Energia

Petrolio, la guerra fredda valutaria minacciata dall’Arabia Saudita contro il dollaro

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arabia saudita oil

Tutti i dettagli su petrolio e valute dell’Arabia Saudita secondo Reuters

Petrodollari in pericolo. L’Arabia Saudita sarebbe pronta a vendere il greggio in valute diverse dal dollaro se Washington non ferma il progetto di legge Nopec, No Oil Producing and Exporting Cartel Act, che espone i membri dell’Opec alle cause antitrust Usa.

Il disegno di legge avrebbe già completato buona parte dell’iter parlamentare, racconta Reuters in base ad indiscrezioni, ma la minaccia (dalle conseguenze davvero pesanti), potrebbe avere i suoi effetti.

GUERRA FREDDA PETROLIFERA

Quello che succede tra Usa e Arabia Saudita potrebbe essere già bollata come la guerra fredda per il petrolio. Se gli Usa dovessero approvare il Nopec, l’Opec sarebbe definita responsabile di pratiche di cartello ai sensi della legge statunitense. Ed è per questo che Riad aveva già discusso della possibilità di passaggio dal dollaro statunitense ad altre valute in circoli sauditi di alto livello e che tale possibilità era stata anche condivisa con funzionari governativi statunitensi del dipartimento dell’Energia.

A detta degli analisti, comunque, difficilmente sarà approvata la legge e la minaccia dell’abbandono dei petrodollari si allontanerebbe definitivamente.

CONSEGUENZE IMPORTANTI

D’altronde eliminare i petrodollari avrebbe conseguenze importanti. L’Arabia Saudita, infatti, controlla un decimo dell’offerta mondiale di petrolio, che si traduce nel 2-3% del Pil mondiale, a seconda del prezzo del barile.

Guardando alle Borse, poi, tutti i contratti sono denominati in dollaro e se l’Arabia Saudita dovesse andare avanti con questa decisione, allora di presenterebbe il problema di dove effettuare operazioni di hedging e quello di doversi difendersi dal rischio di cambio.

UNA SCELTA FATTIBILE?

Certo è che, conseguenze a parte, dire addio al petrodollaro per Riad significherebbemettere in atto un piano costosissimo: il riyal, dal 1986, è agganciata al dollaro da un cambio fisso.

IL PRECEDENTE: LA CINA (E NON SOLO)

L’idea, comunque, non sarebbe nuova. Già Russia, Iran e Venezuela non sono soggette al dollaro ed affrancarsi dalla carta verde è stata, non molto tempo fa, anche la Cina che ha varato futures denominati in yuan, dal crescente successo.

JUNCKER E I PETRODOLLARI

I petrodollari sono stati anche il tema, come di legge sul Sole 24 Ore, di alcune dichiarazioni del presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker:  “È assurdo che l’Europa paghi in dollari americani l’80% delle sue importazioni di energia, che valgono 300 miliardi di euro all’anno, quando solo il 2% circa delle forniture arriva dagli Usa”.

IL PREZZO DEL PETROLIO

L’addio al dollaro per gli scambi del greggio da parte dell’Arabia Saudita andrebbe a minare la stabilità del prezzo della materia prima, che ha guadagnato il 30% nel primo trimestre dell’anno, continuando a recuperare terreno anche in questi primi giorni di aprile. Il WTI ha superato i 60 dollari al barile, mentre il Brent si è avvicinato ai 70 dollari per diversi giorni.

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