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Acciaio, che cosa combinano Cina e Russia con le tasse all’export

Leonardo Acciaio

Dopo la Russia, anche la Cina propende per una tassa sull’export dell’acciaio. Fatti, indiscrezioni e commenti

 

Nuova scossa per il settore siderurgico già colpito dalle politiche aggressive cinesi e dall’incremento del prezzo delle materie prime.

In linea con quanto già annunciato da Mosca, anche la Cina sarebbe in procinto di annunciare una tassa sulle esportazioni di acciaio. È quanto dicono all’Ansa alcuni trader siderurgici, secondo cui l’entità del provvedimento si attesterebbe intorno al 15%. La decisione, fanno notare gli analisti, non farà altro che aggravare la già tesa condizione del mercato dell’Acciaio in Europa alle prese con livelli di prezzi sui record storici.

A fine giugno infatti, la Russia, principale fornitore di metalli, ha previsto tasse temporanee sulle esportazioni di acciaio, nichel, alluminio e rame per aiutare a raffreddare l’inflazione interna dopo che i prezzi sono aumentati in mezzo a un rally su vasta scala delle materie prime, come segnalato da Bloomberg.

La mossa di Pechino sarebbe l’ultima di una serie di misure da parte dei paesi di tutto il momento per affrontare l’aumento dei prezzi delle materie prime e di altri beni chiave.

Tutti i dettagli.

IN ATTESA DELLA MOSSA DI PECHINO

“Attendiamo a giorni l’ufficializzazione”, spiega un operatore di rottami ferrosi attivo in Cina, aggiungendo come “già a fine aprile Pechino aveva avviato politiche di disincentivo alle esportazioni di Acciaio togliendo le sovvenzioni sull’iva per il materiale siderurgico in uscita dal paese”.

“Il coils a caldo veleggia attualmente sui 1100 euro la tonnellata, ma non è il prezzo che ci preoccupa – dichiara il titolare di un centro di servizio – il vero problema è la carenza di materiale che sta spingendo le aziende del settore a ridurre i turni di lavoro”.

La tassa sull’export dell’acciaio da parte della Cina aggraverà la carenza in Europa, segnata già dalle mosse di Mosca, secondo gli analisti.

DOPO QUELLA DELLA RUSSIA

Non va dimenticato infatti che anche l’acciaio e il rame russi saranno soggetti a dazi all’esportazione.

Il governo ha proposto tariffe di almeno il 15% attive dal 1° agosto fino alla fine dell’anno, ha annunciato a fine giugno il ministro dell’Economia Maxim Reshetnikov.

“Vediamo che i prezzi continuano ad aumentare nel secondo trimestre”, ha dichiarato Reshetnikov. “Inoltre, non ci sono segni che saranno in grado di adeguarsi al ribasso entro la fine dell’anno”.

IL VALORE DELLE TARIFFE RUSSE

I dazi minimi specifici all’esportazione saranno di 1.226 dollari la tonnellata per il rame, 2.321 dollari per il nichel e 254 dollari per l’alluminio di bassa qualità.
Ogni prodotto siderurgico avrà la sua tariffa, con almeno 115 dollari a tonnellata per l’acciaio laminato a caldo.

LE CONSEGUENZE PER L’EUROPA

Bloomberg ricorda che la russa United Co. Rusal International PJSC controlla circa il 10% del settore globale dell’alluminio mentre la russa MMC Norilsk Nickel PJSC produce circa il 20% del nichel mondiale. La Russia è infatti il terzo esportatore di acciaio, con la maggior parte delle vendite in Europa.

QUANTO RACCOGLIERÀ MOSCA

Mosca prevede di raccogliere fino a 110 miliardi di rubli (1,5 miliardi di dollari) di dazi dai produttori di acciaio e 50 miliardi di rubli dai produttori di metalli di base, ha affermato Reshetnikov.

I fondi raccolti saranno utilizzati per compensare l’aumento dei costi di costruzione di infrastrutture colpiti dall’aumento dei prezzi dei prodotti, secondo il ministero dell’Economia russo.

IL COMMENTO DEGLI ANALISTI

Le tasse potrebbero avere implicazioni di vasta portata per i mercati globali dei metalli in un momento di scarsa offerta di prodotti come l’alluminio, scrive Bloomberg.

Le azioni di Norilsk Nickel sono scese del 6,3% a Mosca e Rusal è sceso del 7,9%. Novolipetsk Steel PJSC e Severstal PJSC hanno guidato il calo tra i produttori di acciaio con azioni che sono scese rispettivamente del 6,5% e del 7%.

“Sono entrate che sarebbero andate alla società e ai loro azionisti, e ora andranno allo stato russo”, ha affermato Colin Hamilton, ceo di BMO Capital Markets. “Le tasse sulle esportazioni possono essere utilizzate per ridurre deliberatamente le esportazioni o per aumentare le entrate”.

Inoltre le società “potrebbero provare a trasferire il costo sui consumatori e dove potrebbero avere un certo successo è nei prodotti a valore aggiunto”, ha sottolineato Hamilton. “È anche possibile che i produttori cercheranno di aumentare le esportazioni prima che i dazi entrino in vigore”, ha concluso.

Le misure probabilmente non influenzeranno molto le esportazioni russe di nichel e alluminio perché l’uso locale è limitato, ha affermato Kirill Chuyko, analista di BCS Global Markets. La Russia consuma circa il 10% del nichel che produce e circa il 30% dell’alluminio.

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