Energia

Artico, ecco come la Nato va al contrattacco dopo l’offensiva della Russia

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Che cosa succede fra Usa e Russia nell’Artico? Fatti, commenti e scenari

 

Non tutto il riscaldamento globale viene per nuocere. Almeno per Mosca, che sta approfittando dei cambiamenti climatici per ampliare i propri domini nell’Artico, fino a spingersi, bisbigliano fonti Nato, a due passi dal Canada e, soprattutto, dal Nord America.

SI STA SCIOGLIENDO LA “FORTEZZA NATURALE” DEL NORD AMERICA

L’Artico, da sempre definito “fortezza naturale” di Canada e Nord America, ha avuto un suo peso nel mantenere gli equilibri geopolitici tra Est e Ovest. Peso che, sciogliendosi la calotta ghiacciata, goccia dopo goccia, sta inesorabilmente diminuendo. Con il riscaldamento globale il passaggio a Nord Ovest si sta aprendo anche nelle stagioni più fredde. Ciò potrebbe portare, temono gli statunitensi, all’arrivo dei russi sui loro confini.

MOSCA HA GIA’ RIVENDICATO IL POLO NORD

Nel 2007, quando Mosca rivendicò il Polo Nord piantando la propria bandiera, in titanio, sui fondali dell’Artico, regione da sempre contesa da cinque Paesi (Russia, Usa, Canada, Norvegia e Danimarca tramite la Groenlandia), non si pensava ancora che quel gesto fosse preludio di scenari da Guerra Fredda. All’epoca, la conquista di quelle terre inesplorate era infatti legata alla possibilità di mettere le mani sopra importanti giacimenti minerari. Oggi, 12 anni dopo, la situazione non è cambiata: i giacimenti fanno ancora gola a tutti (leggi anche: Vi spiego come Usa, Russia e Cina vanno alla guerra dell’Artico per gas e petrolio). Ma, in più, la rinnovata tensione tra USA e Russia torna a dividere il mondo tra Est e Ovest.

A DIFESA DEI CONFINI GHIACCIATI DELL’OCCIDENTE

Secondo quanto riporta il New York Times, dal 2007 a oggi Mosca ha intensificato la propria presenza nell’Artico, spostando di volta in volta i paletti che delimiterebbero i suoi confini. E se l’Est si espande, presto arriverà a Ovest. Lo temono i canadesi ma, soprattutto, lo temono gli statunitensi. Per questo sono state avviate diverse missioni Nato a tutela dei confini ghiacciati dell’Occidente, messi sempre più a rischio da quelli che fonti militari definiscono atteggiamenti “temerari”. Termine diplomatico per non dire “aggressivi”.

NON C’E’ DISGELO TRA MOSCA E WASHINGTON

Il mese scorso, rivela il NYT, centinaia di truppe provenienti da Paesi Nato (Francia, Norvegia, Finlandia e Svezia), si sono unite ai soldati canadesi, ai riservisti e ai ranger per esercitazioni in ambienti climatici ostili. Nome in codice: Operazione Nanook-Nunalivut, con quartier generale a Resolute Bay. Grandi assenti gli Stati Uniti che quest’anno hanno inviato osservatori ma non truppe. “La Russia sta aumentando la sua presenza militare nell’Artico”, ha detto Dylan White, portavoce dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord. Chiaro il riferimento alla nuova flotta russa di rompighiaccio e ai sistemi radar e missilistici d’ultima generazione che Mosca starebbe ammassando nell’Artico. Per questo, l’alleanza militare occidentale “sta monitorando attentamente l’accumulo della Russia”.

ORO ARTICO

Del resto, il 20% del PIL della Russia viene prelevato proprio dall’Artico, sia in termini di giacimenti minerari sia da ciò che ricava attraverso le nuove rotte di navigazione. È molto più avanti del Nord America. Meno dell’1 per cento della produzione economica degli Stati Uniti deriva infatti da quei territori ghiacciati. Primato che Mosca non vuole certo perdere: non a caso ora nella regione ci sono più di 40 navi rompighiaccio russe contro appena 2 statunitensi.

TERRITORIO DI DIALOGO?

Lo scorso 9 aprile si è tenuto il quinto International Arctic Forum. Padrona di casa la Russia, che ironicamente ha deciso di intitolare l’appuntamento: ‘Arctic: Territory of Dialogue’. In quella occasione, però, più che dialogare Mosca ha dettato le sue condizioni. Nel suo discorso, Vladimir Putin, presidente della Federazione Russa, ha fatto sapere di voler cementificare, nel vero senso della parola, cioè per mezzo della costruzione di porti e infrastrutture, la presenza nella regione artica, sottolineando che non c’è motivo che la NATO si interessi alla questione visto che è “interna alla Russia”. Ma canadesi e statunitensi sono di tutt’altro avviso.

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