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2020, anno nefasto (anche) per il clima

Clima

Allarmanti i dati Onu su Co2 e fonti fossili. Cosa fanno i governi? Il corsivo di Nunzio Ingiusto

 

Si chiude proprio male. Il 2020 passerà alla storia come uno degli anni più caldi dell’ultimo decennio.

Le Nazioni Unite attraverso il World Meteorological Organization ha lanciato segnali allarmanti sulle condizioni del pianeta. Già il 2016 era stato un anno pesante, ma ora i numeri confermano che ricorderemo il periodo 2011-2020 come quello con i picchi più alti. Ne risentono le risorse della terra, a cominciare dagli oceani con acque calde e temperature mai registrate, terreni, aree metropolitane.

Da Occidente ad Oriente, con gli impatti delle energie fossili, gli ecosistemi continuano ad assorbire quantità enormi di Co2. I dati Onu, insomma, suonano la sveglia ai Paesi fuori dagli accordi di Parigi sul clima del 2015. Ma anche a tutti quei governi che hanno obiettivi di riduzione degli inquinamenti atmosferici. Il cammino è lento e spesso confuso, come sappiamo, bloccato da veti e propaganda.

Una riflessione si impone: quanti soldi i governi riusciranno a mettere realmente nelle politiche verdi, dopo i guasti del Covid?

L’Onu non ha trascurato gli impatti negativi del Coronavirus sui bilanci degli Stati e sulle mega-operazioni sanitarie. Ma la tendenza al peggioramento globale si era già vista nel 2019 e i soldi pubblici green investiti mediamente erano al di sotto delle aspettative. Si è andati avanti con altri danni a uomini e cose. La voce di Greta Thunberg e di milioni di ragazzi è servita in parte.

L’Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn), è preoccupata per le minacce al patrimonio naturale dell’Unesco. Il traguardo di Parigi 2015 resta quello di non superare gli 1,5°c. Al 2030 mancano ormai 9 anni. Ciò che i governi sottovalutano terribilmente è la riduzione della produzione di energia da fonti fossili.

Dovrebbero scendere di circa il 6% l’anno. Invece, secondo il Production Gap Report’s, si profila un aumento medio annuo del 2% entro il 2030. Cambiate rotta, dicono gli esperti, per evitare che i livelli di produzione di carbone, petrolio e gas siano superiori agli obiettivi fissati a Parigi cinque anni fa. Non è impossibile e non aiuta la prolissità di piani che si trasformano in incubi. Un avviso ai naviganti (a vista) del governo italiano?

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