Energia

Batteria a flusso. La tecnologia per le rinnovabili nata ad Harvard che piace all’Italia

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Start Magazine ha intervistato il prof. Michael Aziz, di Harvard, che ha messo a punto una batteria a flusso basata su materiale organico che promette di rivoluzionare il mondo delle rinnovabili, con un deciso passo in avanti nelle tecnologie per lo storage. La tecnologia sarà sviluppata in Italia, grazie alla start up Green Energy Storage.

E’ efficiente, costa dieci volte meno e, soprattutto, e’ estremamente pulita, dal momento che per funzionare non utilizza metalli rari, ma composti organici facilmente realizzabili. Sono queste le principali caratteristiche della nuova batteria a flusso messa a punto dal gruppo di Michael Aziz, ricercatore della Harvard University. Una tecnologi nata negli Usa, dalla intuizione del prof. Aziz, ma che sarà svilluppata in Italia. Sara’ infatti Green energy storage, una start up nata in collaborazione tra l’Università Tor Vergata e la Fondazione Bruno Kessler di Trento, a costruire e commercializzare il prototipo industriale di questa batteria.

“La vera innovazione introdotta da questa nostra batteria – spiega il prof. Michael Aziz– e’ il fatto che siamo riusciti a costruire un sistema di accumulo dell’energia elettriche che e’ in grado di mantenere per tempi relativamente lunghi, la capacita’ di restituzione dell’energia, quindi la batteria dura di pù. Questo è un vantaggio rispetto, ad esempio, alla tecnologia che utilizza il litio”.

Questo, spiega a Start Magazine il prof. Aziz “è molto importante nello storage di energia elettrica prodotta da fonti eoliche o fotovoltaiche”. Queste batterie sono inoltre molto sicure. “Accumuliamo l’energia grazie a materiali organici disciolti in acqua. Questo rende la batteria anche molto più sicura: quant immagazzini una grande quanità di energia, devi preoccuparti degli eventuali rilasci accidentali di energia. Il nostro sistema è ignifugo, e dissipa egregiamente il calore”.

Un vantaggio, quello della dissipazione di calore grazie all’acqua, rispetto ad un’altra tecnologia su cui la ricerca si è concentrata, quella delle fuell cells.

Un sistema, quello messo a punto dal team del prof. Aziz ad Harvard, decisamente più economico e sicuro di altri sistemi di accumulo “stazionari”, e che sembra decisamente promettente, in particolare per l’impiego nello storage di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili (per loro natura discontinue).

La batteria permetterebbe quindi una perfetta integrazione delle rinnovabili nelle reti, grazie all’accumulo di energia nei momenti di picco di produzione e il lento e costante rilascio quando invece le centrali eoliche o solari non stanno lavorando. “Come sapete – ha spiegato Aziz, il problema principale delle fonti rinnovabili e’ legato alla loro incostanza nel tempo e alla loro variabilita’ tra il giorno e la notte. Questo non le rende cosi’ immediatamente utilizzabili perche’ non sempre l’energia viene prodotta quando invece ce ne e’ bisogno. Ecco che allora avere un sistema che consenta di immagazzinare l’energia prodotta nei momenti di picco e in eccesso e di rilasciarla quando serve, permetterebbe di supplire a questo inconveniente”.

Secondo il prof. Aziz è questo l’aspetto più “disruptive” della tecnologia alla quale sta lavorando: permettere una peretta integrazione delle fonti rinnovabili nelle reti elettriche, superando i problemi che nascono dalla “convivenza” di fonti rinnovabili (discontinue) e fonti fossili (come il petrolio ed il gas naturale) che possono essere stoccate ed utilizzate quando necessario.

“La perfetta integrazione della rinnovabili nella rete – secondo il prof. di Harvard – permetterà anche una maggiore penetrazione delle stesse nel mercato energetico”.

Batteria a flusso utilizzabile in altri scenari, come quello della mobilità elettrica?

“Mai dire mai – spiega a Start Magazine Micheal Aziz – ma per il momento non ci siamo concentrati su questo aspetto. Nei laboratori ci sono moltissime idee, ma non tutte sono abbastanza buone da farci cambiare prospettiva. Al momento siamo concentrati per risolvere il problema dello storage di energia da fonte eolica e fotovoltaica, che sia sostenibile anche dal punto di vista dei costi.

Batteria a Flusso. Un tecnologia utile anche per il futuro sviluppo delle smart grid?

“Penso che dovrebbe esserlo – spiega ancora Micheal Aziz – a dire il vero non so cosa sia davvero una smart grid, dal momento che il concetto sembra diverso a seconda di quale sia il punto di vista di chi lo racconta. Ma la capacità di immagazzinare energia elettrica è importantissima per la gestione delle reti elettriche, quindi qualunque sia il futuro sviluppo delle smart grid, questa tecnologia rappresenterà di sicuro un vantaggio”.

La grande intuizione del ricercatore americano e’ quella di aver utilizzato una molecola organica, completamente biodegradabile, per sostituire elementi costosi e difficili da smaltire. Le batterie impiegano infatti i chinoni, molecole a base di carbonio che fanno parte di numerosi processi biologici come la fotosintesi o il metabolismo cellulare, con un enorme vantaggio in termini economici ed ambientali.

Batteria a flusso. Il ruolo dell’italia Green Energy Storage

“Pensiamo – ha spiegato Emilio Sassone Corsi, membro del Cda di Green Energy Storage – di avere gia’ per settembre un primo prototipo scale up della batteria e di riuscire sin da subito a commercializzarla non solo in Italia, ma anche nel resto dell’Europa, area per la quale abbiamo ottenuto la licenza esclusiva”. Alla messa a punto del prototipo collabora anche la Fondazione Bruno Kessler, di Trento che, con Green Energy Storage, realizzera’ un progetto per conto della Provincia Autonoma di Trento e che partecipera’ anche a un secondo progetto che prevede lo sviluppo di una rete di batterie a flusso. “A conti fatti – conclude Emilio Sassone Corsi – i costi delle nuove batterie dovrebbero essere dell’ordine dei 200 euro per kilowatt /ora di capacita’, dieci volte meno dei costi attuali”.

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