Energia

Biden non si gaserà più sul Nord Stream 2?

di

Biden Nord Stream 2

Che cosa succederà su Nord Stream 2 e non solo. L’approfondimento di Gianni Bessi

(seconda parte di un approfondimento; qui la prima parte)

Il dado è tratto e a questo punto entra in campo la Akademik Chersky, il secondo mezzo per raddoppiare la capacità giornaliera di posa e, quindi, dimezzare i tempi.

I fatti.

La Akademik Chersky lascia, la mattina del 4 marzo, il porto di Wismar in cui aveva testato lo stinger per il varo di tubi in acque profonde per recarsi di fronte all’enclave di Kaliningrad, meglio nota con il nome prussiano Konigsberg e patria del filosofo Kant, e completare i sea trial recuperando il tubo posato nei test di certificazione svolti nel mese di novembre 2020. Il luogo delle operazioni consente di raggiungere il tratto in via di completamento di NS2 con un giorno di navigazione; anche qui il supporto è fornito dalla rassicurante presenza del tanker Murman, del multipurpose supply vessel Finval e da alcuni discreti mezzi.

Tornando all’altra sponda dell’Atlantico il neopresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha definito Nord Stream 2 un “cattivo accordo” per l’Europa ma rimangono in molti a difendere il progetto nonostante la propaganda americana.

È comunque da oltre dieci anni che gli americani subiscono l’impegno della cancelliera Angela Merkel per sostenere il gasdotto necessario al phase out energetico dal carbone e alla difesa dei suoi finanziatori: la tedesca Uniper, la controllata Basf Wintershall, l’olandese Shell, l’austriaca Omv e la francese Engie.

L’uomo in pole position per succedere alla Merkel, il nuovo leader democristiano Armin Laschet, sostiene fermamente Nord Stream 2. Non solo, anche il leader della SPD, Norbert Walter-Borjans, e i presidenti dei potenti Länder orientali si sono espressi totalmente a favore dell’infrastruttura per via dei loro rapporti con la Russia e per l’effetto che questa avrebbe sulle economie locali.

Senza contare l’impegno e l’influenza del ‘cancelliere del gasdotto’ l’ex leader dei Socialdemocratici Gerard Schroder.

L’annullamento potrebbe causare alla Germania danni anche nelle relazioni con gli altri Paesi che hanno rilasciato le autorizzazioni transito (Finlandia, Svezia e Danimarca) che vorrebbero beneficiare delle somme garantite da quei diritti.

Ancora i fatti.

Per proteggere i propri interessi l’Autorità Marittima danese ha accettato di modificare i permessi di lavoro già rilasciati consentendo che i lavori fossero eseguiti da navi attrezzate, come nel caso di Fortuna, per garantire la stabilità durante la posa del tubo in acque in cui è ancora presente un grande numero di mine risalenti al secondo conflitto mondiale. E questo nonostante nella versione originale si menzionasse solo il posizionamento dinamico, possibile per le navi di Allseas e per l’ammodernata Akademik Chersky. Inoltre, durante i lavori sarà vietato per chiunque avvicinarsi alle navi “In queste aree saranno vietati nuoto, immersioni, ancoraggio, pesca e operazioni sui fondali marini non autorizzati con la zona di protezione che si estenderà per 200 metri su ciascun lato del gasdotto”.

L’amministrazione Trump aveva fatta propria la prassi di dividere gli alleati europei (soprattutto Germania e Regno Unito) per accentuare la propria posizione dominante nello scacchiere energetico.

Ogni evento accaduto dalla crisi Skripal all’avvelenamento Navalny è stato collegato anche al gasdotto conteso.

Ma memori dell’inciso di Winston Churchill nulla ha fatto desistere la Germania dalla pianificazione del raddoppio del gasdotto del Nord in quanto strumento imprescindibile per il suo futuro energetico.

Coerenti e ancora più diretti sono stati i commenti al riguardo del ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, secondo cui il governo tedesco non aveva intenzione di cedere ai pretestuosi diktat nordamericani sul Nord Stream 2: “non dobbiamo parlare di sovranità europea se significa che in futuro faremo tutto ciò che Washington vuole”.

Una guerra cambia sempre gli equilibri di potere e i nordamericani hanno perso quella contro il Nord Stream 2.

Il nuovo presidente Usa, Joe Biden, nonostante la strategia della dominance energetica made in Usa sia sostenuta da un deep state che è più influente dei mandati presidenziali, ha oggi la necessità di ripristinare l’unità del “mondo democratico” e le relazioni con Bruxelles e… con Berlino, così gravemente compromesse dalle politiche estremiste di Trump. E questo anche a scapito di dovere digerire il boccone amaro rappresentato dal completamento di NS2 senza ulteriori ingerenze americane.

Presumibilmente, la posizione ufficiale di Washington sul gasdotto non cambierà ma, molto probabilmente, non ci saranno nuovi seri tentativi per impedire il completamento dell’infrastruttura.

Se ci si permette di osare una previsione, per la Germania e per la Russia questa sarebbe una vittoria fondamentale in termini immediati e in prospettiva.

(2. fine; la prima parte si può leggere qui)

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