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Come marceranno le auto elettriche. Report Eurac Research

Mobilità Elettrica

Presente e futuro delle auto elettriche nel report di Eurac Research

Dal 2035 in Europa potrebbero non circolare più auto a benzina e diesel. La proposta è della Commissione europea che, anche da un punto di vista legislativo, vuole invogliare la transizione verso l’elettrico. I ricercatori di Eurac Research nel dossier “Mobilità elettrica” affermano che questo è un cambiamento già in atto, seppur sotto traccia. Tra il 2019 e il 2020 la percentuale delle auto elettriche a batteria sul totale di tutte le auto immatricolate in Italia è passato dallo 0,6 al 2,3 per cento, circa quattro volte tanto.

Auto elettriche: una storia del ‘900

 Le auto elettriche non sono un’invenzione dell’ultimo secolo. “Nel 1900 il 38 per cento delle auto in circolazione negli Stati Uniti era alimentata con energia elettrica. Del resto, il primo veicolo con motore elettrico era stato inventato in Scozia nel 1832, cioè 33 anni prima delle auto con motore a scoppio – si legge nella timeline del rapporto -. Furono i costi stracciati del petrolio e delle catene di montaggio di Ford a invertire la rotta negli anni trenta”.

Lo scoglio dei costi

Scoglio principale per la transizione elettrica risiede nel fatto che le auto elettriche sono molto costose. “Il modello base della Tesla costa 50mila euro e anche le più piccole difficilmente scendono sotto i 25mila”,  si legge nel dossier. La Norvegia, dove il 54 per cento delle vetture vendute nel 2020 era ad alimentazione elettrica pura, ha attuato un mix di tasse più alte per le auto tradizionali e di incentivi per l’acquisto di auto elettriche. “Oltre alle politiche, anche le case produttrici si stanno attivando e diversi studi prevedono che la parità di prezzo si raggiungerà tra il 2025 e il 2030”, continua il dossier.

Il costo delle batterie

Parte consistente del prezzo delle auto elettriche deriva dalle batterie. “I costi delle batterie sono quelli che incidono di più sul costo totale e negli ultimi dieci anni i prezzi sono scesi moltissimo perché la tecnologia si è evoluta – scrivono i ricercatori di Eurac Research- . La soglia magica è di 100 dollari: quando stoccare un kilowattora di energia costerà meno di 100 dollari un’auto elettrica costerà meno di un’auto diesel o a benzina. Nel 2011 ci volevano 899 dollari, oggi 137”.

Le economie di scala

Anche le economie di scala potrebbero aiuterebbero a calmierare i prezzi dei veicoli elettrici. “Se aumentano le richieste, aumenta la produzione e si abbassano i costi. Non solo: aumenta il numero di modelli disponibili, con un ventaglio di prezzi più ampio e possibilità di scelta per tutte le tasche – si legge nel dossier -. Nel 2018 sul mercato mondiale c’erano 60 modelli; Transport & Environment, una ong europea indipendente e molto autorevole che fa ricerca e promuove il trasporto pulito, stima che nel 2025 ce ne saranno 300”.

La sensibilità ecologica

La sensibilità per l’ambiente è in costante aumento, almeno in occidente. “Un’auto elettrica non genera emissioni a livello locale – specifica il report -. Un’auto elettrica per circolare genererebbe comunque meno emissioni di un’auto diesel o a benzina anche se per alimentarla si usasse quasi esclusivamente energia elettrica prodotta da centrali a carbone. Questo perché i motori elettrici sono fino a tre-quattro volte più efficienti dei classici motori a scoppio nel trasformare l’energia in movimento (quindi ne serve meno, con meno emissioni per produrla). Non solo, a differenza di un’auto diesel o a benzina un’auto elettrica non “brucia” o consuma direttamente materie prime fossili”. L’utilizzo di combustibili fossili può essere indiretto se l’energia che si usa per alimentarla è prodotta con fonti fossili e non rinnovabili. “Se è vero che per produrre le batterie di un’auto elettrica serve effettivamente più energia – e dunque si provocano più emissioni – che per produrre un veicolo a combustione interna, è vero anche che la differenza viene compensata dal fatto che le auto elettriche in uso generano meno emissioni – continuano i ricercatori -. Inoltre, sia in fase di esercizio sia di costruzione, il risultato migliora all’aumentare dell’energia prodotta da fonti rinnovabili”.

