Energia

Chi festeggia davvero per l’accordo Opec sul petrolio

di

opec

L’articolo di Marco Giuli su Limes con un approfondimento sui risultati dell’ultimo vertice Opec 

L’Opec e i produttori non-Opec guidati dalla Russia hanno raggiunto un accordo per un aumento della produzione che potrebbe attestarsi fra 700 mila e un milione di barili al giorno.

L’intesa punta a stabilizzare il mercato, pericolosamente avviato oltre i 70 dollari al barile. I produttori hanno risposto alle pressioni di Trump, preoccupato di fronteggiare le elezioni di medio termine con il prezzo alla pompa fuori controllo. Dunque una vittoria per il tycoon newyorkese? Alcune considerazioni suggeriscono cautela.

Primo, gli Usa dimostrano di avere ancora bisogno dell’Opec per stabilizzare i prezzi. Finché gli attuali vincoli infrastrutturali all’esportazione dell’olio di scisto americano non saranno rimossi con la costruzione di nuovi oleodotti gli Stati Uniti non aumenteranno la loro efficienza energetica, l’abbondanza di idrocarburi nordamericani non sarà sufficiente ad aumentare le opzioni geopolitiche di Washington nel Golfo.

Secondo, visti gli elementi di contesto che hanno sottratto al mercato circa 850 mila barili al giorno – le sanzioni all’Iran, il tracollo della produzione venezuelana, il coinvolgimento del terminal libico di Ras Lanouf negli scontri fra i signori della guerra locali, l’avvicinarsi della stagione degli uragani nel Golfo del Messico – l’accordo potrebbe non condurre ai prezzi auspicati da Trump.

Insomma, i maggiori beneficiari dell’intesa rimangono Russia e Arabia Saudita. In termini economici, si spartiranno la fetta maggiore della produzione incrementale, essendo la maggior parte degli altri partner – a iniziare da Teheran – incapaci di accrescere il loro output nazionale. In termini politici, da un lato sono riusciti a mantenere l’unità del cartello Opec+.

Dall’altro, stanno offrendo a Trump – senza particolari sforzi – la percezione (o illusione) che stiano facendo il possibile per non porre ostacoli petroliferi sugli appuntamenti elettorali dei repubblicani, dalla cui amministrazione Mosca e Riyad stanno ottenendo significativi vantaggi.

Articolo tratto dal sito di Limes

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