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Vi spiego come Brunetta ha vinto la battaglia per il ritorno dei dipendenti pubblici negli uffici

Pensioni

Dal 15 ottobre la modalità ordinaria di svolgimento di lavoro nelle amministrazioni pubbliche è quella svolta in presenza, ha stabilito il Dpcm firmato da Draghi. L’analisi di Giuliano Cazzola

 

Renato Brunetta ha vinto un’altra battaglia. Mario Draghi ha firmato il Dpcm che rimanda i pubblici dipendenti negli uffici.

A decorrere dal prossimo 15 ottobre la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle amministrazioni pubbliche è quella svolta in presenza.

Spetta alle amministrazioni assicurare il rispetto delle misure di contenimento del rischio di contagio da Covid-19 impartite dalle competenti autorità.

Per il ministro Brunetta è stato, forse, il risultato più difficile ed osteggiato tra quelli importanti conseguiti nel primo semestre dell’attività di governo.

E’ capitato pure che qualche critico più raffinato lo accusasse di neoluddismo perché aver espresso delle riserve su come è stato attuato lo smart working nelle amministrazioni durante la crisi sanitaria.

IL TESTO INTEGRALE DEL DPCM PER IL RIENTRO IN PRESENZA

Anche da parte dei sindacati sono arrivate lamentele, come se avessero dimenticato quanto, a proposito del lavoro agile, era previsto nel Patto del 10 marzo per rendersi conto che già allora le parti condividevano una valutazione comune sui limiti riscontrati: ‘’Con riferimento alle prestazioni svolte a distanza (lavoro agile), occorre porsi nell’ottica del superamento della gestione emergenziale, mediante la definizione, nei futuri contratti collettivi nazionali, di una disciplina che garantisca condizioni di lavoro trasparenti, che favorisca la produttività e l’orientamento ai risultati, concili le esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori con le esigenze organizzative delle Pubbliche Amministrazioni, consentendo, ad un tempo, il miglioramento dei servizi pubblici e dell’equilibrio fra vita professionale e vita privata’’.

Diciamoci la verità: lo smart working nella PA è stato un provvedimento dettato da ragioni sanitarie, per contenere il più possibile la mobilità delle persone, anche a costo di non assicurare la continuità del servizio, purché i dipendenti non andassero in giro.

Brunetta lo spiega: ’’Non esiste – ha scritto su Il Foglio – ancora una piattaforma sicura dedicata allo smart working nella Pubblica Amministrazione, l’interoperabilità delle banche dati è un processo in fieri, spesso i dipendenti sono stati costretti a lavorare ricorrendo ai propri computer e ai propri device’’.

Inoltre ‘’il lavoro da casa durante l’emergenza covid, dunque, non ha certamente consentito quei processi di trasformazione organizzativa nell’ottica della definizione di obiettivi prestazionali specifici e misurabili, volti a riconoscere maggiore autonomia e responsabilità al dipendente’’.

Per farla breve. La PA, per come è messa oggi, con tutti i limiti (anche strutturali e tecnologici) sul versante della digitalizzazione si è trasferita – questa è stata la realtà prevalente – a domicilio per mesi. Il ritorno negli uffici è dunque un ripristino della normalità.

IL TESTO INTEGRALE DEL DPCM PER IL RIENTRO IN PRESENZA

E’ interessante leggere la relazione che accompagna il Dpcm. Nell’attuale fase storica ed economica che il Paese sta vivendo occorre sostenere – è scritto – nelle attività connesse allo sviluppo delle attività produttive e all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e, a tale scopo, occorre consentire alle amministrazioni pubbliche di operare al massimo delle proprie capacità.

A tal fine – si ricorda – il decreto-legge 21 settembre 2021, n. 127, ha esteso anche ai lavoratori del settore pubblico, l’obbligo di possedere ed esibire la certificazione verde Covid-19 (c.d. green pass), circostanza che rafforza la cornice di sicurezza del lavoro in presenza e che consente di rafforzare la necessità di superare la modalità di utilizzo del lavoro agile nel periodo emergenziale come una delle modalità ordinarie di svolgimento della prestazione lavorativa per consentire alle pubbliche amministrazioni di dare il massimo supporto alla ripresa delle attività produttive e alle famiglie, attraverso il ritorno al lavoro in presenza come modalità ordinaria della prestazione lavorativa.

Ciò anche in considerazione che i dati statistici che pervengono dagli uffici del Commissario straordinario dimostrano che tra i dipendenti pubblici, che sono complessivamente in numero di poco superiore a 3,2 milioni, ovvero pari a circa il 5,4% della popolazione italiana, quelli non obbligati alla vaccinazione anti Covid-19 (ovvero escluso il personale sanitario, il personale dell’Istruzione e quello delle FFAA e delle FDP) sono stimabili in poco oltre 900mila unità. Di questi, quelli già vaccinati sono complessivamente stimabili in circa 583mila unità.

Sulla base dei dati regionali percentuali della popolazione vaccinata e tenendo anche in conto il 5% dei dipendenti obbligati ma non ancora vaccinati sopra menzionati, è possibile stimare che circa 320mila dipendenti pubblici non siano ancora vaccinati, con percentuali estremamente variabili tra un territorio e l’altro. La situazione, pertanto, non è priva di problemi. Ed è stato quindi importante estendere il green pass nelle pubbliche amministrazioni.

Il governo ha ritenuto, tuttavia, che, stante anche il graduale, ma progressivo aumento anche tra la popolazione dei dipendenti pubblici del numero dei vaccinati, sussistano – anche in questo caso si potrebbe parlare di ‘’rischio ragionato’’- le condizioni per un graduale rientro in presenza, e in sicurezza, dei dipendenti pubblici.

Tale rientro, peraltro – precisa la relazione , non sarà immediato, bensì graduale e accompagnato da apposite indicazioni fornite a tutte le amministrazioni con decreto del Ministro per la PA, ovviamente nel rispetto della cornice delle misure di contrasto del fenomeno epidemiologico adottate dalle competenti autorità.

IL TESTO INTEGRALE DEL DPCM PER IL RIENTRO IN PRESENZA

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