È di ieri la notizia che la Commissione Europea ha dato il via libera (con la sua valutazione positiva preliminare) alla nona rata del PNRR, la cui richiesta era stata presentata il 30 dicembre 2025.
In dettaglio si tratta di 12,8 miliardi di euro, che portano il totale erogato all’Italia, col pagamento previsto nelle prossime settimane, a circa 166 miliardi di euro, pari all’85% delle risorse totali del Piano (circa 191 miliardi tra contributi a fondo perduto e prestiti).
La Commissione ha verificato il pieno raggiungimento di tutti i target e milestone previsti: 16 traguardi (milestones) e 34 obiettivi (targets), per un totale di 50 obiettivi legati a questa rata.
Ora la valutazione preliminare passa al Comitato Economico e Finanziario del Consiglio UE, che ha 4 settimane per esprimere un parere. Successivamente la Commissione adotterà la decisione finale di pagamento.
Tra gli obiettivi principali della nona rata spiccano:
– Supporto educativo a oltre 800.000 studenti a rischio di dispersione scolastica; interventi per oltre 44.000 minori nel Mezzogiorno; Digitalizzazione di 7,75 milioni di fascicoli giudiziari; fascicolo Sanitario Elettronico per l’85% dei medici di base e ammodernamento di 280 strutture ospedaliere; rinnovo flotta Vigili del Fuoco con oltre 3.800 nuovi veicoli ecologici; riduzione perdite idriche e altri interventi minori.
Come si vede, tutte cose che avremmo potuto fare anche senza i prestiti di Bruxelles (sempre debito è! Ricordiamolo), evitando i pesanti condizionamenti burocratici e scegliendo in autonomia gli obiettivi e le destinazioni di spesa.
Ma ormai è inutile piangere sul latte versato, perché siamo quasi alla fine di un percorso iniziato nel 2021 il cui impatto positivo sull’economia italiana si stenta a riconoscere e misurare.
Questo per almeno tre ordini di motivi:
- Il denaro erogato da Bruxelles non conta ai fini del PIL. Infatti rileva il denaro “speso”, cioè pagato ai fornitori di opere e servizi legati al PNRR. E su questo aspetto siamo molto indietro, poiché al 28 febbraio la spesa reale (cioè quella effettivamente erogata si soggetti attuatori e rendicontata su ReGis) è pari a soli 113,5 miliardi. Ma nemmeno questi rilevano come reale stimolo all’economia, perché a loro volta i soggetti attuatori non li hanno integralmente pagati alle imprese, come detto, momento rilevante per misurare gli effetti sul PIL. La trafila burocratica per ottenere un pagamento dalla PA è comunque molto lunga ed è quindi ragionevole immaginare una cifra significativamente più bassa da tenere in considerazione come reale stimolo di bilancio per l’economia.
- Il moltiplicatore della spesa – cioè la crescita del PIL per ogni euro di spesa – è stato stimato ex ante oscillante tra 1,0 e 1,2, ma non è dato conoscere ancora un dato misurato ex-post. Si tratta comunque di un dato abbastanza modesto, influenzato negativamente anche dal notevole ricorso a filiera di fornitura estere che, come noto, incidono negativamente sul Pil.
- Circa 70 miliardi dei 194 complessivi, sono relativi a spese che sarebbero state comunque effettuate dallo Stato con fondi nazionali, quindi il Pnrr è servito solo a sostituire l’indebitamento col mercato con debiti verso la Commissione, con impatto nullo sul PIL, in quanto già incluse.
La stima di crescita aggiuntiva del PIL, con tale moltiplicatore, varia molto a seconda dei soggetti che si sono cimentati nel compito (Banca d’Italia, Upb, Mef) e oscilla tra 2,5 e 3,5 punti percentuali cumulati a fine 2026.
Nel senso che dato il Pil pari a 100 a fine 2022, a causa del PNRR a fine 2026 dovremmo avere un PIL più alto di 2,5/3,5 punti percentuali rispetto al controfattuale senza PNRR. Ciò significa, per ogni anno, una crescita aggiuntiva del PIL causata dal PNRR oscillante intorno a qualche decimale. 2,5 punti percentuali su spalmati su quattro anni sono di difficile apprezzamento e rischiano di essere al limite dell’errore statistico. A tale proposito ricordiamo ancora, la variabilità delle stime sull’andamento del PIL durante i mesi del lockdown, con i modelli econometrici che sfornavano cifre destinate ad essere smentire pochi mesi dopo.
Questo nella migliore delle ipotesi e tenendo conto di aver speso l’intera somma a disposizione, che così non è. Salvo poi scoprire tra qualche anno – con le valutazioni ex-post – dei numeri clamorosamente diversi.
In conclusione, la crescita del PIL causata dal PNRR non si apprezza significativamente perché meno di 100 miliardi di spesa in 5 anni, di cui una parte relativa a progetti già finanziati e quindi non aggiuntivi, spostano solo qualche decimale. Nulla di più.







