Energia

Che aria tira nel settore eolico? Tutti i dettagli sul convegno Anev

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Tesi, numeri, sfide, potenzialità e problemi del settore eolico in Italia. Tutti i dettagli sul convegno Anev, l’associazione presieduta da Simone Togni

Per assicurare la piena applicazione del Piano nazionale energia e clima (Pniec) occorre passare per le Regioni e per una semplificazione delle procedure e degli iter normativi, garantendo al contempo certezza nell’applicazione delle regole.

Si possono sintetizzare così i lavori degli stakeholder dell’eolico riuniti IERI a Palazzo Merulana a Roma in occasione del Convegno Istituzionale dell’Anev “Il ruolo delle Regioni nel Piano Energia e Clima al 2030.

Collaborazione tra Stato e Regioni per snellire gli iter autorizzativi per la realizzazione degli impianti eolici”, in cui aziende ed istituzioni si sono confrontate sul futuro del settore.

ZORZOLI: IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI OBIETTIVI DEL PNIEC PASSA PER LE REGIONI. SERVE UN SOTTOSEGRETARIO DEDICATO

“Quello di oggi è un incontro importante perché affronta il vero nocciolo per assicurare l’applicazione del Pniec – ha commentato GB Zorzoli, Presidente del Coordinamento FREE -. Gli obiettivi al 2030 sono molto sfidanti è vero ma comunque nell’ambito delle potenzialità del sistema produttivo italiano. I progetti con nuove tecnologie e migliori performance ci sono, cosi come ci sono i capitali che prevedono investimenti addizionali pari a 180 miliardi di euro tra il 2021 e il 2030 e le formule contrattuali. Il punto che invece può scoraggiare gli investitori e bloccare lo sviluppo è la mancanza di certezza dell’iter decisionale. E da questo punto di vista il ruolo delle regioni è fondamentale. Qual è la soluzione? Personalmente propendo per una programmazione territoriale più rapida, flessibile e realizzabile che consiste nel far sì che siano le regioni stesse a individuare le aree motivando se ci sono vincoli che non consentono di realizzare gli impianti. In modo che poi ci si possa muovere con dinamismo e flessibilità”, ha concluso Zorzoli chiedendo la creazione di un sottosegretario alla presidenza del consiglio dedicato con strumenti normativi adeguati.

DE SANTOLI: SEMPLIFICARE LE PROCEDURE NEI CONTRATTI PUBBLICI MA ANCHE ASSICURARE PARTENARIATI PUBBLICO-PRIVATI

Sulla stessa linea anche Livio de Santoli, Prorettore alle politiche energetiche (università La Sapienza), secondo il quale “fatti salvi gli obiettivi tecnologici che esistono, l’industria è pronta”. Ma qual è il percorso ideale per raggiungere l’obiettivo del Pniec? “Quello che passa attraverso l’apparato amministrativo e burocratico”, ha evidenziato De Santoli. Infatti, ha precisato il prorettore, ci sono aspetti trattati marginalmente nel Pniec come la nuova alleanza tra i vari soggetti di settore nei quali mancano i ministeri del Lavoro, dell’Agricoltura e il Miur; ma anche gli investimenti in R&S e le politiche industriali; il ruolo degli enti locali in un sistema energetico decentrato; le regole del burden sharing, la responsabilità delle regioni; ma anche il ruolo delle regioni per quanto riguarda le aree idonee e non idonee; infine la mancanza di formazione di nuove competenze necessarie per la riconversione ecologica dell’economia e della società.

Per rilanciare l’eolico dunque, ha suggerito De Santoli, occorre “semplificare le procedure nei contratti pubblici” ma anche assicurare “partenariati pubblico-privati con nuove regole, permettere l’indebitamento degli enti locali con l’onere di ammortamento a carico dello Stato”, infine pensare a “distretti energetici locali, cluster regionali, attività produttive e competenze professionali”. In particolare, ha concluso “i cluster regionali i partenariati regionali e la formazione capillare è una cosa che le regioni possono già fare come loro compito istituzionale”.

NOVELLI (GSE): STIAMO LAVORANDO CON IL MEF SUL TEMA DEL PARTENARIATO PUBBLICO-PRIVATO

“Il nostro è un ruolo più operativo ma non nascondo che i nuovi vertici e i tre nuovi dipartimenti creati hanno uno sguardo al passato e al futuro – ha sottolineato Daniele Novelli, Direttore Dipartimento Sviluppo Sostenibile GSE -. Per questo vorrei partire guardando indietro con la necessità di recuperare il dialogo con i territori ma anche con gli operatori. Ci sono un po’ di questioni pendenti su due grandi categorie: i contenziosi, sono circa 4000 quelli aperti e i futuri contenziosi, temi caldi per associazioni e operatori. L’idea è quella di tirar fuori schede per individuare possibili soluzioni. Questo è un percorso condiviso anche con il ministero perché molte volte il punto di caduta è regolatorio o in un decreto. L’idea è arrivare entro fine luglio all’identificazione dei problemi ricorrenti e individuare possibili soluzioni confrontandosi anche con le associazioni. Naturalmente il percorso di dialogo è doverosamente di crescita e consentirà di semplificare l’accesso agli incentivi per gli operatori. Ma il futuro non potrà essere fatto solo di incentivi – ha ammesso il funzionario del Gse -. Per diverse ragioni: prima di tutto perché le risorse sono progressive e in questa seconda fase di accelerazione non possiamo prescindere dalla partecipazione bottom up del territorio. Poi perché si deve passare dall’incentivo al supporto nell’ottica della competitività”. Infine, c’è il tema del partenariato pubblico privato “al quale stiamo lavorando con il Mef in un tavolo in cui c’è anche Anac ma bisogna affrontare il tema del debito”, ha concluso Novelli.

