Energia

Tutti i piani pseudo-liberali della Cina sull’energia

di

petrolio ocse

Che cosa celano i piani energetici della Cina, che apre il settore delle esplorazioni Oil&Gas ad aziende straniere 

“Non è possibile applaudire con una mano sola”, recita un antico proverbio cinese. E di una seconda “mano” sembra aver bisogno anche Pechino, che per raggiunge i suoi obiettivi energetici, chiede aiuto alle aziende straniere. Dal 1 maggio 2020, infatti, la Cina consentirà alle compagnie straniere di prendere parte all’esplorazione e alla produzione di petrolio e gas nel Paese.

Aprire la propria industria energetica a paesi terzi ha un unico obiettivo: aumentare la produzione e la sicurezza energetica, per essere sempre meno dipendente.

ESPLORAZIONI STRANIERE

Secondo quanto annunciato dal Ministero delle risorse naturali in una conferenza stampa, dal 1° maggio 2020 le imprese straniere registrate in Cina con un patrimonio netto non inferiore a 300 milioni di yuan (43 milioni di dollari) potranno prendere parte all’esplorazione e alla produzione di petrolio e gas. L’esplorazione sarà consentita anche alle società nazionali che soddisfano gli stessi criteri patrimoniali.

LE NORME DELLE CONCESSIONI

Le autorizzazioni per l’estrazione di risorse minerarie avranno durata cinque anni al momento della registrazione iniziale e potrebbero essere prorogate per altri cinque, come scrive Cnbc.

UNA RIVOLUZIONE

Quella annunciata rappresenta, spiega la stampa cinese, una rivoluzione: è la prima volta nella storia della repubblica Popolare, che ha visto il settore monopolio di PetroChina, Sinopec e Cnooc. Fino ad oggi, infatti, le società internazionali potevano entrare nel settore solo attraverso joint-venture o attraverso la cooperazione con i colossi cinesi.

AUMENTARE LA PRODUZIONE

L’obiettivo di Pechino, ovviamente, è far scendere più operatori in campo per aumentare la produzione di petrolio e gas, fonti di cui il Paese non potrà ancora a fare a meno negli anni a venire.

I CONSUMI DELLA CINA

La Cina, infatti, secondo stime Reuters, importa, attualmente, il 70% del petrolio e metà del fabbisogno di gas. E le cifre potrebbero crescere ancora, in vista di un aumento della domanda e, in concomitanza, una produzione interna che vacilla.

…E LA SICUREZZA

Non si tratta, però, solo di numeri. Dietro la questione produzione (e ad essa strettamente collegata) si nasconde quella della sicurezza. “La Cina sta accelerando la riforma del settore a causa delle crescenti preoccupazioni in materia di sicurezza energetica”, ha affermato a Reuters Zhu Kunfeng, direttore associato della società di ricerca IHS Markit, con sede a Pechino.”Rivitalizzare il settore diversificando i partecipanti, compresi gli investitori stranieri e privati, è al centro di tale riforma”.

UN ACCORDO PER IL NUCLEARE

In questo contesto, poi, si inserisce anche un accordo siglato il 7 gennaio 2020 tra China Energy Engineering Corporation (CEEC), conglomerato energetico statale cinese, con sede nel distretto di Chaoyang, e China National Nuclear Corporation (CNNC), società che controlla la maggior parte delle attività nucleari in Cina.

Le due aziende si impegnano nella pianificazione di progetti energetici e nucleari in Cina e nella ricerca e sviluppo delle apparecchiature per il settore nucleare.

CINA SI ISPIRA AD USA?

Che sul fronte energia la Cina si ispiri agli Usa? Forse, grazie allo shale gas e allo shale oil, infatti, l’America è prima nella produzione di idrocarburi ed è vicina al traguardo dell’autosufficienza energetica. Cosa che, come ha ricordato Trump nel discorso dopo l’attacco all’Iran, permette a Washington di essere libera.

Trump, ha ricordato l’economista esperto di energia Alberto Clò in una intervista a Start Magazine, “ha parlato di un’America energeticamente indipendente e quindi libera. Un’America che può disinteressarsi alla questione Medio Orientale o che può entrarci in modo dirompente, senza dover dar conto a nessuno o temere ritorsioni, almeno energeticamente parlando. Essere energeticamente indipendenti significa anche essere liberi”. Che la Cina abbia intrapreso il suo personale percorso verso la libertà? Forse.

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