Energia

Biden proporrà una carbon tax? Dibattito negli Stati Uniti

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Tutte le idee del candidato democratico Biden su energia e ambiente commentate e analizzate dagli analisti americani del settore

Il candidato democratico alla presidenza Joe Biden ha proposto un pacchetto di 2.000 miliardi di dollari per energia pulita e contrasto ai cambiamenti climatici: un piano che prevede la revisione delle politiche di trasporti, elettricità e industria pesante. Tra i punti salienti del piano vi sono: rendere l’intero settore dell’elettricità completamente privo di emissioni di Co2 entro il 2035, ristrutturare quattro milioni di edifici in quattro anni, costruire 500.000 stazioni di ricarica per veicoli elettrici e finanziare la ricerca su una varietà di tecnologie avanzate per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica e per l’energia nucleare.

PACCHETTO PIU’ AGGRESSIVO RISPETTO ALLE PRIMARIE

Il pacchetto è molto più aggressivo di quello proposto all’inizio di quest’anno durante le primarie, che prevedeva 1,7 trilioni di dollari in dieci anni, con l’obiettivo di raggiungere il traguardo di emissioni nette pari a zero entro il 2050. Questo nuovo piano prevede 2.000 miliardi di dollari in quattro anni, e porta la componente elettrica dell’obiettivo ‘net zero’ al 2035. Inoltre, c’è molta attenzione alla giustizia ambientale – anzi, un piano aggiuntivo – in riconoscimento del cambiamento nel panorama politico sulla scia delle proteste di George Floyd.

“Se avrò l’onore di essere eletto presidente, non ci limiteremo a ritoccare i ‘bordi’. Faremo investimenti storici che coglieranno l’opportunità, di questo momento storico”, ha detto Biden in un discorso di presentazione del piano riferito da Nyt.

L’ANALISI DI WOODMAC

Ma cosa significherebbe una vittoria di Joe Biden per il petrolio e il gas? A questa domanda ha provato a rispondere un’analisi di WoodMac sostenendo che con l’avanzare nei sondaggi del candidato democratico l’industria statunitense del petrolio e del gas dovrebbe prepararsi ad un potenziale cambiamento di vasta portata.

Molto può cambiare da qui alle elezioni di novembre. Ma i più ampi piani per l’energia pulita di Biden potrebbero essere un momento di svolta per il settore negli Stati Uniti, e la sua agenda potrebbe avere un impatto profondo e diretto sulla produzione offshore di petrolio e gas. “Gli operatori e l’amministrazione stessa dovranno riflettere attentamente sulle implicazioni di quello che potrebbe essere uno dei cambiamenti più profondi nella storia dell’industria offshore statunitense”, ha affermato Justin Rostant analista upstream di WoodMac

DIFFICILE UNA CARBON TAX

Joe Biden, tuttavia, difficilmente perseguirà la strada di una carbon tax se vincerà a novembre, almeno stando a quanto riferiscono persone vicine al suo staff. Secondo Axios, benché lo scorso anno si sia parlato di questa mossa, la recessione indotta dalla pandemia di Covid-19 e la perdita di posti di lavoro e investimenti hanno indotto a fare marcia indietro su questo aspetto.

Il posizionamento della campagna di Biden riflette l’allontanamento generale dei Democratici dall’ipotesi di fissare un prezzo del carbonio e una nuova attenzione alla ripresa economica e all’uguaglianza.

“La comunità climatica si è in gran parte spostata in un quadro diverso – ha detto John Podesta, Democratico di lunga data che ha assistito gli ultimi due presidenti -. Il vero svantaggio di un semplice schema di prezzi è che non si può attaccare direttamente il problema dell’ingiustizia ambientale”, ha detto Podesta, che è in regolare contatto con la campagna di Biden. “Al contrario, Biden ha proposto che il 40% degli investimenti in energia pulita vada alle comunità in difficoltà”.

IL CAMBIO DI ROTTA DI BIDEN SUL PREZZO DELLA CO2

Il piano presentato da Biden a partire da giugno 2019 include la richiesta al Congresso di creare un “meccanismo di applicazione” per ridurre le emissioni di carbonio, che al momento della campagna ha indicato un prezzo del carbonio. Il piano di luglio scorso, che completa la bozza precedente, non ripete questo linguaggio, ma include uno standard di elettricità pulita, che potrebbe imporre un prezzo implicito sulle emissioni di elettricità.

La maggior parte degli economisti e delle imprese sostengono un prezzo del carbonio esplicito perché ritengono sia il modo più semplice e prevedibile per ridurre le emissioni. Ma molti Democratici e attivisti per il clima si sono allontanati dal concetto di fissazione di prezzo del carbonio come politica di base negli ultimi due anni, sostenendo che, rispetto ai mandati e alle normative, un approccio basato sul mercato non può garantire le forti riduzioni delle emissioni che gli scienziati dicono siano ora necessarie per affrontare il cambiamento climatico.

LE LOBBY

Una fetta crescente di corporazioni e lobby hanno riversato denaro nelle campagne sulla carbon tax negli ultimi anni, ma senza aver prodotto risultati apprezzabili.

Il Climate Leadership Council, una coalizione fondata nel febbraio 2017, e la relativa lobbying lanciata nel 2018, stanno spingendo per un prezzo del carbonio i cui ricavi vadano a tutti gli americani attraverso il controllo dei dividendi. Numerose società, tra cui le grandi compagnie petrolifere, sono favorevoli, così come gli ex leader repubblicani e i gruppi ambientalisti. Il gruppo aveva detto che all’inizio di quest’anno che il Senato avrebbe introdotto una versione bipartisan del suo piano entro la metà dell’anno, ma ora sta guardando al prossimo anno, secondo Greg Bertelsen, vice presidente esecutivo del Climate Leadership Council.

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