Energia

Arcelor Mittal, ecco la bomba sociale e ambientale sull’ex Ilva

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Le colpe del governo? “Non disinnescare la bomba ambientale e unire una bomba sociale”. E’ questo il commento del segretario della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, sulla decisione del gruppo Arcelor Mittal sull’ex Ilva di Taranto

Arcelor Mittal InvestCo Italy lascia l’Italia. Impatto economico per il nostro Paese: meno 1,4% di Pil, ossia quanto pesa l’ex Ilva nella produzione industriale italiana.

L’azzeramento dell’Ilva comporta la perdita di 3,5 miliardi di Pil e di 1 miliardo di investimenti all’anno, ha calcolato il Sole 24 Ore.

Più di 10mila i posti di lavoro a rischio.

“Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare la bomba ambientale e unire una bomba sociale”. Così ha commentato il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli la decisione del gruppo Arcelor Mittal.

Ma che cosa ha deciso il gruppo sull’ex Ilva di Taranto?

Ha fatto sapere ai commissari straordinari dell’Ilva di voler rescindere l’accordo per l’acquisizione delle attività di Ilva Spa e delle controllate stabilito nell’intesa del 31 ottobre. Am ha chiesto ai commissari di assumersi la responsabilità delle attività Ilva e dei dipendenti a Taranto entro 30 giorni.

L’eliminazione dello scudo penale per gli ex manager e i provvedimenti del Tribunale di Taranto sono per la società tra le ragioni che giustificano il recesso.

Dopo un vertice con il premier Conte, il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli (M5s), fa sapere che “il governo non consentirà la chiusura dell’Ilva”. A Mittal, che sarà convocata immediatamente, dirà che “non ci sono presupposti giuridici per il recesso dal contratto”.

“Il Contratto – ha affermato ArcelorMittal nel comunicato – prevede che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, la Società ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso Contratto”.

“Con effetto dal 3 novembre 2019, il Parlamento italiano ha eliminato la protezione legale necessaria alla Società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando così – secondo ArcelorMittal – la comunicazione di recesso. In aggiunta, i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 – termine che gli stessi Commissari hanno ritenuto impossibile da rispettare – pena lo spegnimento dell’altoforno numero 2. Tali prescrizioni dovrebbero ragionevolmente e prudenzialmente essere applicate anche ad altri due altiforni dello stabilimento di Taranto. Lo spegnimento – sottolinea A. Mittal – renderebbe impossibile per la Società attuare il suo piano industriale, gestire lo stabilimento di Taranto e, in generale, eseguire il Contratto”.

L’eliminazione della “protezione legale” dal 3 novembre “necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando la comunicazione di recesso”. Lo riferisce una nota di A. Mittal.

“In aggiunta – prosegue la nota – i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento dell’altoforno numero 2” che “renderebbe impossibile attuare il suo piano industriale, e, in generale, eseguire il contratto”.

IL COMMENTO DI BENTIVOGLI

“Apprendiamo la notizia della volontà di ArcelorMittal di comunicare ai commissari la volontà di recedere il contratto. Significa che partono da oggi i 25 giorni per cui lavoratori e impianti ex Ilva torneranno all’Amministrazione Straordinaria. Tra le motivazioni principali, il pasticcio del Salva-imprese sullo scudo penale. Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare la bomba ambientale e unire una bomba sociale”. Così ha commentato il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli la decisione del gruppo Arcelor Mittal.

LA LETTERA DI MORSELLI

“Non è possibile gestire lo stabilimento senza queste protezioni” legali “necessarie all’esecuzione del piano ambientale”, “definitivamente rimosse ieri con la mancata conversione in legge del relativo decreto”. Lo scrive l’amministratrice delegata e presidente di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli, in una lettera ai dipendenti in cui comunica loro il passo indietro di Am Investco sull’acquisizione di Ilva. “Non è possibile esporre dipendenti e collaboratori a potenziali azioni penali”, afferma.

“È fondamentale che questo piano – spiega Morselli – sia eseguito in modo sicuro e strutturato così che gli impianti non siano danneggiati e possano tornare a essere operativi in tempi rapidi sotto la responsabilità dei Commissari di Ilva spa in amministrazione straordinaria”, scrive ancora il ceo dell’azienda sottolineando come “questa è una notizia difficile per tutti i dipendenti”. “L’essenziale ora è agire nell’interesse dell’azienda e dei colleghi – aggiunge – cooperando nei prossimi giorni per supportare in ogni modo le attività volte a preservare il valore e l’integrità degli insediamenti produttivi. Un piano d’azione dettagliato sarà coordinato da Wim Van Gerven, AMI Chief Operation Officer”, comunica infine la manager.

LA STIMA SVIMEZ-SOLE 24 ORE

Secondo un’elaborazione compiuta dalla Svimez per Il Sole 24 Ore, portare a zero l’attuale ridotta attività dell’Ilva comporta un danno sintetizzabile in tre numeri: 3,5 miliardi di euro di Pil in fumo, 960 milioni di investimenti fissi lordi in meno e 2,2 miliardi di export cancellato. Non c’è, davvero, null’altro da aggiungere.

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