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Petrolio, che cosa si diranno Arabia Saudita, Russia e Usa al G20 di Buenos Aires

Fossili

Il G20 in Argentina rappresenta l’occasione per Arabia Saudita, Russia ed Usa di discutere sul futuro del petrolio e del suo prezzo.

Tornano a salire i prezzi del petrolio: nella giornata di ieri, il greggio ha conquistato 2 punti percentuali alla notizia che la Russia sarebbe pronta a collaborare con l’Opec per un nuovo taglio alla produzione.

L’obiettivo è quello di riportare stabilità al mercato: dopo aver sfiorato il prezzo massimo dopo 4 anni, il prezzo dell’oro nero è crollato del 30%. E intanto gli occhi sono puntati al G20 dove si incontreranno i tre maggiori produttori al mondo: Stati Uniti (11,7 milioni di barili al giorno), Russia (11,4 milioni di barili al giorno) e Arabia Saudita (11,3 milioni di barili al giorno). Proprio al G20 del 2016, Mosca e Riad gettarono le basi per il primo taglio di produzione. Questa volta l’accordo includerà anche le volontà a stelle e strisce?

PETROLIO: MERCATO INSTABILE

Ad ottobre qualcuno pensava che il prezzo del petrolio potesse anche sfiorare i 100 dollari al barile. La minaccia delle sanzioni statunitensi all’Iran e i problemi di produzione di Venezuela e Libia facevano presagire un’offerta di greggio, per le settimane a venire, bassissima. Così non è stato, però, e alle previsioni è seguito un crollo del prezzo del petrolio del 30%.

Ieri, una novità: come riporta il Financial Times,  il greggio Brent, il benchmark internazionale, è salito del 2% a 59,93 dollari, mentre il West Texas Intermediate, il benchmark statunitense, è salito del 2,4% a 51,50 dollari (era scesi per la prima volta nel 2018 sotto i 50 dollari al barile).

TROPPE SCORTE SUL MERCATO

I prezzi bassi sono determinati dalla legge della domanda e dell’offerta. Sul mercato, ad oggi, ci sono troppe scorte: in Usa, Arabia Saudita e Russia infatti, l’output è ai massimi storici, contribuendo al surplus di offerta. In particolare, se si guarda al mercato a stelle e strisce, le scorte di greggio sono del 7% superiori alla media quinquennale per questo periodo dell’anno, secondo i dati ufficiali.

RUSSIA PRONTA A COOPERARE

A riequilibrare il tutto potrebbero essere Arabia Saudita e Russia. Nei giorni scorsi Khalid al-Falih, ministro dell’energia dell’Arabia Saudita, ha affermato che l’Opec intende riportare la stabilità sul mercato, ma che il produttore “non farà tutto da solo”.

L’alleata ci sarebbe già: è la Russia. Ieri, Alexander Novak, ministro dell’Energia, ha dichiarato che Mosca “Troverà una decisione coordinata e consolidata [con Opec] a beneficio del mercato petrolifero”.

FINO A CHE PUNTO TAGLIARE?

“Le aziende russe possono tagliare, non c’è alcun problema, lo hanno già fatto prima”, ha detto al Financial Times Alexander Kornilov, analista di Aton, società di investimento. “Sanno bene dove e come tagliare per minimizzare l’effetto sulla produzione futura in nuovi campi (…) ma la domanda chiave è fino a che punto tagliare”.

RIFLETTORI PUNTATI SUL G20

Qualche risposta in merito potrebbe arrivare in queste ore in cui il G20 è in corso. Gordon Gray, uno stratega di HSBC, ha dichiarato che la riunione di Opec a Vienna la prossima settimana “ha assunto un’importanza critica per i prezzi”, e che “una discussione preliminare tra Arabia Saudita, Russia e Stati Uniti potrebbe verificarsi probabilmente all’incontro del G20 del 30 novembre in Argentina”.

D’altronde i G20 sono già stati importanti per il mercato energetico anche in passato: a Hangzhou, in Cina, nel settembre 2016 Mosca e Riad avviarono la loro prima collaborazione per un taglio massiccio alla produzione. L’accordo iniziale fu poi approvato, ovviamente, in sede Opec. Che questa volta i due Paesi facciano il bis, coinvolgendo anche gli Usa, il terzo attore protagonista presenta al G20?

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