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La Cina ora importa più energia russa della Germania. Report

Cina Germania

Uno studio del Crea mette a confronto le importazioni energetiche dalla Russia di Cina e Germania. Tutti i dettagli nell’articolo di Pierluigi Mennitti da Berlino

Il sorpasso è avvenuto. Dopo l’attacco russo all’Ucraina e le successive sanzioni da parte dell’Occidente, la Cina ha superato la Germania come maggior importatore di energia russa. Il dato arriva da uno studio realizzato dal Centro indipendente per la ricerca sull’energia e l’aria pulita (CREA) che ha sede nella capitale finlandese Helsinki.

IL SORPASSO CINESE

Secondo i numeri forniti dal centro finlandese, la Germania era ancora il più grande importatore di combustibili fossili dalla Russia durante i primi due mesi di guerra, ma poi è scivolata al secondo posto, dietro la Cina, a causa della politica di sanzioni europee contro la Russia. Nei primi 100 giorni di guerra la Repubblica Popolare ha importato energia da Mosca per un valore di 12,6 miliardi di euro, mentre le importazioni tedesche sono state pari a 12,1 miliardi di euro.

Il cambiamento, sostengono gli esperti finlandesi, riflette la crescente importanza della Cina e di altre economie extraeuropee per le esportazioni energetiche russe, che forniscono circa il 40% del bilancio statale del paese.

93 MILIARDI DI EURO NELLE CASSE DI PUTIN (57 DALL’UE)

In totale, la Russia ha generato entrate per circa 93 miliardi di euro dalla vendita di petrolio, gas naturale e carbone dall’invasione dell’Ucraina dello scorso 24 febbraio. Secondo i dati, durante i primi 100 giorni di guerra circa il 61% dei combustibili fossili, per un valore di ben 57 miliardi di euro, è stato esportato nell’Unione Europea. Dopo la Germania, principale acquirente dell’Unione, ci sono l’Italia e i Paesi Bassi, con importazioni per 7,8 miliardi di euro ciascuno, seguiti dalla Polonia con altri 4,4 miliardi di euro.

Tuttavia, l’Ue ha nel complesso ridotto le sue importazioni di energia dalla Russia di oltre 100 milioni di euro al giorno nel mese di maggio. E la Polonia, che in precedenza era stata un importante acquirente di petrolio e gas russo, ha assunto il ruolo di pioniere. D’altronde Varsavia ha impostato la sua fuoriuscita dalla dipendenza russa già da tempo, ben prima che le truppe di Putin invadessero l’Ucraina, nel quadro di uno sganciamento strategico da Mosca: dal prossimo ottobre entrerà in funzione il Baltic Pipe con la Norvegia (le prove tecniche sono già iniziate), un secondo rigassificatore potrebbe affiancare quello già operante a Świnoujście, si punta alla costruzione della prima centrale nucleare entro il 2033 (anche se gli esperti dubitano sulla puntualità del piano) e nel breve periodo si intensificherà anche il ricorso al carbone, sia attraverso maggiori estrazioni di quello polacco che attraverso importazioni (non dalla Russia).

LA GERMANIA RESTA FORTEMENTE DIPENDENTE DAL GAS RUSSO

I dati pubblicati dal CREA mostrano dunque che, nonostante i recenti sviluppi, la Germania rimane fortemente dipendente dall’energia russa, ma lo è soprattutto per quanto riguarda il gas. Qualche numero in calo c’è anche qui, ma è una pura illusione ottica perché dovuto alla stagione e al clima più mite, non a particolari iniziative del governo. A maggio, infatti, le importazioni sono diminuite dell’8% rispetto ai due mesi precedenti. Ma le temperature, seppure lontane da quelle italiane, annunciano ormai la bella stagione, almeno dal punto di vista meteorologico e il consumo privato per riscaldamento è calato di conseguenza.

MOSCA SI RIVOLGE ALL’INDIA

Le sanzioni occidentali e la conseguente riduzione della domanda di petrolio russo da parte dei paesi Ue ha fatto sì che i prezzi spot del greggio russo abbiano registrato sconti record rispetto ad altre qualità. Questo ha dato ai raffinatori indiani, che in precedenza acquistavano raramente il petrolio russo a causa degli alti costi di trasporto, l’opportunità di acquistare greggio a prezzi relativamente bassi. Così a maggio la Russia è diventata il secondo fornitore di petrolio dell’India dopo l’Iraq, scalzando l’Arabia Saudita che è finita al terzo posto. Le raffinerie indiane hanno ricevuto circa 819.000 barili al giorno di petrolio russo, secondo le statistiche commerciali pubblicate a inizio settimana, pari a circa il 16,5% delle importazioni totali indiane: si tratta della cifra più alta finora registrata. A titolo di paragone, nel mese di aprile da Mosca erano arrivati circa 277.00 barili.

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