Economia

Vi racconto il gran ballo fra banche centrali

di

banche centrali

L’approfondimento di Gianni Bessi 

 

L’aria a Francoforte è carica di preoccupazione. La ripresa dei contagi in quest’estate targata 2020 usando le parole di Christine Lagarde appare ‘un vento contrario nelle prospettive di breve termine della ripresa’ visto il miglioramento delle stime del calo Pil dell’Eurozona che sarà un 8% rispetto all’8,7% previsto con una crescita del 5% nel 2021 e del 3.2% nel 2022. Resta sempre l’ossessione per l’euro forte e l’impatto della politica dei prezzi.

Quello della moneta era un tema caro all’amico bolognese Alberto Corazza, poco conosciuto ma acuto economista, che ne annotava le insidie per le dottrine liberiste al punto che la strategia più diffusa per affrontarle in quest’ambito è il tentativo di liberarsene.

Il problema è che agli occhi di un liberista (vero, e non di quelli di maniera) la moneta rappresenta una estrema forma di sovranità dello Stato, e di conseguenza una distorsione di matrice politica del libero mercato. In pratica, un sopruso. Proprio per la sua capillarità insinuerebbe la lunga mano dello Stato in ogni pertugio della vita privata e dell’economia, che è proprio il terreno d’elezione su cui, per un liberista, si dispiegano le relazioni private tra liberi cittadini.

Ecco allora come la moneta diventa uno strumento, una grande narrazione – interviene Filippo Onoranti mio compagno di ‘viaggio’ in queste tappe sull’economia europea – a cui i popoli e le genti sono abituate a dare credito; e il liberismo si propone come nuovo ateismo di questa metafisica della moneta, e dalla prospettiva di un liberista ne deriva una sorta di teocrazia economicista.

Dietro il velo di Maya di un prezzo, che di per se stesso non significa nulla, si trovano tutti gli altri beni e servizi che sono commerciabili per quell’importo – in gergo si dice che la moneta perfetta ha un ruolo esclusivamente “numerario”, quantifica cioè i beni equivalenti.

Quale sia la base di tale equivalenza è poi un’altra – spinosa – questione. Ci sono dottrine classiche che pensano alla quantità di lavoro necessaria per confezionare una merce e renderla disponibile a un consumatore; altri pensano ad un ideale valor medio dell’utilità della merce; ma tutti concordano sul fatto che la moneta si intromette nella sfera ideale della perfetta economia, e il sogno liberista sarebbe quello di vaccinare l’economia reale dagli effetti delle intromissioni della moneta.

Tra le strade quella che pensa all’istituzione di banche centrali è la più conciliante con un orizzonte concreto e amministrativo di breve periodo, mentre le visioni più audaci ipotizzano persino un’abolizione della moneta legale e ipotizzano la libera creazione di strumenti di pagamento in concorrenza tra loro. Qui Filippo Onoranti ha descritto questa ipotesi in una interessante guida divulgativa sul tema delle criptovalute.

Tornando all’attività della Banca centrale su cui ci siamo soffermati nel nostro viaggio nello Zeitgeist europeo, questa è avvertita in certi ambienti come la minaccia maggiore che il capitalismo ha di fronte. Il paradosso della situazione attuale è che l’ordoliberismo tedesco ha e sta comunque trionfando ancora. Si può discutere sulla ‘proporzionalità’ ma non sull’azione intrapresa ieri e oggi.

Esso infatti domina nelle ferree regole antiinflazionistiche della Banca Centrale Europea e di tutte le Banche Centrali. Esso domina nella “privatizzazione” del debito pubblico. Domina anche nella “fabbricazione” di moneta, perché con la globalizzazione finanziaria si elabora una infinità di strumenti finanziari dalla cui concorrenza emerge il vero valore delle merci.

Ma qualcosa sta cambiando. Al ritrovo annuale dei banchieri centrali del mondo ovviamente in modalità streaming vista la situazione Covid, il Presidente della Federal Reserve Jerome Powell comincia a smontare la linea Maginot o Sigfrido, a seconda della sponda europea a trazione franco-tedesca, della lotta all’inflazione e che ci penserà due volte a tirare il freno. E’ la ripresa delle politiche economiche? E chi sarà il protagonista? Il modello del ‘Capitalismo politico’ teorizzato da Max Weber e spiegato da Alessandro Aresu nel libro Le potenze del capitalismo politico, oggi in formato Comunismo cinese per intenderci o in quello del Capitalismo anglosassone spinto in avanti grazie alla Brexit nella nuova anglosfera USA – UK? E l’Europa resterà ancorata all’assioma della lotta all’inflazione costi quel che costi?

Mario Draghi ha presentato la sua ricetta di uno Stato che fa salire il debito per il tempo che serve, senza far cadere le conseguenze sulle generazioni future, con ampie garanzie del settore pubblico nel sostegno della domanda. Uno Stato quindi rigoroso ma solidale. Una lezione che mi ricorda un grande maestro: Beniamino Andreatta.

(2. fine; la prima parte si può leggere qui)

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