Economia

Che cosa succede fra Bce e Bundesbank

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Bce bundesbank

L’approfondimento di Gianni Bessi, consigliere regionale del PD in Emilia-Romagna

A Francoforte, ai piani alti delle due torri unite che caratterizzano la nuova sede della Banca Centrale Europea nella zona del Großmarkthalle (Mercato coperto all’ingrosso), nel quartiere di Ostend che lambisce il fiume Melo, si è svolta la conferenza stampa dove un’elegante e sempre carismatica Christine Lagarde ha dichiarato che ‘è molto probabile che utilizzeremo l’intera dotazione del Pepp’. Il consiglio direttivo della banca centrale ha confermato il programma di acquisto di debito da 1350 miliardi lanciato per l’emergenza Covid che durerà almeno fino a giugno 2021.

La nuova sede della Bce ha sostituito l’Eurotower a causa della mancanza di spazi per uffici. Il ché descrive l’ampliamento dei poteri della Bce forse ancor più della sentenza che proviene dalla sede più austera di Karlsruhe della Bundesverfassungsgericht, la Corte Costituzionale tedesca, sull’ingerenza della Bce sulla politica sull’economia europea; in particolare a danno della Germania.

E arrivando in maggio proprio alla vigilia del semestre di presidenza della Germania, con la Sua Cancelliera Angela Merkel e della Presidenza della Commissione Europea di un’altra tedesca: Ursula Von der Leyen, metteva dubbi sulla strada intrapresa per affrontare la più grave recessione della storia in tempo di pace causata dalla pandemia Covid19.

Di fatto tale sentenza tocca il cuore di quel meccanismo gigantesco che si chiama Unione Europea, fino alle radici della proposta Merkel-Macron per la ripresa dell’economia europea e della possibilità dell’intervento sui debiti a lungo termine da parte della Ue.

Del resto per tutta l’estate ha risuonato il monito della Lagarde che ‘la Corte tedesca non ci fermerà!’, confermando che la priorità è quella di aiutare le economie dell’eurozona a risollevarsi. A ciò si aggiunge la suggestione sulla possibilità di rivedere il patto di stabilità, finora considerato un assioma della politica comunitaria. Su questa scorta giustificare le prospettive di spesa e la previsione di incremento del rapporto debito-pil – perché non dimentichiamo che siamo in recessione – sono quasi una conseguenza inevitabile. Tanta roba per chi ha buona memoria.

Ma il punto su cui la Lagarde ha speso tutto il suo prestigio, maturato non solo nei ruoli ministeriali francesi ma anche al Fondo Monetario Internazionale, è che la Bundesbank  non seguirà la Corte perché tutte le banche centrali devono partecipare alla politica monetaria dell’area euro e la Buba – come viene chiamata la Banca centrale della Repubblica Federale – è parte del Sistema europeo delle banche centrali (Sebc).

Del resto, la Bce è stata creata prendendo a modello proprio la Bundesbank che ne possiede circa il 20% del capitale, e sia la Bundesbank sia la Bce hanno sede proprio a Francoforte sul Mero.

Ecco perché la Lagarde e tutto il sistema finanziario europeo (e non solo) hanno tirato un sospiro di sollievo quando la Bundesbank ha confermato che continuerà quindi a partecipare agli acquisti nell’ambito del Pspp. Si tratta del membro più influente del Sebc, dall’alto della sua solidità e del suo prestigioso passato, il capo dei Buba boys Jens Weidmann ritiene soddisfatti i requisiti della Corte Costituzionale federale sugli acquisti di titoli di Stato da parte della Bce.

Quindi tutto a posto? E cosa faranno quelle migliaia di cittadini tedeschi che grazie all’istituto del ricorso diretto previsto dalla costituzione tedesca hanno portato in giudizio la Bce? E’ la seconda volta dal crack della Lemahn e da quando è partito il quantitative easing del memorabile “whatever it take” del nostro Mario Draghi sentono lesi i propri diritti. Ci saranno altri ricorsi anche sul Pepp?

Ma chi sono questi ‘cittadini’? Sicuramente molti tra loro sostengono che: “Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre risorse”, che “non dobbiamo lasciare debiti ai nostri nipoti”. L’ufficio marketing dell’ultraliberismo batte sempre su questo tasto…

Un’ultima annotazione da Francoforte: il consiglio direttivo ha lasciato invariati i tassi d’intesse e che ‘occorre prestare attenzione’ per la stabilità dei prezzi che resta immutabile il cuore del mandato della Lagarde… e si torna così al ruolo della moneta. Sempre il denaro è la risposta, il resto è conversazione.

Cercheremo questa risposta nel prossimo episodio.

(1. continua)

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