pasqua a bordo di uno dei pochi aerei Eurowings che ancora solcano i cieli d’Europa. Atterrati all’aeroporto di Berlino Schönefeld, sono stati fatti sfilare con i trolley d’ordinanza al seguito in appositi corridoi approntati con transenne, coadiuvati da poliziotti con le bocche e nasi protetti da mascherine. Uno dopo l’altro, più o meno a distanza di sicurezza, si sono infilati nella sala d’arrivo, per essere poi imbarcati sugli autobus che li hanno portati nelle fattorie dello Spreewald, nel Brandeburgo meridionale. Le telecamere della rete pubblica regionale Rbb, per le regole di sicurezza le uniche a poter testimoniare il loro arrivo, li hanno ripresi dalla cintola in giù, mentre camminavano un po’ spaesati sulla pista di atterraggio. Sono l’avanguardia degli 80.000 lavoratori dei campi rumeni che salveranno i raccolti agricoli tedeschi che rischiavano di marcire su piante e alberi.

A cominciare dagli asparagi, quelli grossi e bianchi, tipici della fascia dell’Europa centrale e fiore all’occhiello dell’altrimenti magra produzione agricola del Brandeburgo. Un raccolto che coinvolge anche altri Länder tedeschi e che lo scorso anno ha prodotto 122.000 tonnellate raccolte su una superficie di 22.900 ettari in tutte le regioni tedesche.

I charter sono stati pagati dalle stesse aziende agricole e, giorno dopo giorno, dagli aeroporti della Romania stanno partendo gli unici stranieri a cui è consentito penetrare i confini altrimenti controllatissimi della Germania. Le polemiche non mancano. Innanzitutto in Romania. Perché se all’arrivo negli aeroporti tedeschi l’organizzazione approntata permette di rispettare in qualche modo le regole di sicurezza e igiene decretate per combattere la pandemia (ma ci si chiede se il trasporto in autobus garantisca la distanza di sicurezza richiesta), negli aeroporti di partenza il caos è la regola. Le immagini mostrate nei giorni scorsi dalla Deutsche Welle dei lavoratori ammassati ai gate d’imbarco dell’aeroporto di Cluj Napoca, molti senza mascherine e scaricati da autobus stracolmi, hanno indignato l’opinione pubblica rumena e allertato la procura della repubblica che ha aperto un’inchiesta per violazione della legge contro il contagio.

Le stesse scene si sono ripetute in altri aeroporti del paese, da dove sono partiti i voli per Berlino, Düsseldorf e Baden Baden. Il capo del governo di Bucarest Ludovic Orban se l’è presa con i manager aeroportuali e ha minacciato sanzioni: “Avrebbero dovuto avvertire della situazione che si andava creando”, ha detto. Ma questi ultimi hanno a loro volta scaricato le responsabilità sulle aziende degli autobus: erano loro che avrebbero dovuto organizzare il trasporto in maniera diversa.

In Germania, la ministra dell’Agricoltura Julia Klöckner, cui si deve l’accordo con le autorità rumene, ha assicurato che i lavoratori vengono tutti visitati da personale medico una volta giunti in aeroporto e che i dati sono poi trasmessi agli uffici sanitari regionali. Divisi in piccoli gruppi, i rumeni vengono poi trasferiti nelle campagne ai quattro angoli del paese. In origine avrebbero dovuto lì trascorrere due settimane di quarantena, ma i tempi della raccolta sono urgenti e le due settimane si sono trasformate in una semi-quarantena, durante la quale saranno in isolamento dal resto del mondo ma potranno raccogliere gli asparagi nei campi.

Per gli agricoltori è una benedizione. I raccolti rischiavano di marcire nei campi. In Baden-Würrtemberg mancavano 5.000 lavoratori, nell’agricola Bassa Sassonia addirittura 40.000. All’inizio si era pensato di risolvere il problema in maniera autarchica, facendo appello ai tanti giovani e studenti tedeschi al momento liberi da impegni di studio. Qualche politico aveva pensato a reclutare forzatamente gli immigrati accolti negli ultimi anni, ma la proposta era stata respinta con qualche imbarazzo, perché sapeva di razzismo. In verità qualche studente si è presentato all’appello. Non mancava la buona volontà, ma la tecnica e la resistenza fisica. La Bild ha riportato le lamentele di un agricoltore di Fuhrberg, a nord di Hannover, che ha sgretolato l’orgoglio teutonico dicendo chiaro e tondo che lui dei tedeschi non sa che farsene: non sono abituati a stare ore curvi sulla schiena a raccogliere gli asparagi, dopo un po’ di tempo accusano mal di schiena, rumeni e polacchi sono molto più robusti. Ha anche raccontato di aver declinato l’offerta di un’intera squadra di pallamano: volevano fare turni di quattro ore ciascuno, ha detto, ma io non potevo passare il tempo a organizzare ogni quattro ore la staffetta fra di loro.

Quindi benvenuti rumeni. Anche se l’accordo si ferma a 80.000 unità e ogni anno, in tempi normali, il numero dei lavoratori stranieri stagionali in Germania raggiunge quota 300.000. Sulle tavole tedesche anche questa primavera non mancheranno gli asparagi, magari agli stessi prezzi contenuti di ogni anno. Oltre a essere affidabili e produttivi, i rumeni sono anche economici, sospetta il quotidiano berlinese di sinistra Tageszeitung (Taz), e garantiscono agli imprenditori agricoli di pagare salari bassi. La Taz non crede neppure alla bontà delle misure di sicurezza promesse dal governo. Forse con qualche ragione. Da ieri si conta il primo morto tra i lavoratori stagionali stranieri. Si tratta di un rumeno 57enne, giunto in Baden-Württemberg prima dell’ondata degli 80 mila, deceduto l’11 aprile e risultato qualche giorno dopo positivo al test del Covid-19. Secondo le autorità sanitarie di Stoccarda, l’uomo si è infettato in Germania.

 

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