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Case Green, ecco come evitare il salasso della direttiva Ue

La direttiva case Green costerà all'Italia altri 180 miliardi di euro, secondo un modello di Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano. Ecco come evitare il salasso. L'articolo di Energia Oltre

Il recepimento della direttiva Ue Casa Green costerebbe all’Italia 180 miliardi di euro, secondo un modello elaborato da Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano, anticipato dal Sole 24 Ore. La stessa cifra che è stata spesa negli ultimi tre anni tra Superbonus, Bonus Casa e Ecobonus.

CASE GREEN, I NUMERI

In attesa della presentazione dello studio, le evidenze anticipate dimostrano le complessità che derivano dall’attuazione della direttiva. Sarebbero infatti da efficientare almeno il 43% degli immobili in classe G che rappresentano circa il 40% del parco immobiliare italiano. Servirebbe quindi avviare, stima lo studio, circa 800.000 cantieri all’anno. Per quanto riguarda i costi, stiamo parlando di spendere tra i 93 ed i 103 miliardi di euro solo per questa classe energetica.

«Il cambio della caldaia permetterebbe tecnicamente di arrivare a quel 18-20% di risparmio richiesto dalla direttiva Ue ma l’operazione non è in linea con l’obiettivo a lungo termine di elettrificazione dei consumi e non prepara alla decarbonizzazione del parco immobiliare del Paese», ha detto Davide Chiaroni, vicedirettore di Energy & Strategy in un’intervista rilasciata al Sole 24 Ore.

DECARBONIZZARE O ELETTRIFICARE?

Nel clima di confusione che si è creato attorno a questo tema occorre chiarire quale siano le finalità per cui è nata l’attuale direttiva Energy Performance of Buildings Directive (Epbd), conosciuta ai più come “Case Green”.

Ad esempio, il target per gli edifici residenziali prevede un calo dei consumi del 16% al 2030 rispetto al 2020. La direttiva, però, non indica correttamente gli strumenti da utilizzare, ma soltanto la destinazione che deve essere raggiunta. Una scelta di buonsenso, che lascia spazio di manovra agli Stati per traguardare gli obiettivi seguendo una strategia basata sulle peculiarità del patrimonio immobiliare nazionale, all’insegna della neutralità tecnologica.

“L’obiettivo della direttiva Case Green è decarbonizzare i consumi, non elettrificarli. E questo purtroppo non è sempre chiaro. I risultati dello studio del Politecnico di Milano ci sembra confermino il ruolo essenziale che potrebbero avere le caldaie a condensazione per conseguire gli obiettivi di risparmio energetico e, in prospettiva, anche in termini di riduzione delle emissioni andando ad utilizzare miscele sempre più ricche di gas verdi, soprattutto biometano. La sostituzione della caldaia tradizionale con una a condensazione è un intervento semplice e alla portata delle famiglie. Ed è una linea di azione a cui come Paese non possiamo rinunciare,” commenta il Direttore Generale Proxigas, Marta Bucci.

“Il nostro settore residenziale è complesso da decarbonizzare, non solo per questioni di costi ma anche per molti altri vincoli legati al contesto sociale e architettonico che troppo spesso vengono ignorati. Dobbiamo prendere atto di queste specificità ed offrire diverse soluzioni di decarbonizzazione non solo le pompe di calore elettriche. Altrimenti rischiamo di continuare a spingere su modelli non sempre attuabili e di trascurare quelli più accessibili, di fatto compromettendo l’efficacia stessa del percorso di decarbonizzazione”, conclude Bucci.

Articolo pubblicato su Energia Oltre

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