Energia Eolica

Eolico, pochi MW installati nel 2015. Persi 4mila posti di lavoro

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Nel 2015, nel settore eolico, sono stati installati solo 295 MW  in Italia. A serio rischio gli obiettivi di riduzione della CO2 assunti dall’Italia e i posti di lavoro

Sono solo 295 i MW di nuova potenza eolica installata in Italia nel 2015. Come denunciato lo scorso anno, prosegue la grave crisi che il settore eolico sta attraversando e che sancisce inevitabilmente il crollo di un’industria solida, con conseguenze drammatiche su occupazione e sviluppo.

Le aziende del settore sono costrette a fuggire all’estero o a chiudere perché non in grado di sopravvivere in un settore penalizzato come quello eolico. Il dramma si ripercuote purtroppo sui lavoratori del settore. Si è passati da circa 37.000 occupati nel 2012, ai 34.000 nel 2013, ai 30.000 del 2014 e ai 26.000 nel 2015. Tale declino è ingiustificabile se riferito ad un settore che invece al 2020 dovrebbe impiegare oltre 40.000 addetti per arrivare ai 67.000 occupati che si avrebbero se si raggiungesse l’obiettivo di riduzione delle emissioni e di incremento delle FER assunto dall’Italia al 2020. Settore che  ha inoltre tutti i margini per crescere ancora e apportare benefici al nostro Paese, in termini di sviluppo e crescita economica, soprattutto nelle regioni meridionali dove c’è più carenza di lavoro.

I ritardi delle istituzioni per lo sviluppo dell’eolico

Il ritardo del Ministero dello Sviluppo economico nell’adozione del DM Rinnovabili non fotovoltaiche è di oltre un anno come già denunciato da ANEV, vista la scadenza a fine dicembre 2014 per emanarlo.

È passato un anno (!!!) e ancora il settore eolico è in attesa del provvedimento, che riguarda lo sviluppo di impianti per gli anni 2015 e 2016. Come evidente se anche uscisse subito, ben oltre la metà della sua efficacia non potrebbe svolgersi in quanto già passato il periodo di applicazione. Un tale atteggiamento da parte delle Istituzioni è scandaloso e sintomatico del totale disinteresse per temi di notevole urgenza, come l’ambiente e i cambiamenti climatici, che rende vana ogni parola spesa in occasione della COP21 di Parigi, dove l’Italia ha preso degli impegni per la riduzione delle emissioni clima alteranti al cospetto del consesso mondiale.

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Le contraddizioni di questo Governo sono inoltre evidenti laddove, dopo gli impegni di Parigi, blocca le rinnovabili per favorire le tecnologie inquinanti. Infatti nella bozza nel DM Rinnovabili non fotovoltaiche si fa un regalo agli inceneritori con una tariffa incentivante molto significativa, mentre vengono penalizzate le tecnologie come l’eolico che subiscono tagli eccessivi. Non solo, ma nel DL Stabilità è stata concessa una proroga del periodo di incentivazione per i vecchi impianti a biogas, a scapito di tecnologie più moderne e pulite come l’eolico.

ANEV denuncia la politica poco lungimirante del Governo e chiede un cambio di passo. L’emanazione del DM Rinnovabili non fotovoltaiche è necessaria, affinché il Governo non si renda responsabile di una politica strabica che da un lato a Parigi si fa bella chiedendo l’assunzione di impegni di riduzione delle emissioni ancora più significativi di quelli attuali, ma dall’altro non emana i provvedimenti necessari a raggiungere gli obiettivi minimi già vigenti.

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