La leva economica

A questo si aggiunge che sempre più governi stanno prevedendo tassazioni maggiori per i veicoli tradizionali. “In Italia le Leggi di bilancio 2019 e 2021 prevendono un contributo fino a un massimo di 8mila euro per l’acquisto di auto elettriche e ibride plug-in (cioè sia a benzina sia elettriche con ricarica alla colonnina); il contributo viene calcolato sulla base delle emissioni di CO₂”, afferma il dossier. Lo scenario è ancora più roseo per la provincia autonoma altoatesina. “In Alto Adige, tra sconto statale, extrasconto e cofinanziamento si spendono fino a 10mila euro in meno rispetto ai prezzi di listino – continua il report -. Per i veicoli elettrici c’è l’esenzione dal bollo per i primi cinque anni a decorrere dalla data di prima immatricolazione. Dal sesto anno la tassa è pari a un quarto dell’importo previsto per i corrispondenti veicoli a benzina. Per i veicoli ibridi elettrici c’è l’esenzione dal bollo per i primi tre anni. Alcuni comuni adottano anche altri incentivi: per esempio nel comune di Bolzano chi possiede un’auto elettrica ha diritto a un’agevolazione di 50 euro all’anno per i parcheggi blu”.

Taglio dei costi di manutenzione

In aggiunta le tecnologie si affinano. Il motore elettrico non richiede grandi cure. “Il motore elettrico è praticamente indistruttibile e piccolissimo (Tesla lo monta sull’asse e ha un secondo bagagliaio sotto il cofano), ingranaggi e parti in movimento sono pochi – scrivono i ricercatori -. La manutenzione, che riguarda essenzialmente freni, ammortizzatori e gomme, si riduce fino al 50 per cento. Cambio olio, cambio liquido refrigerante e cambio AdBlue (additivo per auto diesel) spariscono; l’unico liquido che rimane è quello del tergicristallo”.

Le intuizioni di Tesla: design e prestazioni

La virata verso i motori elettrici sarebbe dunque un ritorno alle origini. Le aziende automobilistiche più importanti, da Volkswagen a General Motors, a Fiat, Ford e Jaguar, hanno annunciato che nel giro di una quindicina di anni vogliono convertire all’elettrico la loro produzione. La start-up Tesla ha avuto due intuizioni fondamentali nei primi anni 2000, quando la mobilità elettrica era ancora considerata dalla maggioranza una trovata eccentrica: design e prestazioni. “Tesla è stata la prima azienda a intuire che le auto elettriche per avere successo devono essere belle e potenti e, soprattutto, che la svolta ambientalista deve essere abbinata all’interesse del mercato, altrimenti è circoscritta all’idealismo di una minoranza – dice Wolfram Sparber, direttore dell’Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research e coautore del dossier -. Oggi, apparentemente all’improvviso, ma in realtà dopo anni di attente valutazioni economiche, anche le grandi aziende prima diffidenti sembrano valutare i rischi del cambiamento come più bassi dei rischi di rimanere ancorati al vecchio sistema”.

Alto Adige: territorio perfetto per la mobilità elettrica

L’Alto Adige, secondo il dossier, è un territorio tra i più promettenti per l’espansione della mobilità elettrica. Uno studio del Politecnico di Milano fa una classifica tra regioni incrociando due dati: l’ammontare massimo degli incentivi all’acquisto e quante colonnine di ricarica ci sono. Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta sono ai primi posti.

Mobilità pubblica: i vantaggi dell’elettrico

I vantaggi, nel territorio altoatesino, sarebbero notevoli anche nell’ambito del trasporto pubblico. Nel 2020 Eurac Research ha svolto uno studio sul servizio di trasporto pubblico in Alto Adige mappando in modo accurato distanze, dislivelli e pendenze di tutte le 235 linee attive: ne è risultato che, scegliendo tra quelli più opportuni tra i modelli in vendita, gli autobus a zero emissioni (sia elettrici, sia a idrogeno) potrebbero garantire la maggior parte delle tratte anche nelle condizioni peggiori, cioeè autobus pieno di persone sulla pendenza massima in una giornata invernale di maltempo.

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