CIAFANI (LEGAMBIENTE): SERVONO AMBIZIONE E CORAGGIO PER SBLOCCARE LE SITUAZIONI

“Oggi parliamo di rivoluzione energetica, economia circolare ci sono accordo internazionali come quello di Parigi ma anche emergenza smog ed emergenza climatica – ha evidenziato Stefano Ciafani, presidente di Legambiente -. Il sistema energetico nazionale e quello dei rifiuti hanno in comune la stessa malattia, quella di non prendere il toro per le corna e di non prendere mai decisioni nei tempi dovuti. Per sbloccare lo stand by in cui si trova il paese serve da una parte ambizione, dall’altra coraggio. E serve soprattutto semplificare e dare certezza agli iter. Non dimenticandosi della barriera del consenso locale su cui occorre giocare la carta del coinvolgimento dei territori. Infine bisogna guardare alle responsabilità per evitare lo sport nazionale dello scaricabarile e al nodo delle risorse”.

BECCARELLO (CONFINDUSTRIA): SIAMO IN RITARDO, RISCHIAMO DI VENIRE TRAVOLTI DA UN PACCHETTO DI DIRETTIVE E REGOLAMENTI

Più pessimista, invece, Massimo Beccarello di Confindustria: “Credo sia importante farsi delle domande sullo stato dell’arte delle rinnovabili. L’Ue ci fa grandi elogi per gli obiettivi ma poi ci chiede come abbiamo intenzione di raggiungerli. L’energia eolica può rappresentare un elemento primario per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione. Ma ancora non abbiamo visto nulla di concreto, vedo anzi una totale assenza di dibattito alla vigilia dell’approvazione del terzo pacchetto energia. Siamo in ritardo insomma. Se andiamo a vedere anche il dibattito istituzionale la situazione è la stessa. E stiamo parlando di un percorso che vale molto, circa 40 mld di euro all’anno dal 2021 ma abbiamo idee vaghe di come vogliamo rendere questi investimenti efficienti”, ha ammesso Beccarello. Cosa fare allora? “Sono d’accordo nel fare un tavolo di coordinamento ma ci vuole una visione olistica, un sistema complesso e maturo che tenga conto del cambio dei modelli di business di imprese e consumatori – ha esplicitato il responsabile di Confindustria -. Altrimenti rischiamo di venire travolti da un pacchetto di direttive e regolamenti. Sono quindi molto pessimista e vedo una tempistica poco favorevole”, ha concluso Beccarello.

FERRANTE: MANCA LA POLITICA

“Su questo tema manca la politica ma non dobbiamo rinviare perché non solo così non centreremo gli obiettivi ma finiremo anche con il perdere un’occasione nei confronti dei nostri partner. Ma abbiamo bisogno di uno scatto in più e invito gli imprenditori ma anche le associazioni a fare di più per l’eolico”, ha sottolineato Ferrante.

GIROTTO: CAPACITY MARKET DI ULTIMA ISTANZA E VALUTAZIONE SU NUOVE CENTRALI A GAS DOPO IL PHASE OUT DEL CARBONE

“La risoluzione sull’autoconsumo è la cosa più pratica che siamo riusciti a porre in essere. Ho allungato i tempi per avere l’unanimità di tutte le forze parlamentari. Stiamo lavorando anche sulle Uva che sappiamo essere il tassello fondamentale per le rinnovabili e sul capacity market – ha spiegato Girotto -. Sappiamo perfettamente della competenza concorrente tra Stato e regioni sulla materia e penso che la stesura di un piano di area con zone idonee sia già un buon punto di partenza. Siamo anche in fase di legge di delegazione europea per dare dei criteri sull’autoconsumo e le comunità energetiche. Ritengo che il Pniec debba essere ancora più sfidante e per questo interverremo durante la Vas per dare indicazioni ulteriori. Sul capacity market rimaniamo sulle posizioni Ue. Si può fare ma solo dopo aver messo in campo tutte le soluzioni possibili e consentendo a tutti gli operatori di partecipare. Stiamo parlando si un costo di 1 miliardo e mezzo in 15 anni quindi non indifferente. Sul phase out del carbone, infine, voglio vedere se sono necessarie o meno nuove centrali a gas: dai dati che ho a disposizione emerge che non servono ulteriori impianti e su questo punto sto interloquendo con il governo. Ribadisco quindi l’impegno degli anni passati ma ammetto che siamo in forte ritardo”.

TOGNI: OBIETTIVI PNIEC UNA SFIDA CHE L’ITALIA NON PUÒ PERDERE

Le conclusioni del convegno sono state appannaggio di Simone Togni, presidente dell’Anev, che ha rimarcato come “gli obiettivi adottati dall’Unione Europea al 2030 con il Pniec in materia di energia e clima rappresentano una sfida che l’Italia non può perdere. C’è bisogno di un patto tra Stato e Regioni mirato a snellire gli iter autorizzativi per la realizzazione degli impianti eolici di nuova generazione e per l’ammodernamento di quelli esistenti per far si che il settore eolico possa contribuire con impianti che producono energia pulita al 100 % alla lotta al cambiamento climatico. Questo tema deve essere posto al centro dell’azione di Governo e deve avere l’attenzione piena della Presidenza del Consiglio che dovrebbe coordinare un piano straordinario con i Ministeri e gli Enti locali competenti”. (QUI L’INTERVISTA DI APPROFONDIMENTO A CURA DI START MAGAZINE CON IL PRESIDENTE DI ANEV)

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