Energia

Come la Cina punta sull’idrogeno (senza rinunciare al petrolio)

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cina idrogeno

La provincia del Guangdong, nella Cina meridionale, ha presentato dei piani per lo sviluppo di veicoli a idrogeno. Ma un think tank invita Pechino ad aumentare anche la capacità di stoccaggio del petrolio

Questa settimana la provincia del Guangdong, nella Cina meridionale, ha presentato dei piani per lo sviluppo di veicoli a celle a combustibile, che utilizzano l’idrogeno come carburante. Si parla di incentivi all’innovazione nella filiera industriale dell’idrogeno, ma soprattutto viene sottolineata l’importanza, per i produttori, di essere indipendenti sulle tecnologie di base.

L’AUTARCHIA E L’IMPORTANZA DEL GUANGDONG

Non si tratta di un caso: “autarchia tecnologica” è infatti una delle parole chiave – forse la principale – del nuovo piano quinquennale cinese che, approvato a fine ottobre, fissa gli obiettivi di sviluppo economico per gli anni dal 2021 al 2025.

Piano che, tra l’altro, è stato discusso a seguito di un viaggio del presidente Xi Jinping proprio nel Guangdong. Una meta, anche questa, non casuale. La provincia è già il simbolo delle riforme di apertura promosse negli anni Ottanta dall’allora leader Deng Xiaoping; oggi, con Xi, il Guangdong diventa il cuore dell’evoluzione cinese da luogo di produzione manifatturiera in leader dell’innovazione tecnologica.

COSA FARÀ IL GUANGDONG SULL’IDROGENO

Oltre ad incentivare l’innovazione, la provincia del Guangdong dice di voler promuovere un maggiore utilizzo delle celle a combustibile nei tir, nei veicoli per la logistica e in quelli per le attività portuali. Entro il 2022 dovrebbe venire prodotta la prima nave ad idrogeno e il primo set di celle a combustibile per il riscaldamento e l’alimentazione domestica.

Il governo della provincia, inoltre, sovvenzionerà la costruzione di stazioni di rifornimento di idrogeno con una capacità superiore a 500 chili, che dovranno entrare in funzione entro il 2022.

Il Guangdong ha recentemente annunciato di essere a buon punto per costruire, entro la fine di quell’anno, 200 stazioni di rifornimento. È un obiettivo che si inserisce in un progetto più vasto, che punta a creare delle “città dimostrative per la promozione dei veicoli a celle a combustibile” nella Greater Bay Area, la macroarea nella Cina meridionale che comprende le regioni di Guangdong, Macao ed Hong Kong e che Pechino vorrebbe sempre più integrata, tecnologica ed innovativa.

COME VA LA CINA  SULLE AUTO A IDROGENO

Ad ottobre la Cina ha venduto 78 unità di veicoli a celle a combustibile, il 4 per cento in più rispetto all’anno precedente. I volumi di vendite da gennaio ad ottobre, scrive Argus, sono però calati del 50,4 per cento, con 658 unità in tutto.

Le automobili a celle a combustibile non stanno avendo lo stesso successo di quelle elettriche a causa dei costi di produzione ancora alti per l’idrogeno “verde”, quello ottenuto a partire da fonti rinnovabili. Considerate tuttavia le limitazioni delle batterie, l’idrogeno può rivelarsi conveniente per l’alimentazione dei veicoli più grandi come i camion, e forse anche per essere impiegato come carburante per le navi.

L’IMPORTANZA DELL’IDROGENO

Nonostante i costi, c’è comunque grande interesse a livello mondiale per l’idrogeno verde, che in futuro potrebbe costituire una quota molto importante del mix energetico. Considerata infatti la transizione energetica in atto, gli obiettivi di decarbonizzazione e le prospettive di una maggiore “elettrificazione”, l’idrogeno offre energia pulita e facilmente stoccabile che può dunque compensare l’intermittenza – cioè l’incostanza nella produzione, determinata dai fattori metereologici – delle fonti rinnovabili come l’eolico e il solare.

MA LA CINA NON RINUNCIA A PETROLIO E GAS

A fine settembre Xi Jinping aveva annunciato che la Cina raggiungerà la neutralità carbonica entro il 2060: un obiettivo molto ambizioso – il paese è infatti responsabile del 28 per cento delle emissioni globali di anidride carbonica –, ma ancora non si conoscono i dettagli sulle esatte politiche che Pechino intende adottare.

Intanto, il mese scorso il think tank governativo DRC (Centro di ricerca sullo sviluppo del Consiglio di stato) ha invitato le autorità a costruire nuove strutture per lo stoccaggio del petrolio in modo da sfruttare con vantaggio la fase di prezzi bassi.

Secondo il centro di ricerca, per il 2030 la capacità cinese di stoccaggio di greggio dovrà essere sufficiente a soddisfare la domanda per oltre novanta giorni. Nello stesso anno, la capacità di stoccaggio del gas dovrà aumentare fino ad arrivare a coprire il 12 per cento del consumo totale.

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