Economia

Vi racconto il Mezzogiorno che galoppa. L’approfondimento del prof. Pirro

di

mezzogiorno

Federico Pirro, docente di Storia dell’Industria all’Università di Bari, racconta l’industria (sorprendente e negletta) del Mezzogiorno

Quanti sanno che la maggiore quantità di autoveicoli – fra automobili e veicoli commerciali leggeri – si produce nel Meridione fra i tre siti di Melfi, Pomigliano d’Arco e la Sevel ad Atessa? E i grandi stabilimenti della TD-Bosch, della canadese Magna e di Bridgestone, Magneti Marelli, Skf, Graziano – che esportano in tutto il mondo – e il loro indotto nell’area industriale di Bari sono conosciuti a livello nazionale ?

E si è a conoscenza che le maggiori raffinerie del Paese per capacità di lavorazione sono insediate nell’Italia meridionale, distribuite fra Sarroch (Cagliari) in Sardegna – ove è in esercizio quella “supersite” della Saras, fra le maggiori in Europa, controllata dalla famiglia Moratti – quella altrettanto imponente a Priolo (Siracusa) in Sicilia ove è in produzione la russa Lukoil, l’altra ad Augusta sempre nel siracusano, ove raffina l’impianto ceduto dalla Exxon agli algerini della Sonatrach, ed infine la Ram a Milazzo nel Messinese joint-venture fra Eni e Kuwait Petroleum?

Ed è noto che due dei cinque distretti aeronautici italiani sono localizzati in Campania – con i grandi siti della Leonardo di Pomigliano d’Arco e Nola – e in Puglia con i due vasti stabilimenti della stessa società a controllo pubblico di Grottaglie nel tarantino e di Foggia? Nella fabbrica di Grottaglie (1.300 addetti) si costruiscono due sezioni in fibre di carbonio dell’aereo passeggeri 787 Dreamliner della Boeing, imbarcate poi su giganteschi aereo cargo che decollano dal grande aeroporto della stessa cittadina, dirigendosi negli Stati Uniti. Gli altri distretti aeronautici italiani sono nel Lazio, in Piemonte e in Lombardia. Ma anche a Brindisi esiste un nucleo di fabbriche dello stesso settore, facenti capo alla statunitense Avio-Aero (770 occupati), Leonardo Divisione Elicotteri (420 addetti), e alla Salver (300), per le quali lavorano altre Pmi dell’indotto.

E si è a conoscenza che i maggiori giacimenti petroliferi europei on shore sinora scoperti sono localizzati in Basilicata, ove si estrae nell’area di Viggiano (Potenza) ad opera di Eni e Shell – che gestiscono anche il locale Centro Oli per un primo trattamento del greggio estratto – e nella vicina Corleto Perticara dove fra breve inizierà ad estrarre il raggruppamento Total-Shell e Mitsui che ha costruito un altro Centro Oli, investendo fra tale struttura e il suo raccordo con i pozzi circa 2,5 miliardi di euro?

Ed è noto che il maggior Arsenale della Marina Militare Italiana è quello di Taranto, ove lavorano 1.500 addetti fra 1.350 civili e 150 militari? Un cantiere ora in piena attività per la manutenzione della ammiraglia della flotta nazionale, la Cavour, e per gli interventi anche su navi civili. E i due grandi cantieri della Finmeccanica di Castellammare di Stabia – ove a maggio è stata varata la Trieste, nuova nave ammiraglia della flotta italiana che sostituirà la Cavour – e di Palermo sono noti alla grande opinione pubblica nazionale? Così come i Cantieri del Mediterraneo e i Cantieri Palumbo di Napoli e quelli del gruppo IMMSI di Messina? E le grandi e moderne fabbriche chimiche della Versalis a Brindisi e Priolo, della statunitense LyondellBasell a Brindisi e della Sasol in Sicilia sono conosciute?

Ma anche l’industria farmaceutica è massicciamente presente nel Sud con gli stabilimenti della francese Sanofi nell’aquilano e a Brindisi, della tedesca Merck a Bari, delle statunitensi Novartis a Torre Annunziata e Pfizer a Catania, oltre agli stabilimenti delle italiane Dompé, Menarini, Altergon, Sifi, Lachifarma.

Ed è conosciuta la costruzione di treni e loro componenti nei grandi stabilimenti della Hitachi Rail Italia di Napoli e Reggio Calabria e della Titagarh Firema nell’area di Caserta? Anche il settore minerometallurgico vede la Portovesme a Portoscuso in Sardegna, che è la più grande fabbrica italiana di piombo e zinco, mentre nella stessa zona la Eurallumina e la ex Alcoa, ora dell’elvetica Sider Alloys, stanno per ripartire e costituiscono l’unica filiera dell’alluminio primario in Italia.

E quanti sanno che nella produzione di energia da fonte eolica la Puglia con le sue wind farm è la prima regione in assoluto in Italia, così come per la generazione di energia da fonte fotovoltaica? La stessa Puglia poi è la seconda regione del Paese per energia generata da qualunque fonte (fossile e rinnovabile) alle spalle della Lombardia, grazie anche alle grandi centrali di Enel, Enipower, Sorgenia, Edison, En.Plus.

È noto inoltre che a Monopoli, nel Sud Est barese, opera l’azienda leader nel mondo nella progettazione e costruzione di treni “diagnostici”, utili per verificare con i loro apparati informatici, il perfetto allineamento dei binari? Fa capo al gruppo Angel dell’ingegnere Vito Pertosa, che controlla nella stessa zona anche una fabbrica di minisatelliti (la Sitael) ed una di aerei leggeri (la Blackshape)?

Nell’industria agroalimentare, big player nazionali ed esteri sono distribuiti in tutte le regioni del Sud, affiancando cluster diffusi di aziende locali: dalla Barilla alla Ferrero, dalla Coca Cola alla Birra Peroni-Asahi, dalla Heineken alla Perfetti Val Melle, dalla Unilever alla Nestlè, dalla Granarolo alla Parmalat, dalla Princes-Mitsubishi a Casillo Partecipazioni, i loro stabilimenti (pastifici, birrifici, caseifici, conservifici, molini, etc.) si affiancano a quelli di La Doria, De Cecco, Divella, Siciliani, La Molisana, Gruppo Mataluni-Olio Dante, Lucio Garofalo, Rummo, Granoro, Ferrarelle, Lete, Callipo, Nino Castiglione, Cooperativa Allevatori di Arborea, e alle decine di grandi cantine, dalla Leone de Castris alla Mastroberardino, dalla Conti Zecca alla Duca di Salaparuta, dalla Tormaresca-Gruppo Antinori alla holding emiliana Giv.

Il Mezzogiorno, del quale abbiamo citato solo una parte limitata delle industrie maggiori, è dotato dunque di un apparato di produzione manifatturiera di rilevanti dimensioni – nel quale sono presenti anche moltissimi cluster, diffusi in tutte le regioni, di Pmi di vari comparti – ed è una sezione integrante di quello nazionale, che ad esso offre anche semilavorati, beni finiti e servizi. Difendere e valorizzare in logiche di mercato tale apparato significa pertanto concorrere alla difesa di un segmento portante della nostra industria nazionale. Ma, per piacere, non lo si ignori e non si continui a parlare sempre e soltanto del divario fra le regioni meridionali e il Nord Italia.

(Estratto di un articolo pubblicato sulla rivista quadrimestrale Start Magazine; per informazioni e abbonamenti: info@startmag.it)

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