Energia

Che cosa cambierà per Eni, Enel ed Edison in Algeria

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Eni, Enel ed Edison, ma anche aziende come Naturgy, Galp e Botas – tradizionali clienti dell’Algeria – hanno tutte rinnovato i contratti con Algeri dimezzando però le forniture e tagliando la durata contrattuale. Fatti, numeri e analisi

Con il rinnovo degli accordi per l’acquisto di gas dall’Algeria da parte di Edison – che avrà a disposizione 1 miliardo di metri cubi l’anno fino al 2027 – si chiude il cerchio delle forniture algerine all’Italia. Eni ed Enel avevano già siglato accordi simili nei mesi passati, mostrando una tendenza in atto nei rapporti bilaterali tra i due paesi in materia di energia: un dimezzamento delle forniture e una contrazione della durata contrattuale.

PERCHÉ SI SONO DIMEZZATE LE FORNITURE E LE DURATE CONTRATTUALI CON L’ALGERIA

La tendenza non ha riguardato solo le compagnie energetiche nostrane ma anche aziende come Naturgy, Galp e Botas tradizionali clienti del paese nordafricano. Evidenziando di fatto una certa rigidità di Sonatrach nel mettere in campo nuovi rapporti contrattuali di lungo termine. La spiegazione è semplice: come riporta Economist Petroleum, “Sonatrach e il governo si sono mostrati intransigenti” nell’accogliere nuove forme contrattuali più flessibili, come accaduto ad esempio con Russia e Norvegia che hanno incluso nei loro accordi prezzi basati in larga parte sugli hub (sostituendo in parte il tradizionale collegamento con il petrolio). “In cambio ci si aspettava che i clienti concedessero una parte della flessibilità incorporata nei contratti take-or-pay, e che potessero ridurre i volumi complessivi per lasciare l’impresa petrolifera e di gas di proprietà statale Sonatrach con una maggiore produzione di gas per il proprio portafoglio di Gnl. E questo potrebbe essere stato il risultato delle rinegoziazioni concluse o di quelle di prossima conclusione”. In sostanza, Sonatrach non ha l’interesse né la capacità di impegnarsi per volumi ingenti di gas perché vuole sviluppare il settore Gnl, con una quota importante da riservare alle vendite spot.

GLI ACCORDI DI ENI ED ENEL

Come accennato, anche Eni ed Enel hanno rinnovato i loro contratti di fornitura dimezzando i volumi e accorciando la durata contrattuale. “Il Cane a sei zampe importerà 9-10 bcm l’anno fino al 2027 (con opzione per arrivare al 2029), mentre il gruppo guidato da Francesco Starace si è accontentato di 3 miliardi di metri cubi l’anno, contro i precedenti 7 bcm, ma il suo contratto si spinge più in là nel tempo: la durata è di 8 anni +2, fino al 2030”, scrive il Sole 24 Ore ricordando che Eni ha “anche rinnovato gli accordi per il trasporto attraverso il gasdotto Transmed (di cui Sonatrach possiede in joint venture il tratto sottomarino) e per il transito del gas algerino in Tunisia, fino al 2029”.

“In tutto l’Italia potrà contare su circa 14 miliardi di metri cubi di gas algerino nei prossimi otto anni: quasi 3 miliardi in meno rispetto ai volumi – già fortemente ridotti – che abbiamo importato nel 2018 e oltre 10 miliardi in meno rispetto a una decina d’anni fa. Attraverso il punto d’ingresso di Mazara del Vallo (l’approdo del Transmed in Sicilia) l’anno scorso sono entrati in Italia 17,1 bcm di gas, secondo dati del Mise, in calo del 9,5% rispetto al 2017, ma comunque una quantità tale da soddisfare oltre un quarto del nostri consumi (pari in totale a 72,7 bcm)”. Un’enormità se si pensa che “nel 2010 l’Algeria era arrivata a venderci quasi 26 bcm ed era stata il nostro primo fornitore, superando anche la Russia”.

RIMOSSO IL NUMERO UNO DI SONATRACH, PROBABILE SUCCESSORE KAMEL CHIKHI

Nel frattempo la situazione in Algeria è in continua evoluzione: il presidente ad interim dell’Algeria, Abdelkader Bensalah, ha rimosso Rachid Hachichi dall’incarico di presidente e direttore generale di Sonatrach e stando alle informazioni diffuse dalla stampa nazionale, al suo posto subentrerà Kamel Eddine Chikhi, ha riferito Agenzia Nova. Una sostituzione che arriva poco dopo l’approvazione della nuova legge sugli idrocarburi da parte dell’Assemblea nazionale popolare, voluta per aumentare il potenziale estrattivo del paese e attirare risorse e capitali stranieri.

