Economia

Vi spiego cosa farà Draghi sulle pensioni. Parla Cazzola

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Quali le opzioni sul tavolo per la riforma delle pensioni del 2022? L’intervista di Pensioni per Tutti a Giuliano Cazzola 

 

 

PENSIONI 2022, COSA FARA’ DRAGHI?

Pensionipertutti: Che cosa farà Draghi in materia di pensioni?

Giuliano Cazzola: Anche se riuscirà a formare un governo dovrà sempre misurarsi con le forze politiche che compongono il Parlamento. L’ex presidente della Bce per quanto autorevole non potrà fare tutto ciò che ritiene e che sarebbe giusto fare, ma ciò che gli sarà possibile. Draghi sa benissimo – come tutte le persone intellettualmente oneste – che le misure derogatorie, sperimentali e temporanee adottate dal governo giallo verde, sono inique e sbagliate.

E’ altresì consapevole che la Ue – in vista del NGEU – attende il suo governo, come qualsiasi altro, a sciogliere il nodo delle pensioni, che è una delle raccomandazioni rivolte all’Italia e cioè:  ‘’Attuare pienamente le passate riforme pensionistiche al fine di ridurre il peso delle pensioni nella spesa pubblica’’.

PENSIONI 2020, LA FORNERO NON SI TOCCA? BRUXELLES INSISTE

Pensionipertutti: A Bruxelles non sono d’accordo con il c.d. superamento della riforma Fornero?

Giuliano Cazzola: Mi pare chiaro. Ma non c’è solo Bruxelles. Se mi permette le indico alcuni brani che fanno riflettere in tema di pensioni. Cominciamo dalla Nadef 2020: ‘’Dal 2019 e fino al 2022, il rapporto tra spesa pensionistica e PIL aumenta, prima repentinamente, raggiungendo un picco pari al 17,1 per cento nell’anno in corso, e poi si riduce nei due anni seguenti, attestandosi tuttavia su un livello pari al 16,3 per cento, oltre 1 punto percentuale di PIL al di sopra del dato del 2018. La spesa in rapporto al PIL cresce significativamente a causa della forte contrazione dei livelli di PIL dovuti all’impatto dell’emergenza sanitaria che ha colpito l’Italia dallo scorso febbraio. Tuttavia, tale andamento è condizionato anche dall’applicazione delle misure in ambito previdenziale contenute nel Decreto Legge 4/2019 convertito con L. 26/2019 (c.d. Quota 100), le quali, favorendo il pensionamento anticipato, determinano per gli anni 2019-2021 un sostanziale incremento del numero di pensioni in rapporto al numero di occupati’’.

Ma le sorprese non finiscono qui: ‘’Con la riforma viene garantita la sostenibilità economica del sistema, posto che l’accesso alla pensione è funzione di un requisito che cresce al crescere della speranza di vita. Inoltre, viene assicurata una maggiore “equità economica”, in quanto il trattamento pensionistico è maggiore o minore a seconda dell’età di accesso alla pensione’’. Chi parla così è Pasquale Tridico, il presidente dell’Inps, nominato dal governo giallo-verde. Certo, ciò non significa che la riforma del 2011 non abbia delle criticità, ma perché non tener conto delle modifiche che da allora sono state apportate: tra cui ben 9 salvaguardie e il pacchetto Ape.

RIFORMA PENSIONI 2022, NON SERVE USARE LE PENSIONI PER TAGLIARE, MA NEMMENO CONTINUARE CON POLITICHE DEMAGOGICHE

Pensionipertutti: Che cosa potrebbe fare il governo Draghi?

Giuliano Cazzola: Qualunque governo metterebbe in agenda le misure da adottare alla scadenza di quota 100 (fine dell’anno in corso) e del blocco dei requisiti del pensionamento ordinario di anzianità (31 dicembre 2026). Per fortuna il governo Draghi non si troverebbe ad affrontare la medesima situazione che si presentò al governo Monti. Sia pure a debito (il che va sempre tenuto presente) le risorse ci dovrebbero essere. Non vedo la necessità di usare le pensioni per tagliare di urgenza la spesa pubblica nel momento in cui sta dilagando su tutto il fronte. Certo guai a continuare a dilapidare le nuove disponibilità finanziarie nella continuazione di politiche demagogiche.

E le pensioni sono nel mirino del Recovery plan. Ma un governo deve aggiustare anche gli effetti perversi degli errori compiuti da quelli precedenti. Non può cavarsela dicendo ‘’non è colpa mia’’. È evidente che alla fine di quest’anno agli italiani che andranno in pensione e che non dispongano dei requisiti per il trattamento anticipato non potrà applicarsi  d’amblé, uno scalone da 62 a 67 anni.

RIFORMA PENSIONI 2022, PER EVITARE D’AMBLE’, UNO SCALONE DA 62 A 67 ANNI, QUALI PROPOSTE?

Pensioni per tutti: Quali soluzioni intravede?

Giuliano Cazzola: Immagino che Draghi negozierà con i sindacati e insieme troveranno soluzioni ragionevoli.  Certo non saranno quelle contenute nella piattaforma delle organizzazioni sindacali che sono ‘’fuori mercato’’ e che riporterebbero il sistema a prima del 2011. Soprattutto i sindacati devono convincersi che una più lunga permanenza nell’attività lavorativa (fatte salve le condizioni usuranti e la protezione di particolari eventi della vita, penso soprattutto alla maternità e alla cura dei figli, dei disabili e degli anziani) è una esigenza imposta dagli andamenti demografici, dai trend del mercato del lavoro e dalla garanzia di una migliore adeguatezza dei trattamenti.

Man mano aumenterà nelle storie lavorative i periodi regolati dal calcolo contributivo, l’anticipo della pensione sarà penalizzato. Le nuove generazioni entrano ed entreranno, se sono fortunati, nel mercato del lavoro in modo stabile e continuativo molti anni dopo le generazioni dei baby boomers, in un contesto in cui l’attesa di vita si allunga e la piramide anagrafica si ribalta, e i bambini non nascono, e sono sempre meno anche tra gli immigrati. Guardi che è una menzogna che in Italia si vada in pensioni in età elevate. Osservi la tabella INPS dei flussi di pensionamento degli ultimi due anni e tenga conto che il numero prevalente di coloro che vanno in pensione usano il canale dell’ anticipo. Ringraziamo il Professor Giuliano Cazzola e ricordiamo a chiunque volesse prendere parte dell’intervista che trattandosi di esclusiva é tenuto a citare la fonte.

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