Energia

Come e perché Francia e Germania menano le danze anche sull’energia in Europa

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Francia Germania

L’approfondimento di Gianni Bessi, autore di “Gas naturale, l’energia di domani”

Qualche mese fa Angela Merkel ha strappato una standing ovation al Parlamento di Strasburgo con un discorso dal forte contenuto europeista: il cuore del suo intervento era la proposta di costituire un esercito europeo come primo passo, e forse anche come ‘prova generale’, per costruire finalmente un’Europa unita politicamente oltre che economicamente. Frau Angela sa di cosa parla ma mi permetto, senza raggiungere i suoi livelli di statista, di aggiungere un altro elemento su cui dovrebbe nascere la nuova Europa politicamente unita. C’è bisogno di dirlo? La politica energetica.

House of zar su questo non può smentirsi: dopo avere così a lungo registrato tutti i piccoli e grandi movimenti in campo energetico, gli incontri ufficiali e i ‘rumors’ da anticamera, non vede l’ora di rilanciare il tema con in sottofondo l’Inno alla gioia. L’energia, come l’esercito, è un elemento strategico, di forte valore geopolitico: intanto dalla politica energetica dipende anche la sicurezza nazionale e, in questo caso, europea. Ma una politica energetica finalmente comune – che non si limiti solo a determinare obiettivi, per altro importantissimi – sarebbe un punto di forza contrattuale non indifferente. L’Ue, insieme alla Cina, è il cliente migliore che Putin e Trump possono sperare di avere: non è un caso che sul Nord Stream 2, sulla cui realizzazione Francia e Germania si sono accordate, Trump abbia già storto il naso. Sperava di vendere il Gnl statunitense ma se arriverà il gas di Gazprom, dovrà trovare un altro cliente o al massimo conquistare quote spot del mercato europeo.

Perché si capisca meglio qual è la situazione attuale dei Paesi europei in materia di approvvigionamenti, mi si permetta di rifarmi a quanto ho scritto nel mio libro “Gas naturale. L’energia di domani.” le nazioni europee nella corsa all’oro azzurro sono frenate da alcuni limiti strutturali, primo fra tutti il fatto che il mercato del gas naturale europeo non è di tipo integrato, perché non esiste un’unica rete di gasdotti, ma tante reti nazionali. Ultimo caso mancata integrazione dell’evoluzione del gasdotto STEP tra Francia e Spagna.

Se consideriamo inoltre i collegamenti fra i Paesi produttori e quelli consumatori, vediamo che sono di due tipi: alcuni possono beneficiare di reti dirette, mentre per altri l’approvvigionamento avviene tramite diramazioni, segmenti di interconnessione o Leg. Questa situazione rappresenta in maniera evidente quale sia il potere dei primi – quelli collegati direttamente – rispetto ai secondi, sia in termini di certezza d’approvvigionamento sia per quanto riguarda i costi. La mancata integrazione comporta anche che chi ha più gas naturale di quanto gliene serva non può rivenderlo a chi invece ne ha bisogno. Si è parlato a lungo di realizzare questa rete, ma finora si è fermi alle affermazioni di principio. Inoltre, l’Europa trae la maggior parte delle importazioni di gas naturale dalla Russia, da Algeria e Norvegia. E la domanda cresce per il combinato disposto del phase out dal carbone e dell’effetto Fukushima.

Si può superare questa situazione? Credo di sì e mi permetto di indicare come. A breve, il 26 maggio, voteremo per il rinnovo del parlamento europeo. Per l’Italia potrebbe essere l’occasione di contare qualcosa di più a Bruxelles e Strasburgo, se farà proprio il tema energetico. Ne avrebbe tutte le caratteristiche: un player di valore mondiale, Eni, giacimenti di gas naturale ancora da sfruttare, una collocazione geografica che la fa preferire a ogni altra soluzione per il passaggio del Tap. Certo una metà dell’attuale governo è contro a ogni politica energetica che non sia quella di proibire ogni attività forse con la convinzione che il giorno dopo compariranno, come i funghi dopo l’acquazzone, pale eoliche e pannelli solari a iosa. La realtà non è così: all’Italia farebbe bene un po’ di sano realismo, come anche al ministro Di Maio a cui servirebbe per utilizzare meglio la propria competenza istituzionale. Quel realismo che hanno la Francia e la Germania, per esempio, i cui cittadini sanno che per cucinare una bouillabaisse o una kartoffelsuppe mit würstchen non si può fare a meno del gas.

L’accordo di Acquisgrana (e la Brexit) confermano ancora una volta se c’erano dei dubbi che il posto di guida europeo è dotato di due volanti. Giocare la partita dell’unione energetica nel nuovo Parlamento europeo significa concretamente cercare di farsi ascoltare dai due conducenti.

 

2.continua (qui la prima puntata)

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