Mobilità elettrica

Come accelera l’auto elettrica. Report

di

auto elettrica Parigi

Che cosa emerge dal rapporto  “Energy transition outlook” sull’auto elettrica e l’esempio della Norvegia

L’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) pubblica nuovi dati sulla mobilità privata sostenibile. Entro il 2032 un’auto su due sarà elettrica, elabora l’Associazione, riprendendo i dati emersi dal rapporto “Energy transition outlook 2019”. I principali strumenti di questa trasformazione saranno le politiche per ridurre le emissioni, la compressione dei costi e il miglioramento delle prestazioni delle batterie. Attualmente, i trasporti rappresentano il 28% della domanda globale di energia, con la quota di trasporto su strada che rappresenta oltre l’80% della domanda. Sostanzialmente, il settore dei trasporti rappresenta uno dei grandi pilastri della transizione energetica da implementare e sostenere.

Allo stato attuale, la flotta mondiale di veicoli stradali per uso civile è composta per il 97,5% da combustione fossile e per il 2,5% da elettrico.

Entro il 2050, viene calcolato, la flotta di veicoli varierà, trasformandosi nel 73% con motore elettrico e il 27% con combustione fossile. I principali driver di questa trasformazione sono rappresentati dalle politiche nazionali e innovative per la riduzione delle emissioni locali e globali, i costi di lavorazione e il miglioramento delle prestazioni tecnologiche legate all’utilizzo delle batterie, consentendo la riduzione dei costi per la produzione dei veicoli elettrici. D’altronde, i costi per tali veicoli sono la sfida attuale delle compagnie di produzione. L’elettrico è importante ma attualmente non è accessibile per la maggioranza dei cittadini. Esistono degli esempi nazionali importanti da poter visionare e comprendere.

La Norvegia e i piani di contrasto all’inquinamento elaborati dall’Unione Europea possono essere un importante punto di partenza. Oslo può rappresentare un ottimo laboratorio di analisi. Un successo che pone la capitale norvegese al centro di numerosi interessi internazionali. Ad Oslo sono presenti 1.350 colonnine di ricarica elettrica. Vi sono 7 linee della metropolitana, due in costruzione, che raggiungono i sobborghi lontani, i tram e gli autobus saranno entro un decennio solo elettrici (si ricaricano in 8 minuti mentre sono fermi al capolinea). E poi piste ciclabili, bike sharing, monopattini elettrici a disposizione dei cittadini. Dal 2021 i traghetti a motori ibridi che collegano le molte isole del fiordo saranno sostituiti da quelli con motori elettrici. Oslo vuole aprirsi al mondo e il mondo necessita di comprendere tale successo.

La città crescerà ulteriormente entro il 2030 e le istituzioni norvegesi stanno lavorando ad un ampliamento sostenibile del suo perimetro. La comunicazione e la cooperazione risultano al centro dell’azione politica del paese che invita ad agire per essere utili all’ambiente. Le autorità hanno avviato un dialogo continuo con i cittadini e hanno creato una rete chiamata Business per l’Ambiente a cui partecipano aziende e privati.

Una rete dove si contribuisce ad uno sviluppo eco-sostenibile a basso impatto per l’ambiente. D’altronde, per comprendere l’importanza di tali politiche è fondamentale considerare diversi fattori nella “modellizzazione” dell’ecosistema urbano in rapporto ai veicoli elettrici: costi e portata, tenore di vita di una regione, geografia delle città, qualità del trasporto pubblico e solidità delle infrastrutture elettriche nazionali.

Il rapporto “Energy transition outlook 2019” prevede che la quota di vendita del 50% dei veicoli elettrici privati si verificherà a livello globale entro il 2032. Inoltre, in alcuni mercati emergenti, come l’India, si prevede l’emergere dell’energia legata all’idrogeno come fonte prontamente disponibile per i veicoli commerciali e per i trasporti a lungo raggio. Nelle previsioni di Cody Thacker, manager Usa dell’Audi, c’è un mercato interessante per l’elettrico nel medio periodo. Secondo il manager americano, le auto elettriche arriveranno ad una quota di mercato del 60% negli Stati Uniti entro il 2040. Una rivoluzione in corso che non risparmierà sorprese e politiche competitive tra i vari protagonisti statuali ed economici del nostro globo.

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