Economia

Vi spiego che cosa non va nella Bce. Parla Bagnai (Lega)

di

Bce Germania

La Bce ha adottato regole troppo pesanti sugli Npl. E’ uno dei rilievi dell’economista Alberto Bagnai (Lega), presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato, intervistato da Daniele Capezzone per il quotidiano La Verità fondato e diretto da Maurizio Belpietro

 

(Estratto di un’intervista pubblicata su La Verità, quotidiano fondato e diretto da Maurizio Belpietro)

Professore, che fanno a Francoforte? Ricominciano a mettere nel mirino le banche italiane?

“Mi pare più che altro un colpo di coda della gestione della signora Danièle Nouy, un evento scaturito essenzialmente per inerzia, come proseguimento del percorso che era stato avviato l’anno scorso. Il ministro Tria ha confermato questa interpretazione in audizione alla Camera giovedì scorso. Poi parliamoci chiaro: siamo un partito candidato a spodestare in Europa il Pse e il tandem Pse-Ppe. E per ora gli organi tecnici a Bruxelles sono consustanziali a quel blocco”.

Quindi nessuna polemica verso il nuovo responsabile della Vigilanza Bce, l’italiano Andrea Enria?

“Immagino che in questa fase Enria sia ancora preso dalle mille incombenze del passaggio di consegne: comporre la segreteria, ordinare i biglietti da visita… Tra l’altro le famose lettere Srep che sono all’origine del caso sono state inviate prima che lui arrivasse. Non penso sia una sorta di ‘recrudescenza’ attribuibile a lui, come se, essendo italiano, avesse scelto di accreditarsi mostrando più rigore contro l’Italia. Tra l’altro, più che un atto rigoroso, questo è un atto destabilizzante. Quindi lo voglio considerare un infelice incidente burocratico che non enfatizzerei, e a cui si può rimediare”.

Come facevano i professori di latino e greco al liceo, che chiedevano perché avessimo tradotto la versione in un certo modo, ti chiedo se hai capito il senso della cosa. Perché così e perché proprio ora? Ci sono banche non solo italiane, ma diciamo dell’Europa mediterranea, che stanno faticosamente uscendo dal tunnel… Già sono state forzate da anni a svendere gli npl…

“Ecco il punto. Sto analizzando una proposta di direttiva europea per la creazione di un mercato dei crediti deteriorati. Il problema sono le forzature: se si esagera nella fretta, se si eccede nella penalizzazione delle strategie attendiste rispetto a tempi e modi di vendita, finisce che il prezzo non lo fissa più il fisiologico incontro tra domanda e offerta, ma di fatto lo decide il compratore”.

Forzatura patologica…

“Sorgono una domanda teorica e una pratica. Quella teorica è: ma quanto crede l’Ue nel mercato, se poi forza l’allocazione degli npl con regole campate in aria?”

E quella pratica?

“Quanto ci abbiamo perso? Ho molto apprezzato sulla Verità alcune riflessioni al riguardo di Fabio Dragoni e Giuseppe Liturri. Si può stimare che tra il 2017 e il 2018 il differenziale tra ciò che le banche hanno recuperato sui crediti deteriorati non ceduti (44%) e il prezzo di cessione di quelli che invece hanno venduto (26%) sia stato circa del 18%. Applichiamo quel 18% a 164 miliardi, e viene fuori una perdita di quasi 30 miliardi. Queste svendite motivano perplessità, condivise dalla magistratura: leggo di inchieste su Etruria e su CariChieti al riguardo, che investono commissari nominati da Bankitalia…”

Un passo indietro. A marzo 2017 la Vigilanza Bce, con l’ineffabile signora Nouy, rende note le sue “linee guida” sugli npl, regole già troppo pesanti. Poi a ottobre la Nouy sente l’esigenza di inventarsi un addendum, contestato anche dal Parlamento europeo. Come spieghi questo attivismo regolatorio, anche scavalcando il Parlamento, con un’attività legislativa svolta di fatto da un organo della Bce?

“Certo, c’è un enorme problema di metodo, di gerarchia delle fonti, di sovranità del Parlamento europeo”

Qualcuno (penso a Antonio Tajani) si era illuso che la Vigilanza Bce si fosse fermata. A luglio la stessa Bce aveva dato un colpo di freno, aveva fatto capire che avrebbe seguito i singoli casi, banca per banca… E invece ora Francoforte riparte, nel senso che mette nel mirino proprio le banche italiane. E qualcuno a Bruxelles si limita a piagnucolare dicendo che il Parlamento europeo è a fine mandato. Ma perché non reagiscono?

“Da un lato, dovrebbe essere più facile opporsi proprio ora. Dall’altro, si tenta di indebolire le nuove forze politiche che, da maggio prossimo, assicureranno un ricambio in Ue rispetto a Pse e Ppe. Il Nazareno di Bruxelles, ovvero il simpatico tandem fra Antonio Tajani e Roberto Gualtieri, ha salutato come un proprio successo la trascurabile estensione da sette a otto anni del calendar provisioning: in realtà la situazione è stata peggiorata, mettendo il timbro del PE sull’addendum della Bce, il cui valore giuridico era molto debole. Vendono successi immaginari mentre subiscono sconfitte reali”.

Invece, gran silenzio sul cancro che hanno in pancia le banche tedesche e francesi, cioè i titoli tossici Level 2 e Level 3, si stima dodici volte più grandi per mole degli npl…

“Questo è il punto, le attività illiquide delle banche francesi e tedesche passano sotto traccia. Più volte l’eurodeputato Marco Zanni ha presentato interrogazioni al riguardo. La Nouy ha dato sempre risposte evasive. Speriamo di averne di migliori ora. Per gli npl hai in bilancio attivi che mediamente valgono la metà, ma devi venderli a un quarto per non doverli appostare a zero. Mentre per i titoli illiquidi, non ci sono parametri: dal ‘mark to market’ siamo al ‘mark to management’…Ben strano metodo di valutazione. E notevole strabismo della Vigilanza Bce”.

Comunque uno la pensi sulla Bce e sul QE, era chiaro che la fine di questo programma avrebbe creato un effetto di incertezza e di frenata generale. Ora la Bce prende tempo e si riserva altre misure. Come mai non si annunciano misure complessive di garanzia per i debiti sovrani in euro? Il solo annuncio sarebbe un super-estintore in grado di spegnere tutti i fuochi…

“La domanda evidenzia un punto: quella Bce che a volte si racconta come organo tecnico, in realtà ha un enorme potere politico. E se pure l’indipendenza della Banca Centrale fosse un bene assolutamente da tutelare, in nessun vocabolario e in nessuna lingua ‘indipendenza’ vuol dire ‘irresponsabilità’. Uso la parola ‘accountability’, così mi capiscono anche i “competenti”… Ed è un tema posto recentemente anche dalla Corte dei Conti europea, magari con una visione opposto alla mia: suppongo che per loro si stiano aiutando troppo gli europei del Sud, ma l’opacità della Bce resta…”

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