PERCHÉ LA NUOVA LEGGE SUGLI IDROCARBURI

“La compagnia nazionale degli idrocarburi algerina Sonatrach ‘non è in grado di condurre attività esplorative in autonomia a causa della mancanza di potenziale” ha dichiarato il ministro dell’Energia algerino, Mohamed Arkab secondo quanto riportato da Nova che ha aggiunto come il titolare del dicastero energetico consideri “la flessibilità della legislazione fiscale sugli idrocarburi una necessità per attirare il maggior numero di investitori”.

UN SETTORE CHIAVE

Come ha riferito Al Monitor, “l’importanza del settore energetico in Algeria – un settore chiave della sua economia e fonte di orgoglio nazionale – rende la sua regolamentazione una mossa delicata, soprattutto perché l’attuale presidente, governo e Parlamento, tutti coinvolti nella redazione della legge, sono visti come illegittimi da parte di molti algerini, che chiedono la loro destituzione da mesi. Le autorità algerine dal canto loro, hanno giustificato l’urgenza del disegno di legge, sostenendo che nel paese il tempo sta scadendo. Il consumo di gas nazionale è quasi raddoppiato dal 2002 al 2017 e si prevede un deficit interno entro il 2030. Pertanto, è necessario un intervento immediato dato che viene considerato necessario circa un decennio per scoprire, sviluppare e sfruttare un campo, come ha dichiarato Toufik Hakkar, il vicepresidente della compagnia petrolifera statale Sonatrach, in un’intervista a Le Soir d’Algerie il 20 ottobre”. Una tendenza confermata il 28 ottobre scorso quando “il ministro dell’Energia Mohamed Arkab ha annunciato che le entrate degli idrocarburi hanno registrato un forte calo solo nell’ultimo anno. Alla fine di settembre, questi hanno raggiunto 24,6 miliardi di dollari, rispetto ai 29 miliardi dello stesso periodo del 2018” scriveva ancora Al Monitor.

COSA DICE LA NUOVA LEGGE SUGLI IDROCARBURI

La nuova legge sugli idrocarburi “introduce un nuovo sistema fiscale e contratti, ridefinisce il ruolo dei diversi enti pubblici coinvolti nel settore e semplifica il quadro amministrativo. Di questi, le parti più controverse sono quelle che limitano le competenze dell’agenzia pubblica, in particolare la sua prerogativa di controllare i costi operativi dei contratti di ricerca e sfruttamento, nonché le concessioni fiscali e il via libera dato allo shale gas”, evidenzia Al Monitor. Il ministero dell’Energia, prosegue Nova “ha proposto di modificare l’articolo 18 della legge finanziaria per consentire al settore degli idrocarburi di far valere i propri diritti e separando il regime fiscale settoriale dalle leggi finanziarie. E’ stata aggiunta una nuova clausola all’articolo 18, secondo cui il regime fiscale applicabile alle attività connesse al settore petrolifero e del gas potrebbe essere incluso in una ‘legge speciale’, ad eccezione delle disposizioni sulle esenzioni fiscali. Il ministro delle Finanze, Mohamed Loukal, ha dichiarato che le attività riguardano ‘ricerca, esplorazione, sfruttamento e produzione’, sottolineando che ‘si tratta di un’eccezione legate alle attività petrolifere e non verrà attuata in altre aree’. Secondo Loukal, questo emendamento ‘rafforzerà il ruolo di Sonatrach come leader economico nello sviluppo del paese, fornendo la necessaria flessibilità nei suoi negoziati con i partner stranieri’”.

EXPORTAZIONI DI GAS A QUOTA 51,4 MLD DI MC NEL 2018

Attualmente le esportazioni di gas dal paese sono scese nel 2018, raggiungendo quota 51,4 mld di mc (64 mld nel 2005), il 74% tramite gasdotto e il 26% via Gnl. I due terzi dell’export hanno raggiunto Spagna e Italia. Le stime parlano del fatto che circa il 35-40% dei ricavi realizzati dall’Algeria negli idrocarburi, in totale 40 miliardi di dollari, provengano solo dal gas.

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