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Perché le vendite di auto elettriche non mettono ancora la quinta?

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Manca il decreto attuativo per usufruire degli incentivi per le auto elettriche e ibride, mentre sono state eliminate le offerte commerciali sui singoli modelli. L’articolo di Giusy Caretto


Gli incentivi alle auto elettriche non funzionano. O almeno, non funzionano ancora: nel mese di marzo, mese in cui sono entrati in vigore ecotassa ed ecobonus, non c’è stata l’esplosione delle vendite di vetture a batteria, siano esse a zero o con emissioni contenute entro i 70gr/Km. Crescono a tripla cifra, invece, le vendite delle auto soggette al pagamento della tassa.

Numeri, almeno al momento, giustificabili con la mancanza del decreto attuativo per gli ecobonus e dagli escamotage attuati dai concessionari per vendere le vetture più inquinanti. Paradossalmente, a marzo 2019 le vetture più ecologiche non hanno ricevuto alcun incentivo: fermi, proprio a causa dell’annunciato ecobonus, anche gli sconti commerciali applicati fino a marzo. Approfondiamo insieme.

I NUMERI DELLE IMMATRICOLAZIONI

Le vendite di auto elettriche crescono, fisiologicamente. Secondo i numeri diffusi dal centro studi e Statistiche di Unrae, a marzo 2018 è stato registrato un incremento del 25% delle vendite auto con emissioni fino a 20 g/km, e un incremento del 10% per quella da 21 a 70 g/km.

Colpisce, invece, l’aumento importante delle vendite auto penalizzate dal malus: le vetture con emissioni di CO2 da 161 a 175 g/km hanno riportato un incremento di immatricolazioni del 119%, quelle da 201 a 250 g/km del 45%, mentre flettono le fasce da 176 a 200 g/km (-10%) e quella oltre i 250 g/km (-5,7%), unitamente alla fascia da 71 a 160 g/km che non è interessata dal provvedimento bonus/malus (-11%).

MANCA (ANCORA) IL DECRETO ATTUATIVO

Il mancato boom dell’elettrico può essere giustificato con il ritardo della pubblicazione del decreto attuativo fissata inizialmente per il 2 marzo: il provvedimento è rimasto fermo, come si legge oggi su Il Foglio, 2 settimane nelle stanze del ministero dell’Economia e che, come annunciato da Michele Dell”Orco, sottosegretario del ministero dei Trasporti, dovrebbe essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nei prossimi giorni.

“La mancanza del decreto attuativo e la predisposizione della piattaforma, necessari alla richiesta dell’ecobonus stanno disorientando i consumatori e penalizzando l’operatività delle aziende. Inoltre in prospettiva lo scenario del mercato non può che peggiorare, considerato che gli effetti sulle vendite dell’ecotassa non sono ancora oggettivamente rilevabili: tra le fasce penalizzate dal malus, infatti, quella da 161 a 175 g/km di CO2 ad esempio nel mese di marzo ha visto un incremento delle immatricolazioni, trattandosi, però, di auto ordinate prima del 1° marzo e, quindi, esenti dal pagamento della tassa”, ha commentato il presidente dell’UNRAE (che rappresenta le case auto estere in Italia), Michele Crisci.

L’INCHIESTA DI QUATTRORUOTE

Decreto attuativo a parte, sembra che marzo, il mese degli incentivi, si sia trasformato, invece, nel mese in cui meno è convenuto acquistare un’auto elettrica. Come fa notare, infatti, un’inchiesta di Quattroruote, questo mese non solo non è stato possibile sfruttare realmente gli incentivi promessi dal governo per l’acquisto di auto ecologiche, ma i consumatori hanno fatto i conti anche con l’eliminazione delle offerte commerciali riservate ai singoli modelli (eliminazione dovuta proprio all’introduzione degli ecobonus).

GLI ESCAMOTAGE DEI CONCESSIONARI

A spingere, invece, le vendite delle auto più inquinanti sono i concessionari. A marzo, come si legge su Il Sole 24 ore, sono state immatricolate 8.000 vetture con emissioni di CO2 superiori a 160 g/km contro le 5.000 di marzo 2018, grazie, infatti, agli escamotage messi in atto per aggirare l’ostacolo ecotassa. I concessionari, consci della difficoltà di vendere i veicoli più inquinanti, li hanno targati a proprio nome (km zero), rispettando formalmente gli obiettivi di vendita e quindi ottenendo i relativi premi dai costruttori e poi mettendoli sul mercato a prezzi ribassati che attenuano l’effetto della nuova tassa.

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