Energia

Alta temperatura: il solare termico secondo Eni

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Eni si concentra nello sviluppo di tecnologie per lo sfruttamento dell’energia solare

Il giorno in cui diremo per sempre addio alle fonti energetiche fossili sembra essere ancora lontano. L’osservazione è confermata da numerosi studi che dimostrano la crescente richiesta di combustibili da parte delle economie in via di sviluppo e il ruolo centrale che tali tipi di risorse continueranno a svolgere nei bilanci energetici dei diversi paesi.

Fare a meno delle fonti fossili appare tuttavia quindi impossibile, pena mettere a rischio la tenuta sociale e la crescita economica di numerosi paesi, spesso i più fragili.

Un vero cambio di passo potrà realizzarsi solo quando le fonti rinnovabili saranno capaci di assorbire a pieno la domanda energetica, raggiungendo standard di efficienza superiori a quelli attuali e costi maggiormente vantaggiosi.

Importante è in tal senso l’impegno portato avanti proprio da un colosso degli idrocarburi come Eni. Il cane a sei zampe si concentra da tempo, in collaborazione con prestigiosi istituti ed enti di ricerca nazionali ed internazionali (tra cui il MIT di Boston), nello sviluppo di tecnologie per lo sfruttamento dell’energia solare. Due i principali filoni di ricerca percorsi: uno riguarda il solare termico ad alta temperatura, l’altro lo sviluppo delle tecnologie fotovoltaiche.
Il solare termico ad alta temperatura si basa sulla concentrazione dei raggi solari tramite un sistema di specchi che puntano su un “bersaglio” all’interno del quale viene fatto scorrere un fluido di lavoro in grado di trasportare l’energia. I modelli d’impianto variano a seconda dei tipi di bersaglio: un bersaglio puntuale prevede un sistema di specchi distribuiti al suo intorno o dischi parabolici riflettenti simili alle antenne per telecomunicazioni; un bersaglio lineare dà vita invece a sistemi composti da lunghe tubazioni.

Eni si è principalmente concentrata sullo sviluppo di quest’ultima classe d’impianti puntando sull’incremento delle prestazioni e sulla riduzione dei costi di produzione al fine di raggiungere la costruzione in larga scala. Eni energia persegue in questo campo tre filoni di ricerca: lo studio di fluidi di lavoro, la messa a punto di ricoprimenti otticamente selettivi dei tubi ricevitori capaci di massimizzare l’energia assorbita e la progettazione di collettori lineari ad alta efficienza e basso costo.
Una parte dell’impegno di Eni è diretta anche verso lo sviluppo di celle fotovoltaiche utilizzate nei pannelli solari. Obiettivo dell’azienda è quella di superare gli attuali sistemi basati sul silicio, puntando su materiali di tipo organico. Mediante l’utilizzo di materiali organici depositati su film plastici è possibile realizzare moduli più leggeri di svariate forme, adattabili a superfici curve. La possibilità di realizzare colorazioni specifiche, semitrasparenti e facilmente integrabili a diversi contesti consente di abbracciare settori più ampi rispetto al fotovoltaico convenzionale, come l’architettura e l’agricoltura.

Importanti passi in avanti sono stati fatti anche nell’ambito di concentratori solari luminescenti, sintesi tra i sistemi a “bersaglio” e le celle fotovoltaiche. Il “bersaglio” è rappresentato da celle fotovoltaiche colorate e trasparenti che consentono la diretta produzione di energia elettrica. Il sistema si basa sulla capacità di assorbimento dei coloranti dispersi nella lastra che consentono di far convergere le radiazioni solari, riemettendo l’energia su frequenze diverse evitando così le interferenze, verso celle fotovoltaiche disposte lungo i bordi. Pur essendo conosciuta da tempo questo tipo di soluzione ha conosciuto una scarsa diffusione a causa delle prestazioni ridotte.

I nuovi brevetti presentati da Eni sono tuttavia capaci di ottenere prestazioni interessanti, al momento in corso di verifica in particolare per ciò che riguarda la durata nel tempo.

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