Energia

Che cosa combina la Cina sul petrolio

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La Cina ha approfittato del periodo di prezzi negativi del greggio tra marzo ed aprile per fare incetta di petrolio, così che ora al largo delle sue coste settentrionali vi è un vero e proprio ingorgo di petroliere che stanno aspettando di scaricare il loro prezioso carico. Il servizio della Cnn

 

Il rialzo record del prezzo del petrolio – passato in poche settimane dal picco negativo di -40 dollari al barile nel clou dell’emergenza Covid-19 all’attuale quotazione di 40 dollari – si deve ad alcuni fattori in parte già noti.

C’è, anzitutto, il taglio della produzione globale deciso dal cartello Opec+, che rimuovendo dal mercato qualcosa come il 10% della produzione ha dato un contributo fondamentale a quel rialzo.

E c’è poi lo scemare dei lockdown in tutto il mondo, che ha portato ad una parziale ripresa delle attività economiche e lavorative e ad un conseguente impiego di energia sufficiente a far ripartire la dinamica del mercato.

Ma sullo sfondo si può individuare anche un terzo fattore di cui non si è parlato molto se non fosse stato per un servizio di ieri della CNN che ne ha messo a nudo il carattere addirittura decisivo per il rialzo del prezzo del petrolio.

La Cina ha approfittato del periodo di prezzi negativi del greggio tra marzo ed aprile per fare incetta di petrolio, così che ora al largo delle sue coste settentrionali vi è un vero e proprio ingorgo di petroliere che stanno aspettando di scaricare il loro prezioso carico.

Secondo ClipperData, il 29 giugno le petroliere in attesa erano 59 con un carico di ben 73 milioni di barili di petrolio – l’equivalente di tre quarti dell’intera domanda mondiale.

Sempre secondo ClipperData, i depositi galleggianti di greggio – intesi come quantitativo di petrolio che rimane a bordo delle petroliere per sette giorni o più – sono addirittura quadruplicati nel mese di maggio e hanno raggiunto un livello che è sette volte superiore alla media mensile del primo quadrimestre del 2020.

E la festa non è ancora finita, visto che secondo i dati di S&P Global Platts Pechino a maggio ha importato la cifra record di 11,3 milioni di barili al giorno, e ha continuato ad acquistarne quantitativi record anche nel mese successivo.

Ma da dove viene tutto questo petrolio che attende al largo del mare cinese di toccare la terraferma? La maggior parte di esso è arrivato dall’America Latina e nella fattispecie dal Brasile con un viaggio durato circa un mese e mezzo. L’altra parte è giunta soprattutto da paesi come Iraq, Arabia Saudita e Nigeria.

Resta da capire se questa tendenza proseguirà anche nei mesi a venire. Cosa n niente affatto improbabile, considerato che stiamo parlando di un Paese energivoro e altamente dipendente dall’import. Ma molto dipenderà dalla dinamica del mercato del greggio, in questo momento esposto ad una volatilità che rende inutile ogni previsione.

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