Energia

Che cosa combinano Gazprom e Rosneft sul Gnl?

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L’approfondimento di Gianni Bessi, autore di “Gas naturale – l’energia di domani”

Nel film del grande Ridley Scott ‘I duellanti’ i protagonisti si sfidavano spada in pugno ogni volta che capitava l’occasione durante le campagne militari napoleoniche e tra i teatri dell’eterna sfida ci fu anche l’innevata steppa russa. Una scena che si sta ripetendo ma con la società che produce Gnl nella penisola di Yamal, che fa viaggiare il prodotto su rotaia o nave, contro il colosso del gas naturale Gazprom, che ovviamente per approvvigionare la clientela utilizza le pipeline. E, come la serie di House of zar: la geopolitica al tempo di Putin e Trump ha messo in evidenza, coinvolge anche gli altri operatori e Petrostati che dominano il mercato dell’energia mondiale.

Il primo dei duellanti è Novatek che è la più grande società indipendente di petrolio e gas della Russia seppure di dimensioni inferiori rispetto ai suoi competitor di proprietà statale, visto che Gazprom e Rosneft producono oggi ricavi annuali dieci volte quelli della società della penisola di Yamal.

Relativamente piccola ma indipendente e agile, Novatek è stata in grado di affrontare i rischi che le grandi imprese statali non erano pronte a sostenere, rappresentando la nuova frontiera dell’innovazione nel settore energetico russo, quella del gas naturale liquefatto (Gnl). E oggi è pronta a diventare un importantissimo player del mercato Gnl grazie anche alla ‘dottrina Artica’ di Vladimir Vladimirovič Putin.

Novatek ha beneficiato delle conseguenze indesiderate delle sanzioni, tra cui il calo del valore del rublo russo, che ha spinto in alto i profitti della società: questo perché i contratti di Gnl sono gestiti in dollari statunitensi. E le sanzioni non hanno necessariamente scoraggiato il coinvolgimento di molte società finanziarie occidentali tedesche, italiane, spagnole e svedesi che hanno garantito le necessarie linee di credito.

La rivoluzione si è compiuta nel dicembre 2017, quando è diventato operativo il primo treno Gnl all’interno della Yamal LNG. Il secondo e il terzo treno sono stati completati nel rispetto del budget e in anticipo nella realizzazione rispettivamente di 6 e 12 mesi. Yamal LNG attualmente produce e spedisce il Gnl su capacità completamente appaltata. Nel frattempo la rampante società della siberia occidentale, con sede a Tarko – Sale, sta procedendo nella costruzione del prossimo progetto LNG, Arctic LNG 2, che spera divenga operativo nel 2022-2023, forte del basso costo del Gnl che produce e del più breve e quindi più basso costo di consegna attraverso la rotta artica. La differenza rispetto ad altre compagnie è che Novatek ha acquistato sia per Yamal sia per il progetto super giant Artic la titolarità del processo e del know how per gestire al meglio le opportunità presenti e future legate al mercato LNG.

I suoi avversari con la spada sguainata sono le gigantesche società Gazprom e Rosneft, più macchinose e burocratizzate e che non stanno reggendo il passo con gli sviluppi del Gnl. Per Rosneft i piani per sviluppare un’attività di esportazione del Gnl sono ancora ben lungi dal materializzarsi e pertanto forse risulterà la più penalizzata dalla crescita esponenziale di cui Novatek sarà protagonista nel breve e medio termine.

Diverso il discorso per Gazprom di Aleksej Miller, l’attuale ceo di Gazprom, anche lui, come altri Silovaki, cioè gli uomini forti al comando dell’attuale Grande Madre Russia, cresciuto in quel lontano 1990 negli uffici del sindaco di San Pietroburgo. Gazprom è il simbolo più influente della potenza energetica dell’era Putin. Il colosso energetico, proprio a San Pietroburgo ha la sua gigantesca sede nel Gazprom City business center, detiene attualmente una quota di maggioranza a Sakhalin, il progetto che si sta sviluppando nell’isola delle Curili nell’estremo oriente russo che Stalin occupò alla vigilia della capitolazione dell’impero giapponese e dove opera già Shell, la società che ha fornito e detiene la tecnologia necessaria per sviluppare il terminale Gnl, e che è parte del progetto per collegare il Paese del sol levante con i giacimenti del permafrost siberiano.

Gazprom aumenterà a breve la sua capacità di esportazione, se la Bulgaria sarà in grado di rispettare gli impegni presi con Mosca che riguardano la realizzazione delle linee 3 e 4 del sealine che attraverso il mar Nero porteranno il gas a Varna, completando, nel rispetto delle direttive europee, grazie al progetto TurkStream e dei suoi sottoprogetti l’aggiramento di Ucraina e Polonia.

Sempre nel ‘corridoio sud’ Gazprom si avvantaggerà anche dello sviluppo del Tap per fare arrivare circa 10 miliardi di barili di gas in Europa attraverso TurkStream. I termini in base ai quali Tap ottiene l’approvazione normativa da parte dell’Unione Europea includono un fermo impegno per l’accesso da parte di terzi. Gli sviluppatori di Tap hanno conseguito esenzioni da questo principio per i primi 10 miliardi di metri cubi / anno di capacità, che è anche l’importo necessario per coprire le consegne iniziali di gas in Italia dallo sviluppo di Shah Deniz Stage Two. Tap è progettato in modo che, con la compressione aggiunta, possa portare circa 20 bcm / a. Questa capacità aggiuntiva di 10 bcm / a è aperta all’accesso di terzi. Vogliamo scommettere su chi ne approfitterà?

 

(2.continua, qui per leggere la prima puntata)

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